Lo scatto di Malagò e la frenata del calcio

La candidatura dell'ex presidente Coni raggiunge il 54% dei voti dichiarati proprio nel giorno in cui il calcio sprofonda in una delle più sconfortanti follie degli ultimi tempi

La candidatura di Malagò raggiunge il 54% dei voti dichiarati proprio nel giorno in cui il calcio sprofonda in una delle più sconfortanti follie degli ultimi tempi. Lo scatto del possibile nuovo presidente, cui sono legate le speranze di un autentico e necessario cambiamento, coincide con un’imbarazzante frenata del sistema calcio attuale. Ultima goccia di un vaso riempito da una stagione flagellata da molte storture arbitrali, dal fallimento tecnico della nazionale e dal disastro dei club nelle coppe europee (eliminati dai norvegesi, turchi o bastonati dai tedeschi), il tutto infiocchettato da un’inchiesta della Procura di Milano, nella quale - per il momento emerge - solo un’ipotesi di accusa (grave, ma sempre “ipotesi”) e un velo opaco sulla sempre più sgangherata macchina del nostro pallone. Oggi è mercoledì e non si sa ancora quando verranno giocate cinque partite della prossima giornata, quelle che decidono la qualificazione in Champions: domenica alle 12.30 o lunedì alle 20.45. Forse lo sapremo oggi, forse domani, cioè con due o tre giorni di anticipo rispetto al calcio d’inizio. È una follia che i tifosi italiani non meritavano. Già sottoposti alla barbarie di un calendario che arriva goccia a goccia, dando spesso poco tempo per organizzare trasferte o impegni personali, dover mettere in piedi un viaggio e prendere un giorno di ferie dal lavoro con così poco anticipo è uno schiaffo vergognoso a chi spende tanto, forse troppo. Le colpe si intrecciano, come spesso accade in questi casi. La Lega non ha considerato la data della finale degli Internazionali d’Italia, che si conosceva da due anni, facendo cascare il derby di Roma proprio in questo fine settimana (per evitarlo sarebbe bastato un clic al momento di stilare il calendario). Il Prefetto non si fida a tenere la finale, molto probabilmente con Sinner, nello stesso giorno (ma non nelle stesse ore) con una partita a rischio come Roma-Lazio, spesso caratterizzata da scontri violenti intorno allo stadio.

Un amore da rilanciare

Stupisce, però, che l’abbia spostata lunedì alle 20.45 dopo aver dichiarato che “mai” avrebbe ripetuto il derby di notte dopo i gravi incidenti e i molti poliziotti feriti della scorsa stagione. L’impressione è che voglia evitare il rischio di un danno di immagine di sirene e colonne di fumo nel giorno in cui Mattarella (e tante tv internazionali) saranno al Foro Italico. E, per la cronaca, è un pensiero del tutto condivisibile, anche se in passato la convivenza fra partite importanti (anche finali di Coppa Italia) e gli Internazionali non aveva creato particolari problemi. Il fatto che ci siano cinque partite da disputare in contemporanea per ragioni di classifica è una complicazione sfortunata in più. Anche se forse non è del tutto corretto parlare di sfortuna, quando i calendari (quelli del tennis e quelli della Serie A) sono noti da tempo e la lotta Champions si è delineata due mesi fa, qui è più questione di disorganizzazione e leggerezza. Pare difficile che il Tar dia torto al Prefetto di Roma (ha posto problemi di ordine pubblico che “vincono” su tutto) e quindi è probabile che le partite si giochino lunedì sera, ma non è certo. E il tempo del ricorso al Tar allunga ulteriormente l’assurda attesa dei tifosi italiani. Insomma, Malagò ha capito subito che avrà molto da fare, ma pare l’uomo giusto per rimettere ordine, soprattutto se punterà, come ha sempre fatto, sulla managerialità più professionale per rilanciare il grande amore degli italiani. Ce n’è gran bisogno.

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