Pagina 2 | Juventus-Salernitana, all’andata la gara che cambiò il regolamento in corsa

TORINO - La rivoluzione tecnologica sarebbe forse arrivata lo stesso, ma alcuni episodi ne hanno accelerato l’urgenza: è il caso del pasticcio tra l’arbitro Marcenaro e il Var Banti in Juventus-Salernitana, una partita che, nel suo sconcertante finale, ha suo malgrado fatto giurisprudenza al contrario. I fatti, in sintesi, ché non serve dilungarsi dato che i tifosi bianconeri hanno ben stampata la scena nella memoria. Era l’undici settembre dell’anno scorso, Salernitana avanti 2-0, poi riacciuffata dai bianconeri: nel recupero Milik segna il gol del 3-2, si toglie la maglia per esultare, lo Stadium esplode. Tutto a posto, se non fosse che il Var richiama il direttore di gara: posizione di fuorigioco di Bonucci, rete annullata e giallo da regolamento all’attaccante polacco che, già ammonito, viene espulso per un gol che alla fine non vale nemmeno. La serata diventa un incubo, con tanto di rissa finale. E il giorno dopo, come titolato da Tuttosport, è anche peggio perché quella rete, che pesava due punti, era buona: Candreva, dalle parti del calcio d’angolo teneva in gioco serenamente Bonucci. E la sua posizione ha reso sciaguratamente oggettivo l’errore di Banti e Marcenaro. Il giorno dopo era arrivata la nota dell’Aia, con la quale gli arbitri avevano cercato di chiarire la situazione, a creare ancora più imbarazzo intorno alla situazione e a spingere nella direzione di un cambiamento reso necessario dalla disarmante affermazione dei vertici arbitrali: «Il Var non aveva le immagini».

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La soluzione è arrivata con il fuorigioco semiautomatico

Sconcertante, appunto: come è possibile che il sistema di video-arbitraggio non abbia tutti i filmati di tutte le telecamere? Come fanno le trasmissioni televisive ad averle venti minuti dopo la fine e non esserci nella centrale Var? Come fa a essere credibile un Var che interviene e decide senza avere tutte le immagini? Tutte queste domande sono frullate nella testa dei tifosi e degli addetti ai lavori, ma anche di chi deve occuparsi di risolvere tali questioni. Tanto che, a seguito di quell’episodio, si era parlato di Vargogna, con un gioco di parole forse abusato, ma che almeno rende l’idea. Il sistema ha dimostrato di non funzionare, facendo così crollare il muro dell’infallibilità tecnologica che era lo scudo con il quale respingere le critiche: un bug nel Var, una sorta di buco nel controllo ai monitor al quale porre rimedio.

E la soluzione è arrivata con il fuorigioco semiautomatico, novità sperimentata con successo ai Mondiali in Qatar e introdotta a partire dal girone di ritorno nel nostro campionato (e in Supercoppa). Evviva, perché significa che gli errori come quello di Marcenaro e Banti non saranno più possibili. Ma si pone un’altra domanda: è opportuno cambiare in corsa le regole e gli strumenti che servono ad applicarle? Sì, se servono, però manca equità. Perché la Juventus ha perso due punti per un errore che adesso, nel ritorno, non ci sarebbe stato: dunque paga la mancanza della stessa innovazione tecnologica all’andata. Giusto? Di sicuro altrove non sarebbe potuto succedere. Prendiamo il football professionistico Nfl, lì dove peraltro l’Instant Replay, cioè il Var, è stato concepito e creato: regolamenti e novità vengono discusse a marzo nel meeting annuale, durante l’offseason, per la stagione successiva, quella che parte a settembre. Durante il campionato non si cambia per preservare l’equità e la regolarità. Poi se qualcosa non ha funzionato, e spesso capita, si cambia: votano le 32 squadre e si va a maggioranza. Ma l’America è un altro mondo: in Italia dobbiamo accontentarci dei cambiamenti in corso d’opera.

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La soluzione è arrivata con il fuorigioco semiautomatico

Sconcertante, appunto: come è possibile che il sistema di video-arbitraggio non abbia tutti i filmati di tutte le telecamere? Come fanno le trasmissioni televisive ad averle venti minuti dopo la fine e non esserci nella centrale Var? Come fa a essere credibile un Var che interviene e decide senza avere tutte le immagini? Tutte queste domande sono frullate nella testa dei tifosi e degli addetti ai lavori, ma anche di chi deve occuparsi di risolvere tali questioni. Tanto che, a seguito di quell’episodio, si era parlato di Vargogna, con un gioco di parole forse abusato, ma che almeno rende l’idea. Il sistema ha dimostrato di non funzionare, facendo così crollare il muro dell’infallibilità tecnologica che era lo scudo con il quale respingere le critiche: un bug nel Var, una sorta di buco nel controllo ai monitor al quale porre rimedio.

E la soluzione è arrivata con il fuorigioco semiautomatico, novità sperimentata con successo ai Mondiali in Qatar e introdotta a partire dal girone di ritorno nel nostro campionato (e in Supercoppa). Evviva, perché significa che gli errori come quello di Marcenaro e Banti non saranno più possibili. Ma si pone un’altra domanda: è opportuno cambiare in corsa le regole e gli strumenti che servono ad applicarle? Sì, se servono, però manca equità. Perché la Juventus ha perso due punti per un errore che adesso, nel ritorno, non ci sarebbe stato: dunque paga la mancanza della stessa innovazione tecnologica all’andata. Giusto? Di sicuro altrove non sarebbe potuto succedere. Prendiamo il football professionistico Nfl, lì dove peraltro l’Instant Replay, cioè il Var, è stato concepito e creato: regolamenti e novità vengono discusse a marzo nel meeting annuale, durante l’offseason, per la stagione successiva, quella che parte a settembre. Durante il campionato non si cambia per preservare l’equità e la regolarità. Poi se qualcosa non ha funzionato, e spesso capita, si cambia: votano le 32 squadre e si va a maggioranza. Ma l’America è un altro mondo: in Italia dobbiamo accontentarci dei cambiamenti in corso d’opera.

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