Cannavaro, Ancelotti e Cristiano Ronaldo: i grandi protagonisti del Mondiale
Se dovessi incontrare il Brasile di Carletto Ancelotti, tuo allenatore e amico, cosa gli diresti? «L’ho incontrato in Brasile, sono andato a vedere il loro centro di allenamento a Rio. Bellissimo. Lui ha una pressione disumana addosso, perché è il Brasile, tutto amplificato. Ma solo uno come lui, con la sua calma e la sua saggezza può sopportare quella pressione. Poi qualunque avversario dovessimo incontrare vale sempre la filosofia che ho trasmesso ai miei».
Qual è? «Godetevi ogni minuto, anzi ogni secondo del Mondiale perché siamo l’Uzbekistan, abbiamo la fortuna di essere qui a giocare. Devi cercare di dare ai tuoi giocatori la libertà mentale per giocare a calcio e divertirsi. perché poi c’è da soffrire, siamo, ripeto, siamo l’Uzbekistan».
Ti saresti aspettato nella tua vita di affrontare ancora Cristiano Ronaldo, ma tu allenatore e lui ancora giocatore? «No, però dimostra ancora una volta la sua professionalità. È un giocatore che ha ancora una professionalità unica e una continuità pazzesca, anche se gioca in Arabia Saudita. E se ti gli dai una palla, lui ti fa sempre… due gol».
Ti fa più paura lui o il centrocampo del Portogallo? «Mamma mia… È il più forte centrocampo del Mondiale. Pazzesco. Ma perché il resto? Guardo il portiere, i difensori centrali, le ali… Uno dice: bisogna studiarli e io li studio, ma quelli sono fenomeni. Poi il calcio è magico per quello perché dà la possibilità a tutti quanti di poter comunque dimostrare qualcosa».
Per dire, nel 2006 stavate uscendo con l’Australia… «Quanto l’abbiamo sudata! Perché nelle partite può succedere di tutto: un’espulsione, un rigore. Io sto cercando di far capire quello ai miei giocatori perché l’importante è dare la sensazione di essere uniti per 90-95 minuti. Perché ci sono tante squadre che alla prima difficoltà crollano, invece noi dobbiamo dimostrare che sicuramente nelle difficoltà dobbiamo esaltarci».
