Pagina 2 | Rabiot e l'Inter impunita: furia Milan, rabbia tifosi per Fabbri e per i numeri clamorosi sui falli

C’è un filo rosso che attraversa Milano, ma non è quello del derby: è quello della polemica. Dopo l’ultima direzione arbitrale di Fabbri, il popolo rossonero è esploso sui social, parlando apertamente di "due pesi e due misure" nella gestione disciplinare tra Milan e Inter. L’episodio che ha acceso la miccia è l’espulsione di Adrien Rabiot nel finale della sfida contro il Pisa: un primo giallo davvero molto molto generoso e un secondo cartellino per proteste molto eccessivo. La sensazione, tra i tifosi del Diavolo, è che a San Siro, sponda nerazzurra, certe scene vengano tollerate con una leggerezza che dalle parti di Milanello sembra un miraggio. E i numeri, sventolati come un manifesto d’accusa, alimentano la rabbia.

Il caso Rabiot e la gestione di Fabbri 

La ricostruzione dell'episodio è semplice. Rabiot interviene su Piccinini che accentua in maniera palese il contatto: Fabbri estrae il giallo tra lo stupore generale. Un fallo giudicato da tanti "normale dinamica di gioco", non certo da ammonizione. Il francese protesta, come fanno in tanti, forse come fanno tutti. Ma pochi minuti dopo arriva il secondo giallo e quindi il rosso. Una gestione che i tifosi milanisti hanno definito "da bullo", più che da direttore di gara. Perché il tema non è solo la severità, ma la coerenza. Sui social rimbalzano video e frame di episodi analoghi o ben più plateali in cui giocatori dell’Inter mandano platealmente affan..lo gli arbitri o affrontandolo testa a testa minacciosamente senza conseguenze disciplinari. È successo con Nicolò Barella, è successo con Lautaro Martinez. Proteste veementi, gesti eloquenti, nessun cartellino. Per Rabiot, invece, niente sconti. Espulso e costretto a saltare la delicata sfida contro il Como. Non solo: resta diffidato con il rischio di saltare proprio il derby della Madonnina. Il danno oltre la beffa.

 

 

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I numeri che alimentano la rabbia rossonera

La polemica non vive solo di sensazioni, ma anche di cifre. E sono numeri che, letti uno accanto all’altro, fanno rumore. Inter: 335 falli commessi, 35 ammonizioni, zero espulsioni. Milan: 230 falli, 38 ammonizioni, 2 cartellini rossi. Una forbice che i tifosi rossoneri definiscono "clamorosa". Più di cento falli di differenza e, paradossalmente, meno cartellini. Zero rossi per i nerazzurri, contro due per il Milan. Statistiche che non dimostrano da sole un torto arbitrale (dipende sempre dal tipo di fallo) ma che inserite nel contesto di episodi come quello di Rabiot, diventano benzina sul fuoco. La sensazione, tra i sostenitori del Diavolo, è che la soglia di tolleranza cambi a seconda della maglia. Che le proteste siano giudicate con un metro elastico. Che la severità sia variabile. E in una città dove il derby non è mai solo una partita, ogni fischio pesa doppio. Il rischio, ora, è che la discussione scivoli oltre il singolo episodio e si trasformi in una questione di credibilità. Perché nel calcio italiano le polemiche arbitrali sono una costante, ma quando i numeri sembrano raccontare una storia diversa da quella del campo, il sospetto diventa narrazione. E le finte distaccate dichiarazioni di Chivu buttano benzina sul fuoco.

Chivu fa l'ecumenico sugli arbitri, però Marotta che chiama in causa Rocchi in tv...

"Quando vedrò un allenatore parlare con episodio a favore, verrò a parlare. Voglio vedere un allenatore venire in conferenza a dire 'ho avuto un episodio a favore, chiedo scusa'. Non credo che sia colpa degli arbitri se l'Italia non va al Mondiale da 2 edizioni. Si può migliorare in tante cose ma la questione non sono gli arbitri. Anche se anche loro possono migliorare" - ha detto Chivu ai microfoni. Che distacco ecumenico dal tema arbitrale, peccato che però quando c'è da urlare ai microfoni ci vada direttamente il presidente Marotta che qualche settimana prima non aveva preso di buon grado l'arbitraggio contro il Napoli chiamando in causa direttamente Rocchi: "Cerchiamo chiarezza, arbitro condizionato". E dopo un episodio come quello che ha visto protagonista Rabiot, il tifo non può che esplodere e citare la Marotta League. Il loro pensiero è unico: "Due pesi e due misure". E anche se Chivu non si lamenterà mai, gli episodi resteranno evidenti e sui social è ritornato virale anche un mancato giallo a Dimarco...

 

 

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Quella sensazione di farla franca, supportata dai dati

Nei minuti di recupero della sfida d'andata tra Inter e Sassuolo, l'arbitro Marinelli non ha estretto la seconda ammonizione per Dimarco, reo di aver prima strattonato un avverario e poi di aver allontanato il pallone per perdere tempo. E il risultato era di 2-1 a favore della squadra di Chivu. L'esterno aveva già preso il cartellino giallo nel corso del match e se fosse stato sanzionato nuovamente avrebbe subito il rosso e quindi la squalifica per il match successivo contro il Cagliari, in cui è stato protagonista con un assist. Ma il problema è un altro. Il doppio peso delle decisione: da una parte un direttore di gara clemente e dall'altra no. Rabiot non è stato perdonato, Dimarco sì. E guardando i numeri, non solo con l'Inter succede molto, molto spesso ma viene anche da immaginare lo stesso episodio con maglie differenti da quella nerazzurra, e in nessun caso il giocatore la farebbe franca...

 

 

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I numeri che alimentano la rabbia rossonera

La polemica non vive solo di sensazioni, ma anche di cifre. E sono numeri che, letti uno accanto all’altro, fanno rumore. Inter: 335 falli commessi, 35 ammonizioni, zero espulsioni. Milan: 230 falli, 38 ammonizioni, 2 cartellini rossi. Una forbice che i tifosi rossoneri definiscono "clamorosa". Più di cento falli di differenza e, paradossalmente, meno cartellini. Zero rossi per i nerazzurri, contro due per il Milan. Statistiche che non dimostrano da sole un torto arbitrale (dipende sempre dal tipo di fallo) ma che inserite nel contesto di episodi come quello di Rabiot, diventano benzina sul fuoco. La sensazione, tra i sostenitori del Diavolo, è che la soglia di tolleranza cambi a seconda della maglia. Che le proteste siano giudicate con un metro elastico. Che la severità sia variabile. E in una città dove il derby non è mai solo una partita, ogni fischio pesa doppio. Il rischio, ora, è che la discussione scivoli oltre il singolo episodio e si trasformi in una questione di credibilità. Perché nel calcio italiano le polemiche arbitrali sono una costante, ma quando i numeri sembrano raccontare una storia diversa da quella del campo, il sospetto diventa narrazione. E le finte distaccate dichiarazioni di Chivu buttano benzina sul fuoco.

Chivu fa l'ecumenico sugli arbitri, però Marotta che chiama in causa Rocchi in tv...

"Quando vedrò un allenatore parlare con episodio a favore, verrò a parlare. Voglio vedere un allenatore venire in conferenza a dire 'ho avuto un episodio a favore, chiedo scusa'. Non credo che sia colpa degli arbitri se l'Italia non va al Mondiale da 2 edizioni. Si può migliorare in tante cose ma la questione non sono gli arbitri. Anche se anche loro possono migliorare" - ha detto Chivu ai microfoni. Che distacco ecumenico dal tema arbitrale, peccato che però quando c'è da urlare ai microfoni ci vada direttamente il presidente Marotta che qualche settimana prima non aveva preso di buon grado l'arbitraggio contro il Napoli chiamando in causa direttamente Rocchi: "Cerchiamo chiarezza, arbitro condizionato". E dopo un episodio come quello che ha visto protagonista Rabiot, il tifo non può che esplodere e citare la Marotta League. Il loro pensiero è unico: "Due pesi e due misure". E anche se Chivu non si lamenterà mai, gli episodi resteranno evidenti e sui social è ritornato virale anche un mancato giallo a Dimarco...

 

 

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