Milan-Inter, prove di derby: dubbi in attacco per Chivu, Allegri con il rebus Bartesaghi. Le ultime 

Il milanista punta su linea bassa e ripartenze. L’interista allena anche la mente: ieri tutti a riposo. Ecco come le due squadre si stanno preparando al big match di San Siro

Domenica, 105 giorni dopo il derby del 23 novembre, Massimiliano Allegri e Cristian Chivu si stringeranno nuovamente la mano sotto il cielo di San Siro. Da allora si è rovesciato il mondo: l’Inter, grazie a 14 vittorie e un pareggio (2-2 con il Napoli), ha fatto il vuoto sommando in classifica 11 punti in più del Milan, passato da +1 a -10. Ora Chivu intende completare l’opera, riportando la stracittadina al centro della piazza nerazzurra. Dopo i sei derby consecutivi vinti, l’Inter nei successivi sei ne ha persi quattro e pareggiati due: vero è che in ottica scudetto basterebbe (e avanzerebbe) un pari, però obiettivo un po’ di tutti a latitudini nerazzurre è battere il Milan mettendo la classica “ciliegina” sullo scudetto.

Come stanno preparando il derby Allegri e Chivu

L’avvicinamento alla supersfida è stato forzatamente antitetico: il Milan ha goduto dell’ennesima settimana libera (e Allegri si è concesso pure il lusso di fare un doppio allenamento: l’idea tattica resta quella dell’andata, aspettare bassi e ripartire a tutta con Leao e Pulisic), mentre l’Inter ha onorato la semifinale di andata di Coppa Italia, martedì a Como, e ieri ha goduto un giorno di riposo. Non è la prima volta che Chivu antepone la necessità di svuotare la testa alla routine del campo: contro il Lecce, per esempio, lasciò la truppa a casa anziché fare la rifinitura e ieri ha seguito un copione simile. La Pinetina non era però deserta: oltre all’allenatore e il suo staff, c’era pure Ange-Yoan Bonny il cui ritorno in gruppo è previsto per oggi. Un recupero fondamentale perché permetterà a Chivu di avere un cambio in panchina in attacco e, di riflesso, permetterà all’Inter di tornare al consueto 3-5-2 con Marcus Thuram e Pio Esposito terminali dell’azione. Anche a Milanello non sarà una giornata banale, considerato che Davide Bartesaghi farà un provino per capire se ci sarà la possibilità di giocare nel derby (ieri l’esterno ha proseguito il suo lavoro a parte: dovesse alzare bandiera bianca, maglia a Estupinan). Al netto di questo dubbio e di un teorico ballottaggio nel centrocampo nerazzurro tra Calhanoglu e Mkhitaryan (con il primo nettamente favorito) non dovrebbero esserci sorprese nelle formazioni, come peraltro spesso accade prima delle grandi partite.

Allegri e Chivu: due stili diversi anche nella comunicazione

Altra sensibile differenza rispetto alla gara di andata è nella comunicazione dei due allenatori. Allegri - che pure al Milan non è stato un santo in panchina, come prova la furiosa lite con Fabregas con tanto di insulti rivolti al collega - almeno in conferenza stampa non ha mai abbandonato il suo atteggiamento zen, mantenendo sempre il focus sull’obiettivo di riportare il Milan in Champions, atteggiamento rassicurante anche per comunicare all’esterno tranquillità dopo i disastri in campo e nella comunicazione attuati da chi l’ha preceduto (soprattutto Conceiçao). Chivu, dopo i primi mesi passati a volare alto sui possibili focolai di polemica (per esempio non aveva proferito verbo sul rigore alquanto dubbio, per usare un eufemismo, dato al Napoli nella sfida del Maradona), ha iniziato a tirare fuori gli artigli, per difendere il suo operato, la squadra e pure i singoli giocatori (vedi quanto detto su Bastoni dopo Inter-Juve). Quanto accaduto fa comunque parte di un percorso di crescita di un allenatore che, non va mai dimenticato, è stato catapultato al governo dell’Inter dopo appena tredici panchine in Serie A. E Chivu, che tra i maestri aveva avuto pure un certo José Mourinho, ha capito che per vincere i campionati occorre un po’ tutto: pure elmetto e baionetta quando serve.

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