E ora la scherma prenda Maldini

L’editoriale del direttore di Tuttosport dopo la nomina della nuova capo delegazione della Nazionale

Bianchedi capo delegazione della Nazionale non la quotava neanche Fonbet, che alla fine è riuscita a tenere Pirlo come testimonial, ma ora teme che la Federscherma glielo prenda per accompagnare la squadra a Los Angeles. Ci sarebbe anche Maldini, che sa poco di fioretto, ma tira discrete sciabolate. Nessuno accetta scommesse, invece, sulla vendetta della Serie A, anche stavolta sorvolata dalla decisione di Malagò, appresa - dicono - senza particolare euforia. Da quando Alajbegovic ha spiazzato Donnarumma, spalancandogli le porte della Figc, il nuovo presidente federale sembra ispirarsi proprio al neo juventino e manda sempre i suoi principali elettori da una parte e la palla dall’altra.

 

 

La reazione del Coni

Il problema è che stavolta non l’hanno presa bene neanche al Coni se, in una torrida domenica d’agosto, sulla nomina di Bianchedi «sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità». A tal proposito, in Figc sono piuttosto tranquilli: avere un contratto con il Coni è comunque un fatto più presentabile che averlo con una società di scommesse russa. Poi si vedrà. Intendiamoci, Bianchedi è un’eccellente manager sportiva con una solida carriera alle spalle più la fresca e meritata medaglia di organizzatrice di Milano-Cortina sul petto. È una grande donna di sport. Il problema, forse, è che il calcio non è uno sport. Non come lo intendiamo e, soprattutto, non come lo gestiamo in Italia. Tuttavia, il ruolo di Bianchedi è più rappresentanza che sostanza (prende il posto che è stato di Riva, Vialli e Buffon), forse un peccato. Ma al calcio italiano non servono nomi, ma riforme. Alcune anche abbastanza urgenti. Il paradosso malagoiano è che circondandosi di amici, non se n’è fatti molti e quando si dovranno prendere decisioni importanti potrebbero esserci le rappresaglie che, oggi, si colgono minacciose fra le righe di certi borbottii. D’altronde, se non andiamo ai Mondiali da tre edizioni, il campionato ha perso talenti e appeal, siamo sempre più indebitati e fatichiamo a tirare fuori un talento non può essere solo colpa solo dei ct e dei capo delegazione che sono venuti prima. Forse…  

 

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