C’è un filo rosso che attraversa Milano, ma non è quello del derby: è quello della polemica. Dopo l’ultima direzione arbitrale di Fabbri, il popolo rossonero è esploso sui social, parlando apertamente di "due pesi e due misure" nella gestione disciplinare tra Milan e Inter. L’episodio che ha acceso la miccia è l’espulsione di Adrien Rabiot nel finale della sfida contro il Pisa: un primo giallo davvero molto molto generoso e un secondo cartellino per proteste molto eccessivo. La sensazione, tra i tifosi del Diavolo, è che a San Siro, sponda nerazzurra, certe scene vengano tollerate con una leggerezza che dalle parti di Milanello sembra un miraggio. E i numeri, sventolati come un manifesto d’accusa, alimentano la rabbia.
Il caso Rabiot e la gestione di Fabbri
La ricostruzione dell'episodio è semplice. Rabiot interviene su Piccinini che accentua in maniera palese il contatto: Fabbri estrae il giallo tra lo stupore generale. Un fallo giudicato da tanti "normale dinamica di gioco", non certo da ammonizione. Il francese protesta, come fanno in tanti, forse come fanno tutti. Ma pochi minuti dopo arriva il secondo giallo e quindi il rosso. Una gestione che i tifosi milanisti hanno definito "da bullo", più che da direttore di gara. Perché il tema non è solo la severità, ma la coerenza. Sui social rimbalzano video e frame di episodi analoghi o ben più plateali in cui giocatori dell’Inter mandano platealmente affan..lo gli arbitri o affrontandolo testa a testa minacciosamente senza conseguenze disciplinari. È successo con Nicolò Barella, è successo con Lautaro Martinez. Proteste veementi, gesti eloquenti, nessun cartellino. Per Rabiot, invece, niente sconti. Espulso e costretto a saltare la delicata sfida contro il Como. Non solo: resta diffidato con il rischio di saltare proprio il derby della Madonnina. Il danno oltre la beffa.
