Nel momento più difficile, Spalletti ha trovato il collante della Juventus e l'ha resa una squadra. Non un meccanismo perfetto, non un orologio da spettacolo, non una macchina da guerra ma una squadra di calcio, che cerca di fare cose semplici nella grande difficoltà di una classifica da rimettere in sesto, che non avrebbe permesso passi falsi. E dopo il ko di Napoli, quando tutto sembrava precipitare per l'ennesima volta, la svolta mentale con tre vittorie chiave in match delicatissimi, quello contro il Pafos in Champions prima della trasferta di Bologna e della serata di stasera. E siamo a sei vittorie nelle ultime sette partite tra Europa e campionato.
A Luciano il merito di aver introdotto idee tattiche senza voler proporsi da scienziato, di aver tirato fuori la leadership agonistica da giocatori che quella tecnica non la possiedono (Locatelli enorme nel recupero palloni, fondamentale suo di eccellenza, e nel verticalizzare ripartenze), di aver ridato solidità alla difesa senza cadere nel fondamentalismo della costruzione a quattro dietro non avendo a disposizione uomini adeguati per metterla in piedi. E una Roma spuntata ha dovuto cedere il passo, meritatamente, a una Juve che non è una corazzata ma è una realtà solida, che può rimettersi di diritto nelle migliori quattro della Serie A. Non è un esame di laurea scudetto superato, ma sicuramente il diploma della posizione Champions Spalletti l'ha messo sotto l'albero di Natale bianconero in una notte battezzata anche dalla presenza talismano di Del Piero allo Stadium.
