Fabregas, occhi sulla Juve italiana: "Vi dico chi mi è sempre piaciuto. Se gioca lì..."

Le parole dell'allenatore spagnolo sulla ripartenza del campionato e sugli Azzurri: "Ingiusto dire solo due nomi"

Si torna in campo dopo due settimane di sosta per le nazionali e la corsa al quarto posto regala subito sfide importanti: il Como dovrà andare a Udine per cercare di tenersi stretta la sua posizioe e difenderla da Juve e Roma. Ed è proprio Fabregas, in conferenza, a parlare per cercare di analizzare il momento della sua squadra, legata anche alle condizioni fisiche di Ramon e Jesus Rodriguez ma non solo. Anche una domanda sui calciatori italiani della Nazionale. Fabregas parla delle condizioni della squadra dopo la sosta: "Abbiamo lavorato bene, i ragazzi sono tornati e si sono messi a disposizione. Ho visto tutte le partite dei nostri giocatori in tv, sono molto contento perché tutti hanno giocato e mi piace che mostrino qualcosa di diverso con altre squadre e allenatori. Contento di Baturina e Nico Paz, Diao è tornato con il Senegal e ha giocato una mezza partita per riprendere la condizione".

Fabregas, la conferenza

Poi su Ramon e Jesus Rodriguez: "Sono tutti e due già in campo, devo prendere la decisione domani se verranno o meno e se poi giocheranno. Una valutazione che si farà domani, dipende da come finirà l'allenamento Ramon. Mentre Jesus Rodriguez non è pronto. Meglio di quanto ci si aspettasse, il dottore mi diceva fino o dopo Sassuolo di aspettare, gli ha toccato il legamento del ginocchio destro. Magari può tornare settimana prossima". Sulla crescita del Como: "Siamo cresciuti di maturità e mentalità in questa stagione, adesso nelle partite conta la voglia. Portarlo in campo tutta la settimana, avere una continuità incredibile. Io chiedo sempre di andare a mille, con la nostra mentalità. Un'espulsione, un rigore, tante cose che non si possono giudicare. Speriamo sempre nell'atteggiamento positivo".

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Baturina e la sfida all'Udinese

L'allenatore poi elogia la crescita di Baturina, anche come esterno a sinistra: "Io non invento niente. Non puoi chiedergli di stare fermo sulla linea, si annoia, non è la sua qualità. Jesus Rodriguez ha altre caratteristiche e lo voglio sulla linea. Un allenatore si deve adattare ai giocatori che ha, dove si sentono più comodi, dove può fare il bene per la squadra. Abbiamo dovuto trovare soluzioni con Nico Paz, Da Cunha, Perrone, Caqueret e tutti gli altri... bravo lui a ritagliarsi uno spazio. Con cinque centrocampisti o quattro o tre, fa bene questa polivalenza". Sull'Udinese: "Sta crescendo, squadra molto fisica, una delle tre più fisiche del campionato. Sanno gestire bene tutto il contesto di partita. Mi piacciono, si vede che lavorano molto. Noi dobbiamo essere a un livello di precisione e ritmo partita molto alto. Dipende tutto da noi. Dopo una sosta nazionali c'è sempre chi torna più o meno triste, riportare tutti nel focus è difficile. Ma quando siamo qua, sappiamo chi siamo, quello che vogliamo fare e dobbiamo continuare a farlo. La struttura dell'Udinese è forte, giocano con lo stesso sistema da tanti anni e con un allenatore esperto. A questo livello di campionato si devono fare partite di un certo livello per vincere".

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Como e il lavoro sui giovani

Il discorso si sposta sul lavoro del settore giovanile: "Io, noi come società, non siamo qui per dare lezioni a nessuno. Noi guardiamo a quello che vogliamo fare, per arrivare al futuro che sogniamo. Osian Roberts gestisce benissimo, con voglia e molto bene la struttura dell'Accademy. L'obiettivo principale? Quanti più giocatori possano arrivare in prima squadra in futuro. Così bisogna iniziare dalle Under 8 per esempio, dove gioca anche mio figlio, di crescere in una maniera diversa, con tecnica e personalità, per fare la differenza. Diamo coraggio al giocatori, divertendosi in una maniera più specifica. Non è possibile che tutti arrivino, ma 1-2-3% magari sì. È un progetto molto importante per noi, vogliamo sostenerlo con grandissima attenzione. Non abbiamo paura di perdere, della sconfitta, sappiamo qual è la strada. Capisco che noi non abbiamo tanti italiani, capisco quello che si dice, ma noi siamo partiti in prima squadra due anni fa con tantissimi italiani, Goldaniga quello che ha giocato di più l'anno scorso. Tutti dobbiamo fare la nostra scelta nel momento giusto. Noi siamo molto giovani, abbiamo iniziato da zero due anni fa, siamo in un'altra fase".

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Premio Bearzot

Poi anche un premio sul premio Bearzot e sul dove deve migliorare come allenatore: "Io voglio crescere. Non sarò lo stesso allenatore di oggi tra 8-10 anni o quando ho iniziato due anni fa. Io mi sento pronto per tutto, per questo non ho nessun dubbio su di me. Questo è quello che deve fare un leader, convincere un giocatore di fare una cosa piuttosto che un'altra. So che devo crescere in tante cose, ma questo non è un momento secondo me di vincere e fare belle prestazioni. La strada è già fatta, bisogna rompere il muro, andare a vincere e convincere. Godendo anche della pressione, dei momenti, anche se non esce la cosa per la quale stiamo lavorando. Io voglio che i miei giocatori si sentano forti. Prima di iniziare con la prima squadra ho chiacchierato con Arteta, gli ho detto che non sapevo se fossi preparato. Lui mi ha detto: 'Siamo talmente competitivi, anche se non sei pronto, la tua competizione ti spinge a trovare soluzioni, visione'. E gli do ragione due anni dopo. Il mio staff mi ha aiutato con i consigli, ma alla fine sono io che devo parlare, gestire, devo sentirlo dentro. Ma un allenatore deve essere pronto".

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Calcio italiano, Locatelli e ll'utilizzo dei terzini

Il tecnico spagnolo poi parla dell'utilizzo dei suoi terzini: "No, non è studiato. Mi piace la relazione dei giocatori, Moreno-Jesus Rodriguez si intendono bene, parlano la stessa lingua e hanno più intesa. Smolcic-Van der Brempt hanno altre caratteristiche in altre partite. Però mi fido tanto delle relazioni con i giocatori".

A chiudere una domanda sul calcio italiano e quali giocatori gli piacciono della Nazionale: "Ovviamente sì. Giocano alla Juve, all'Inter... Palestra ovviamente mi piace, Locatelli mi è sempre piaciuto. È ingiusto dire solo due nomi, se giocano lì è perché sono bravi. Come allenatore a me piacciono tanti giocatori italiani. Per Palestra però vai e lo chiedi, ma vogliono 40 milioni. Però tutti sono grandi giocatori".

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Fabregas, la conferenza

Poi su Ramon e Jesus Rodriguez: "Sono tutti e due già in campo, devo prendere la decisione domani se verranno o meno e se poi giocheranno. Una valutazione che si farà domani, dipende da come finirà l'allenamento Ramon. Mentre Jesus Rodriguez non è pronto. Meglio di quanto ci si aspettasse, il dottore mi diceva fino o dopo Sassuolo di aspettare, gli ha toccato il legamento del ginocchio destro. Magari può tornare settimana prossima". Sulla crescita del Como: "Siamo cresciuti di maturità e mentalità in questa stagione, adesso nelle partite conta la voglia. Portarlo in campo tutta la settimana, avere una continuità incredibile. Io chiedo sempre di andare a mille, con la nostra mentalità. Un'espulsione, un rigore, tante cose che non si possono giudicare. Speriamo sempre nell'atteggiamento positivo".

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