Juventus-Lecce, 1-1 surreale: follia Cambiaso, David butta via la vittoria dal dischetto

Partita ai limiti del paradosso allo Stadium, dominio assoluto bianconero con due errori clamorosi a regalare il pari ai pugliesi

Chissà come avrà guadagnato il suo soprannome Jonathan David, perché dell'Iceman che doveva trasformare con freddezza i sogni della Juve in realtà non c'è traccia, l'unica cosa che è rimasta è la pozzanghera d'acqua dei suoi piedi sciolti dall'ansia sul dischetto del rigore tirato con un misto di paura e supponenza, perché forse la tecnica per fare lo scavetto neanche ce l'hai. L'arroganza poi di chiederlo, per calciarlo in quella maniera, ancora ci si chiede da dove arrivi, forse dallo stipendio principesco che Comolli gli ha garantito per portarlo a Torino, con le stimmate del sostituto di Vlahovic. A tutto questo minestrone di presunzione si aggiunge quella di Cambiaso, che dopo un primo tempo di alto livello rovina tutto per l'ennesimo passaggio a vuoto mentale di un giocatore che ha tecnica da esterno mondiale ma non ha la testa da giocatore neanche della Juventus, mettendo i suoi compagni in grandissima difficoltà.

Il risultato è una partita che Spalletti pareggia con i suoi uomini, quel McKennie che segna e quell'Yildiz che illumina - capocannoniere bianconero, che il tecnico faccia capire che è assurdo anche solo avvicinarsi per chiedergli il penalty, piuttosto gli si diano anche le punizioni - e che non vince per un tiro in curva dell'altro capolavoro di Comolli sul mercato, quell'Openda strapagato 45 milioni per non prendere Kolo Muani tutta un'estate. Ah, McKennie e Yildiz sono anche i due che non hanno ancora il contratto rinnovato, per mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole finora cucinate dall'ad bianconero prima che Chiellini potesse iniziare a contare qualcosa. 

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Si vede la Juve a quattro, è dominio. Palo David

Salutato il ritorno a casa di Danilo, non privo di sassolini nelle scarpe nei confronti di Motta e Giuntoli, Spalletti dà fiducia a David per duettare con i trequartisti e lavorare di sponde preferendolo a Openda non a suo agio contro una squadra tutta schiacciata dietro. Manca anche Koop, stranamente, e il motivo è presto spiegato: 4-2-3-1 in fase offensiva, con Cambiaso a scalare sui difensori e Yildiz-Conceicao molto larghi, con McKennie a fare l'incursore dietro David. Un assetto che spiega la rinuncia all'olandese inadatto a scalare terzino puro. E proprio Cambiaso restituisce il meglio di sé con questo assetto, ai livelli che avevano fatto sognare i tifosi nei primi mesi del suo ritorno in bianconero.

Piovono cross in area Lecce, è un assedio che non si sblocca solo per sfortuna, con David di testa a impegnare Falcone aiutato dal palo che gli restituisce il pallone. L'esordiente Perez, scelto da Di Francesco oggi in tribuna, viene travolto dalle folate di Cambiaso e dalla tecnica di Yildiz: finisce dopo poco più di mezz'ora la sua partita per mettere dentro Danilo Veiga e risistemare una difesa bucata in ogni modo dai bianconeri, che però peccano di imprecisione: Cambiaso ancora con Falcone decisivo, McKennie respinto, Yildiz a lato, Locatelli che fa urlare al gol ma la palla esce di un niente, ancora Cambiaso tutto solo davanti al portiere a sparare alto in curva.

 

 

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Follia Cambiaso, Lecce avanti

Trentacinque minuti di dominio, che continuano anche dopo il cambio di Danilo Veiga: Lecce stabilmente a 5-6 sulla linea difensiva, il gol sembra maturo ma non arriva fino all'ultimo minuto del primo tempo, e non è della Juventus. Follia di Cambiaso, passaggio completamente senza senso che favorisce l'inserimento di Banda, controllo, dribbling su Bremer e destro che non lascia scampo a Di Gregorio. Lecce avanti al riposo grazie al giocatore dello Zambia appena tornato dalla Coppa d'Africa, non sembra crederci neanche Di Francesco sorridente in tribuna.

McKennie magico, compare in area per il pari

Dentro Zhegrova per Conceicao che era a mezzo servizio, la mossa di Spalletti che paga subito: dopo quattro minuti imbucata spettacolare di Locatelli per il kosovaro che mette in mezzo, Yildiz ciabatta ma la palla arriva al centravanti ombra McKennie che si trova al centro dell'area piccola pronto a buttarla dentro. Clamoroso come il texano sia ancora in scadenza di contratto vista l'importanza nella manovra e negli schemi della nuova Juventus. La partita torna in equilibrio, l'inerzia è chiaramente di nuovo bianconera. Lo Stadium però non perdona Cambiaso che continua a sbagliare, l'esterno viene travolto dai fischi mentre Kelly si prende gli applausi: l'inglese in silenzio sta ricostruendo il suo valore, pedina preziosa della difesa. 

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Rigore per la Juve, David si umilia da solo e fallisce

Passata da pochissimo l'ora di gioco, la Juventus ha l'occasione più grande per fare sua la partita: calcio di rigore per fallo di mano pescato dal VAR di Kaba su conclusione di David. Sul dischetto si presenta Yildiz ma il canadese chiede di battere, il numero 10 gli cede il pallone ma il tiro è oltre l'imbarazzo, una specie di scavetto uscito male che Falcone respinge con i piedi da disteso per terra. Altro che Iceman, l'unica cosa mostrata di freddo sono i piedi.

Palo Yildiz, Openda sbaglia a porta vuota

Finisce la partita di Cambiaso, fuori giri dall'errore costato il gol del Lecce: dentro Kostic e dentro anche Koopmeiners per Thuram per dare energia nel finale, che vede anche Openda per Locatelli. David resta in campo, Spalletti non lo toglie per un ultimo quarto d'ora di assalto. Falcone mette il guanto destro alla Buffon sulla stoccata allo scadere di David, Yildiz trova al 94' il destro vincente ma il palo respinge la sua conclusione, sulla ribattuta arriva Openda a porta vuota ma il tiro di sinistro è una ciabattata imbarazzante che finisce in curva. 

 

 

 

 

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Chissà come avrà guadagnato il suo soprannome Jonathan David, perché dell'Iceman che doveva trasformare con freddezza i sogni della Juve in realtà non c'è traccia, l'unica cosa che è rimasta è la pozzanghera d'acqua dei suoi piedi sciolti dall'ansia sul dischetto del rigore tirato con un misto di paura e supponenza, perché forse la tecnica per fare lo scavetto neanche ce l'hai. L'arroganza poi di chiederlo, per calciarlo in quella maniera, ancora ci si chiede da dove arrivi, forse dallo stipendio principesco che Comolli gli ha garantito per portarlo a Torino, con le stimmate del sostituto di Vlahovic. A tutto questo minestrone di presunzione si aggiunge quella di Cambiaso, che dopo un primo tempo di alto livello rovina tutto per l'ennesimo passaggio a vuoto mentale di un giocatore che ha tecnica da esterno mondiale ma non ha la testa da giocatore neanche della Juventus, mettendo i suoi compagni in grandissima difficoltà.

Il risultato è una partita che Spalletti pareggia con i suoi uomini, quel McKennie che segna e quell'Yildiz che illumina - capocannoniere bianconero, che il tecnico faccia capire che è assurdo anche solo avvicinarsi per chiedergli il penalty, piuttosto gli si diano anche le punizioni - e che non vince per un tiro in curva dell'altro capolavoro di Comolli sul mercato, quell'Openda strapagato 45 milioni per non prendere Kolo Muani tutta un'estate. Ah, McKennie e Yildiz sono anche i due che non hanno ancora il contratto rinnovato, per mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole finora cucinate dall'ad bianconero prima che Chiellini potesse iniziare a contare qualcosa. 

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