Le prime sensazioni con l’Uzbekistan al Mondiale
Come sono andati questi primi giorni? Sensazioni buone? «Anche se siamo una piccola nazionale, non abbiamo sicuramente problemi di organizzazione, perché la Federazione ci ha messo a disposizione qualsiasi cosa. Abbiamo solo un po’ di infortunati e questo è un problema, ma lo spirito è buono. Ho detto ai giocatori che non abbiamo niente da perdere. Dobbiamo dimostrare di essere una nazionale organizzata e di non avere paura. Non abbiamo l’obbligo di vincere, ma quando abbiamo la palla tra i piedi dobbiamo sapere cosa farci senza avere timori. Poi il controllo della partita sarà difficile averlo».
Qualche flash del 2006 ti passa per la testa quando respiri l’aria del Mondiale? «L’ultimo Mondiale per me è stato il 2010, sedici anni fa. Il 2006 è magia pura. Diciamo che quando sono arrivato e ho iniziato a esplorare il centro sportivo qualche ricordo è riemerso. Ma adesso sono allenatore cambia tutto, ho due squadre: quella dei giocatori e quella dello staff».
Com’è il tuo staff? «La Federazione mi ha concesso tredici uomini, dodici sono italiani e uno spagnolo. Abbiamo tutto: chef, nutrizionista, preparatore, match analisi e in più collaboriamo con il personale uzbeko».
Apprezzano la professionalità e l’esperienza del tuo staff? «Moltissimo, perché era quello che stavano cercando. Da qualche anno la Federazione ha iniziato a investire sui settori giovanili, però è normale che manchino ancora certe professionalità, noi portiamo una cultura diversa. Però, sinceramente, da quando siamo arrivati ho visto una crescita continua e importante».
Ti sei fissato un obiettivo per il Mondiale? «No, dobbiamo fare bella figura. E cercare ovviamente di ottenere qualche risultato, ma non abbiamo nulla da perdere. Sarà importante l’esperienza, perché poi a dicembre c’è la Coppa d’Asia e in quella circostanza vorrei fare bene. Il Mondiale è una preparazione in questo senso».
