Pagina 5 | Cannavaro esclusivo: "Qui è magia anche con l’Uzbekistan"

Ha lavorato con umiltà e senza troppi riflettori, anche se quella coppa lui l’ha alzata nel cielo di Berlino vent’anni fa esatti. Oggi è il ct dell’Uzbekistan e un altro Mondiale, Fabio Cannavaro, l’ha vinto portando la squadra negli Stati Uniti. Ora è un’avventura in cui c’è tutto da guadagnare e un romanzo da scrivere. L’uomo del destino del 2006 è pronto.

I controlli alla frontiera e l’arrivo negli Stati Uniti

Buongiorno Cannavaro, si è parlato molto di questi controlli alla frontiera che vi hanno bloccato appena arrivati negli Stati Uniti. Situazione brutta? «Ma no, affatto. Praticamente, quando prendiamo l’aereo, non facciamo il classico controllo sotto al metal detector nel quale devi toglierti tutto. Ma vengono sotto l’aereo e lì ci sono delle persone che ci controllano le valigie, ci controllano sotto i piedi, poi ci fanno salire direttamente sull’aereo. Questo è il primo controllo che ci fanno. L’altro giorno ci hanno fatto il solito controllo. Che era un controllo normalissimo. La cosa che forse ha dato fastidio è che ci abbiamo messo più tempo del solito, perché comunque c’era la partita di lì a poco. Mentre l’Olanda l’aveva fatto prima, ma erano controlli di routine. È comunque un mondiale, c’è la massima sicurezza. Non so se la cosa sia stata strumentalizzata contro l’America o contro la Fifa, ma per noi non c’è stato nulla di particolare».

Com’è il clima del Mondiale? «Ho rivissuto le immagini dei soliti festeggiamenti delle altre edizioni. Gli arrivi all’albergo, l’incontro con i bambini e con la comunità locale. E sicuramente inizi a respirare l’aria del Mondiale».

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Le prime sensazioni con l’Uzbekistan al Mondiale

Come sono andati questi primi giorni? Sensazioni buone? «Anche se siamo una piccola nazionale, non abbiamo sicuramente problemi di organizzazione, perché la Federazione ci ha messo a disposizione qualsiasi cosa. Abbiamo solo un po’ di infortunati e questo è un problema, ma lo spirito è buono. Ho detto ai giocatori che non abbiamo niente da perdere. Dobbiamo dimostrare di essere una nazionale organizzata e di non avere paura. Non abbiamo l’obbligo di vincere, ma quando abbiamo la palla tra i piedi dobbiamo sapere cosa farci senza avere timori. Poi il controllo della partita sarà difficile averlo».

Qualche flash del 2006 ti passa per la testa quando respiri l’aria del Mondiale? «L’ultimo Mondiale per me è stato il 2010, sedici anni fa. Il 2006 è magia pura. Diciamo che quando sono arrivato e ho iniziato a esplorare il centro sportivo qualche ricordo è riemerso. Ma adesso sono allenatore cambia tutto, ho due squadre: quella dei giocatori e quella dello staff».

 

 

Com’è il tuo staff? «La Federazione mi ha concesso tredici uomini, dodici sono italiani e uno spagnolo. Abbiamo tutto: chef, nutrizionista, preparatore, match analisi e in più collaboriamo con il personale uzbeko».

Apprezzano la professionalità e l’esperienza del tuo staff? «Moltissimo, perché era quello che stavano cercando. Da qualche anno la Federazione ha iniziato a investire sui settori giovanili, però è normale che manchino ancora certe professionalità, noi portiamo una cultura diversa. Però, sinceramente, da quando siamo arrivati ho visto una crescita continua e importante».

Ti sei fissato un obiettivo per il Mondiale? «No, dobbiamo fare bella figura. E cercare ovviamente di ottenere qualche risultato, ma non abbiamo nulla da perdere. Sarà importante l’esperienza, perché poi a dicembre c’è la Coppa d’Asia e in quella circostanza vorrei fare bene. Il Mondiale è una preparazione in questo senso».

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Khusanov e i talenti dell’Uzbekistan: i giocatori da seguire

Quali sono i talenti che dobbiamo seguire dell’Uzbekistan? «Khusanov. Lo conoscono tutti o quasi. È un giocatore straordinario, ha un potenziale pazzesco. E sto cercando, ogni giorno, di dargli qualche suggerimento per farlo crescere. Lui adesso è molto istintivo. Il giorno che inizierà a capire e a leggere le situazioni, farà ancora di più un salto di qualità».

Da difensore a difensore, gli potrai dare buoni consigli. «È un ragazzo curioso, che chiede. L’altro giorno è stato carino perché era entrato questo attaccante dell’Olanda che gli stava addosso e lo girava. Lui mi ha chiesto: “Mister, cosa posso fare?” E io gli ho detto staccati, non dagli l’appoggio, non farti girare, mettigli il braccio sulla schiena. Come lui controlla la palla, allora tu intervieni, sai perché? Se è molto veloce, invece, se gli dà l’appoggio, lui ti gira, se ne va. L’ha fatto due o tre volte, gli è piaciuto. Sono cose che, da allenatore, ti fanno piacere. Aiutare la crescita dei giocatori».

Qualche ds italiano ti ha già chiamato per chiederti consiglio su qualche giocatore della tua Nazionale? «Sinceramente no, ma se mi chiamano qualche suggerimento ce l’ho. Ma non ve li dico».

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Cannavaro, Ancelotti e Cristiano Ronaldo: i grandi protagonisti del Mondiale

Se dovessi incontrare il Brasile di Carletto Ancelotti, tuo allenatore e amico, cosa gli diresti? «L’ho incontrato in Brasile, sono andato a vedere il loro centro di allenamento a Rio. Bellissimo. Lui ha una pressione disumana addosso, perché è il Brasile, tutto amplificato. Ma solo uno come lui, con la sua calma e la sua saggezza può sopportare quella pressione. Poi qualunque avversario dovessimo incontrare vale sempre la filosofia che ho trasmesso ai miei». 

Qual è? «Godetevi ogni minuto, anzi ogni secondo del Mondiale perché siamo l’Uzbekistan, abbiamo la fortuna di essere qui a giocare. Devi cercare di dare ai tuoi giocatori la libertà mentale per giocare a calcio e divertirsi. perché poi c’è da soffrire, siamo, ripeto, siamo l’Uzbekistan».

 

 

Ti saresti aspettato nella tua vita di affrontare ancora Cristiano Ronaldo, ma tu allenatore e lui ancora giocatore? «No, però dimostra ancora una volta la sua professionalità. È un giocatore che ha ancora una professionalità unica e una continuità pazzesca, anche se gioca in Arabia Saudita. E se ti gli dai una palla, lui ti fa sempre… due gol».

Ti fa più paura lui o il centrocampo del Portogallo? «Mamma mia… È il più forte centrocampo del Mondiale. Pazzesco. Ma perché il resto? Guardo il portiere, i difensori centrali, le ali… Uno dice: bisogna studiarli e io li studio, ma quelli sono fenomeni. Poi il calcio è magico per quello perché dà la possibilità a tutti quanti di poter comunque dimostrare qualcosa».

Per dire, nel 2006 stavate uscendo con l’Australia… «Quanto l’abbiamo sudata! Perché nelle partite può succedere di tutto: un’espulsione, un rigore. Io sto cercando di far capire quello ai miei giocatori perché l’importante è dare la sensazione di essere uniti per 90-95 minuti. Perché ci sono tante squadre che alla prima difficoltà crollano, invece noi dobbiamo dimostrare che sicuramente nelle difficoltà dobbiamo esaltarci».

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Il girone dell’Uzbekistan e i favoriti per la vittoria del Mondiale

Come può andare il girone? «Il nostro è uno dei più difficili: perché ci sono il Portogallo e vabbè, la Colombia e il Congo. E nel Congo giocano un sacco di giocatori della Ligue 1 e della Premier. Insomma, mica devi pensare a una squadra materasso. Noi dobbiamo giocarcela con tutti, come abbiamo fatto in amichevole contro l’Olanda».

Cosa ti sta insegnando questa avventura con l’Uzbekistan? «Che fare il ct mi piace: non avendo a disposizione i giocatori tutto l’anno, devi cercare di lavorare, studiare veramente dove hai bisogno, non puoi sprecare il tempo, devi fare quegli interventi giusti, devi lavorare molto a livello individuale con i giocatori, devi lavorare molto con i video e sulla comunicazione».

Qual è il più grande problema di questo maxi Mondiale? «Noi non abbiamo molti problemi. Le partite sono tutte a due ore di volo e i viaggi non sono massacranti. A Città del Messico giochiamo la sera, quindi senza il rischio del caldo. a Houston e Atlanta giochiamo in stadi che possono chiudere il tetto e quindi la temperatura sarà buona. Insomma alla fine non vedo grossi problemi. L’altro giorno sono uscito in bici e c’era l’85% di umidità, ma le partite si giocheranno in condizioni accettabili. Le difficoltà, per me, vengono dagli infortuni».

 

 

Chi vince il Mondiale? «Credo che la Francia abbia la rosa più forte in assoluto. Poi dico Brasile e Argentina perché siamo da questa parte dell’Oceano e si sa… La sorpresa secondo me sarà il Giappone e il Marocco. Che poi non sono grandi sorprese».

In che senso? «Che sono nazionali che arrivano da un lavoro di anni, taaanti anni, e una programmazione seria della Federazione. Tanti anni, tanta programmazione… Capito?».

Ogni riferimento è puramente casuale? «Non voglio parlare di questo…».

Pensi che ci saranno molti italiani a tifare per l’Uzbekistan? «Qualcuno tiferà per me, qualcuno magari contro (ride). Resta il fatto che al Mondiale non c’è l’Italia, nonostante quello che rappresenti nella storia del calcio. E questo è veramente molto triste».

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Il girone dell’Uzbekistan e i favoriti per la vittoria del Mondiale

Come può andare il girone? «Il nostro è uno dei più difficili: perché ci sono il Portogallo e vabbè, la Colombia e il Congo. E nel Congo giocano un sacco di giocatori della Ligue 1 e della Premier. Insomma, mica devi pensare a una squadra materasso. Noi dobbiamo giocarcela con tutti, come abbiamo fatto in amichevole contro l’Olanda».

Cosa ti sta insegnando questa avventura con l’Uzbekistan? «Che fare il ct mi piace: non avendo a disposizione i giocatori tutto l’anno, devi cercare di lavorare, studiare veramente dove hai bisogno, non puoi sprecare il tempo, devi fare quegli interventi giusti, devi lavorare molto a livello individuale con i giocatori, devi lavorare molto con i video e sulla comunicazione».

Qual è il più grande problema di questo maxi Mondiale? «Noi non abbiamo molti problemi. Le partite sono tutte a due ore di volo e i viaggi non sono massacranti. A Città del Messico giochiamo la sera, quindi senza il rischio del caldo. a Houston e Atlanta giochiamo in stadi che possono chiudere il tetto e quindi la temperatura sarà buona. Insomma alla fine non vedo grossi problemi. L’altro giorno sono uscito in bici e c’era l’85% di umidità, ma le partite si giocheranno in condizioni accettabili. Le difficoltà, per me, vengono dagli infortuni».

 

 

Chi vince il Mondiale? «Credo che la Francia abbia la rosa più forte in assoluto. Poi dico Brasile e Argentina perché siamo da questa parte dell’Oceano e si sa… La sorpresa secondo me sarà il Giappone e il Marocco. Che poi non sono grandi sorprese».

In che senso? «Che sono nazionali che arrivano da un lavoro di anni, taaanti anni, e una programmazione seria della Federazione. Tanti anni, tanta programmazione… Capito?».

Ogni riferimento è puramente casuale? «Non voglio parlare di questo…».

Pensi che ci saranno molti italiani a tifare per l’Uzbekistan? «Qualcuno tiferà per me, qualcuno magari contro (ride). Resta il fatto che al Mondiale non c’è l’Italia, nonostante quello che rappresenti nella storia del calcio. E questo è veramente molto triste».

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