Il girone dell’Uzbekistan e i favoriti per la vittoria del Mondiale
Come può andare il girone? «Il nostro è uno dei più difficili: perché ci sono il Portogallo e vabbè, la Colombia e il Congo. E nel Congo giocano un sacco di giocatori della Ligue 1 e della Premier. Insomma, mica devi pensare a una squadra materasso. Noi dobbiamo giocarcela con tutti, come abbiamo fatto in amichevole contro l’Olanda».
Cosa ti sta insegnando questa avventura con l’Uzbekistan? «Che fare il ct mi piace: non avendo a disposizione i giocatori tutto l’anno, devi cercare di lavorare, studiare veramente dove hai bisogno, non puoi sprecare il tempo, devi fare quegli interventi giusti, devi lavorare molto a livello individuale con i giocatori, devi lavorare molto con i video e sulla comunicazione».
Qual è il più grande problema di questo maxi Mondiale? «Noi non abbiamo molti problemi. Le partite sono tutte a due ore di volo e i viaggi non sono massacranti. A Città del Messico giochiamo la sera, quindi senza il rischio del caldo. a Houston e Atlanta giochiamo in stadi che possono chiudere il tetto e quindi la temperatura sarà buona. Insomma alla fine non vedo grossi problemi. L’altro giorno sono uscito in bici e c’era l’85% di umidità, ma le partite si giocheranno in condizioni accettabili. Le difficoltà, per me, vengono dagli infortuni».
Chi vince il Mondiale? «Credo che la Francia abbia la rosa più forte in assoluto. Poi dico Brasile e Argentina perché siamo da questa parte dell’Oceano e si sa… La sorpresa secondo me sarà il Giappone e il Marocco. Che poi non sono grandi sorprese».
In che senso? «Che sono nazionali che arrivano da un lavoro di anni, taaanti anni, e una programmazione seria della Federazione. Tanti anni, tanta programmazione… Capito?».
Ogni riferimento è puramente casuale? «Non voglio parlare di questo…».
Pensi che ci saranno molti italiani a tifare per l’Uzbekistan? «Qualcuno tiferà per me, qualcuno magari contro (ride). Resta il fatto che al Mondiale non c’è l’Italia, nonostante quello che rappresenti nella storia del calcio. E questo è veramente molto triste».
