Inter-Juve, oltre "guardie e ladri": tra baci, "Chi l'ha visto" e Var umano

Quando il derby d’Italia non è solo storia di veleni: momenti di fair play, storie a lieto fine, episodi di rispetto e sportività, disattenzioni dentro e fuori dal campo

Dedicato a chi vuol mettere in difficoltà Google, intelligenza artificiale e algoritmi: chiedete fair play nel Derby d’Italia. Spuntano milioni di pagine sul “fair play finanziario” ma neanche un link su episodi di amicizia, stima, rispetto e sportività. Chiunque digiti Inter-Juve va con i polpastrelli ad accarezzare un filo spinato di veleni, polemiche e sangue. Eppure, sarà successo anche qualcosa di piacevole e condiviso, no?

Inter-Juve e il Var senza Var

Se non ci arrivano i motori di ricerca, con una buona memoria si ricorda il primo caso di Var anche senza… Var. Accade in Inter-Juve del 9 marzo 1997, arbitro Pierluigi Collina. Lancio lungo di Bergomi, pallone conteso da Montero ma spizzato da Zamorano per Ganz che segna. Il “guardalinee” (ora si chiama “assistente”) non sbandiera nulla. San Siro esulta: Inter in vantaggio. Anzi, no. Collina ci pensa. Nella sua testa riavvolge l’immagine. Si chiede chi ha toccato il pallone nel duello aereo, lo domanda al guardalinee che - frastornato - gli balbetta qualche “non lo so”. Così ci ripensa. Ultimo tocco di Zamorano, gol annullato per fuorigioco netto e arbitro che si dirige verso la panchina nerazzurra per meritare un’iconica stretta di mano dall’allenatore inglese Roy Hodgson. Scherzando, si può definire primo caso di Var anche senza Var. Addirittura con tanto di “Open Var” nel post partita, quando Collina decide addirittura di parlare. Mai successo prima: va in sala stampa e spiega l’accaduto. Applausi. È storia.

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Adani, il gol in Coppa Italia e... Francesco

Bella storia da raccontare anche una vicenda che fra qualche giorno, il 14 febbraio, compirà vent’anni. È il 2004 quando Inter e Juve si affrontano in Coppa Italia. Il gol che porta ai rigori lo segna Adani, che esulta togliendosi la maglia per mostrare una scritta: “Francesco torna…”. I più attenti notano perfino i tre puntini di sospensione che alimentano il mistero. Il destinatario del messaggio viene svelato il giorno dopo. È un ragazzo bresciano appena sedicenne, scappato di casa da 48 ore, “senza lasciare tracce”. Si sa che è tifoso interista, si teme il peggio. Parenti e amici fanno appello ai giocatori. Ma la sottomaglia “Francesco torna…” viene indossata solo dall’attuale opinionista Rai, che non era esattamente un bomber, ma… Coincidono i puntini di sospensione e i punti del destino. Per la rievocazione mistica, qualcuno dall’alto ha guidato in rete il pallone colpito da Adani.

Per la cronaca asciutta, in quel momento il ragazzino scappato sta guardando la partita in tv alla stazione di Genova. Esulta e sgrana gli occhi quando si vede richiamato a casa. “Francesco sono io”, sussurra a chi gli è vicino in quel momento. E il giorno successivo lo riportano in famiglia. Oggi l’identità di quell’ex ragazzo è sparita dal web. Le cronache dei quotidiani di vent’anni fa mostrano la foto, ma riportano appena l’iniziale del cognome. Troppo poco per rintracciarlo oggi sui social, a distanza di vent’anni esatti. Comunque auguri, Francesco.

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Ronaldo, lacrime e applausi

Auguri a Ronaldo, sempre grazie a una maglietta. Altro giro della memoria per una sfida Inter-Juve che davvero si apre con immenso fair play. È metà aprile del 2000, pochi giorni prima il Fenomeno si è squartato il ginocchio in Coppa Italia e in diretta tv. Fanno il giro del mondo le immagini di Ronaldo che piange disperato, reggendosi quel che resta del ginocchio, dopo l’esplosione del tendine rotuleo. Le lacrime appartengono a tutti. E applaude anche la Juve quando l’Inter entra in campo e si schierano con una maglietta bianca nella quale si vede l’ex faccione sorridente di Ronaldo con la didascalia “non mollare”. La maglietta si trova oggi sul web, in qualche e-commerce. Scontata, costa una ventina di euro. A occhio, non si tratta di quelle originali.

Prisco e l'Avvocato, altro che "guardie e ladri"

Chi aveva dialettica originale, seppure con ironia indirizzata sempre agli stessi bersagli, era il vice presidente interista Peppino Prisco. Quando declamava il suo pezzo forte, strappava un sorriso anche agli avversari: “Se incontro un milanista, poi mi lavo la mano. Se stringo la mano a uno juventino, poi mi conto le dita”. E giù risate. Perché se non vinceva, l’ironia almeno pareggiava. Mica ora, che comanda la permalosità per un “guardie e ladri” o “Sinner-Djokovic. Del resto, l’avvocato battutista Prisco se la giocava con l’Avvocato, quello con la maiuscola, Gianni Agnelli. Altra classe. Altri tempi.

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Del Piero, Baggio e Lippi

È tempo di confessare, qui, che la memoria arranca a caccia di successivi episodi di fair-play tra Inter e Juventus. Bisogna ammetterlo, stravincono le ricerche di Google che indirizzano al fair-play finanziario, con accuse da tifosi rabbiosi su debiti cinesi e ricapitalizzazioni torinesi. Proprio a Torino, del resto, non proprio un gesto di fair play accompagna una storica sostituzione, avvenuta in Juve-Inter di metà anni Novanta. Esce Roberto Baggio, entra Del Piero. Era la prima staffetta, quella che indicava alla Juventus la via del futuro che di lì a poco sarebbe stato riservato solo ad Alex. Il Divin Codino, che era sia sveglio sia malizioso, non la prese bene. La partita non merita la ricerca per il risultato, un antipatico 0-0. Ma su YouTube si trova l’immagine del cambio, con stizza di Baggio e mancata stretta di mano con Lippi. Peraltro, i due si ritrovarono poi proprio all’Inter per proseguire il loro regolamento di conti. Ma questa è un’altra storia.

Vidal e il bacio allo stemma Juve

La storia più recente è di pochi anni fa, quelli del Covid e degli stadi a numero chiuso. Per battagliare anche all’Inter, Antonio Conte si era preso il suo guerriero preferito, Arturo Vidal. Solo che al primo incrocio con la Juventus, il cileno non aveva trovato di meglio che onorare il curriculum bianconero abbracciando Chiellini e baciando lo stemma sul petto del capitano bianconero. Apriti cielo, apriti social! Per sua fortuna, Vidal in campo non ha il telefonino e non si accorge della bufera sul web. Gioca bene, praticamente la sua unica prestazione accettabile all’Inter. E addirittura segna. Così il bacio alla doppia JJ viene salvato con nome “disattenzione”, quasi fair play. E comunque serve per annodare il filo degli episodi condivisi nella storia di Inter e Juventus. Non ce ne sono tanti. Ma magari Google indicizzerà questo “Tuttosport” per raccontare ai millennial che, nella secolare storia bianconerazzurra, ci sono stati anche applausi. Pochi, come si dice, ma buoni. Da ricordare.

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Dedicato a chi vuol mettere in difficoltà Google, intelligenza artificiale e algoritmi: chiedete fair play nel Derby d’Italia. Spuntano milioni di pagine sul “fair play finanziario” ma neanche un link su episodi di amicizia, stima, rispetto e sportività. Chiunque digiti Inter-Juve va con i polpastrelli ad accarezzare un filo spinato di veleni, polemiche e sangue. Eppure, sarà successo anche qualcosa di piacevole e condiviso, no?

Inter-Juve e il Var senza Var

Se non ci arrivano i motori di ricerca, con una buona memoria si ricorda il primo caso di Var anche senza… Var. Accade in Inter-Juve del 9 marzo 1997, arbitro Pierluigi Collina. Lancio lungo di Bergomi, pallone conteso da Montero ma spizzato da Zamorano per Ganz che segna. Il “guardalinee” (ora si chiama “assistente”) non sbandiera nulla. San Siro esulta: Inter in vantaggio. Anzi, no. Collina ci pensa. Nella sua testa riavvolge l’immagine. Si chiede chi ha toccato il pallone nel duello aereo, lo domanda al guardalinee che - frastornato - gli balbetta qualche “non lo so”. Così ci ripensa. Ultimo tocco di Zamorano, gol annullato per fuorigioco netto e arbitro che si dirige verso la panchina nerazzurra per meritare un’iconica stretta di mano dall’allenatore inglese Roy Hodgson. Scherzando, si può definire primo caso di Var anche senza Var. Addirittura con tanto di “Open Var” nel post partita, quando Collina decide addirittura di parlare. Mai successo prima: va in sala stampa e spiega l’accaduto. Applausi. È storia.

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