C'è stato un tempo in cui era considerato uno degli attaccanti più promettenti del calcio europeo. Un bomber capace di lasciare il segno in Champions League con 29 gol distribuiti tra Ajax e Barcellona, protagonista di notti leggendarie e destinato, secondo molti, a raccogliere l'eredità dei grandi centravanti olandesi. La sua ascesa sembrava inarrestabile: talento cristallino, senso del gol e una precocità che lo aveva già trasformato in un incubo per le difese più forti del continente.
Poi gli infortuni, una parentesi deludente al Milan, il ko in finale di Champions con la Juve, gli errori contro l'Italia e una carriera che non riuscì mai a rispettare fino in fondo le aspettative generate nei suoi primi anni da professionista. Eppure, a distanza di oltre trent'anni dalle sue prime imprese europee, quel ragazzo che fece impazzire San Siro continua a essere legato al grande calcio. Ai prossimi Mondiali avrà un motivo speciale per emozionarsi: sugli spalti tiferà Curacao. Perché quel bomber dal talento immenso è Patrick Kluivert.
Il gol che stregò il Milan
La scintilla scoccò il 24 maggio 1995, nella finale di Champions League di Vienna. L'Ajax affrontava il Milan di Fabio Capello in una sfida bloccata e combattuta. Al 70', Louis van Gaal decise di giocarsi la carta Patrick Kluivert, appena diciottenne, inserendolo al posto di Jari Litmanen. L'impatto fu devastante. Il giovane attaccante mandò in crisi la retroguardia rossonera e all'85' trovò il gol destinato a entrare nella storia: si infilò nell'area avversaria sfruttando un'azione di Frank Rijkaard e superò Sebastiano Rossi con freddezza, firmando l'1-0 che consegnò all'Ajax la quarta Coppa dei Campioni della sua storia.

Quella rete non solo chiuse il ciclo vincente del Milan europeo, ma accese anche l'interesse del club rossonero. Del resto, Kluivert aveva già impressionato tutti: nelle sue prime due stagioni da professionista aveva realizzato 44 gol complessivi, confermandosi come uno dei talenti più luminosi del panorama internazionale. Non a caso nel 1995 conquistò il Trofeo Bravo e il premio di Talento olandese dell'anno, attirando le attenzioni di Adriano Galliani, deciso a portarlo a Milano.