Che perdita incredibile di tempo prezioso
Nessuno sa ancora esattamente chi vincerà fra Giovanni Malagò e Adriano Galliani, ma la certezza è che si è persa una marea di tempo e si rischia di perderne ancora. Intanto l’immagine del calcio italiano ne sta uscendo malconcia agli occhi di un’opinione pubblica a cui, fondamentalmente, non importa nulla della lotta politica per la presidenza della Federcalcio, ma riconosce le brutte figure e vorrebbe che il più importante giocattolo nazionale fosse trattato meglio. Come si può spiegare, infatti, a milioni di appassionati di calcio italiani che Giovanni Malagò non va più bene? Proprio lui che era stato l’uomo della provvidenza per sventare il temuto commissariamento dopo la sconfitta di Zenica.
Caso Malagò, non è mica una cosa normale
Proprio lui che è stato sempre appoggiato durante l’assurda vicenda del mancato tesseramento, poi sfociata nel farsesco commissariamento di se stesso, accettato dal mondo del calcio proprio perché consentiva di tenere Malagò al comando. Non è mica una cosa normale, infatti, passare dall’essere i suoi più grandi sostenitori a diventare i suoi avversari politici nel giro di qualche settimana. Nessuno oggi risponderà apertamente alla domanda. Tutti, però, sono pronti a sussurrare che Malagò non piace più perché non ha condiviso quasi nessuna delle sue scelte: da Mancini a Bianchedi, da Ranieri a Signori. E la cosa è malvista nel mondo del calcio, dove il presidente federale è uso coinvolgere le componenti (o perlomeno i loro principali rappresentanti).
Nove mesi senza partorire nulla
Malagò, d’altro canto, è un uomo libero, lo è sempre stato e si può permettere di continuare a esserlo, senza dover rendere conto a nessuno, anche in virtù di un curriculum che lo ha già consegnato, e con grandi meriti, alla storia dello sport, prima di diventare presidente della Figc. Se al mondo del calcio non va bene il suo modo di agire, è giusto che democraticamente trovi una maggioranza per eleggerne un altro (e Galliani non è semplicemente “un altro”, ma un monumento del calcio italiano). Certo, sarebbe stato meglio pensarci prima ed evitare la colossale perdita di tempo: il 31 marzo, dopo il rigore di Bajraktarevic, avevamo una fretta indiavolata di riformare tutto. Sono passati sette mesi e non è stato riformato nulla, ne passerà uno e mezzo prima delle elezioni, poi ci sarà Natale, quindi il nuovo presidente inizierà a lavorare a metà gennaio. Nove mesi senza partorire nulla.
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