© Aldo LiveraniLa vera sfida per lo scudetto è fra l’Inter e la sua capacità di boicottarsi da sola. Ieri la prestazione del Napoli è stata strepitosa a livello tattico, caratteriale e tecnico (McTominay ha mostrato qualità che in altri contesti gli varrebbero il podio del Pallone d’Oro), ma ci sono stati tratti della partita in cui la superiorità della rosa dell’Inter era evidente. Ma, ancora una volta, quella superiorità non è bastata a vincere la partita. Contro Napoli, Roma, Milan e Juve, i nerazzurri hanno racimolato 4 punti su 15: clamorosamente pochi per una squadra comunque in testa alla classifica. Ed è in questa contraddizione che si staglia la filigrana di uno dei campionati più strani degli ultimi anni. Perché l’Inter ha dei limiti che possono aprire scenari imprevedibili, resi ancora più imponderabili che dietro di lei si fatica a trovare una rivale con la sufficiente continuità per approfittarne. Così l’Inter continua a essere favorita e lo è forse anche un pelo di più dopo il pareggio di ieri, che vede il Napoli certamente più soddisfatto e orgoglioso (se non altro per le emergenze con le quali ha affrontato la partita), ma alla fine con una distanza invariata. L’Inter, però, può farsi male da sola. Soprattutto in difesa, dove Bisseck al posto di Acerbi o De Vrij rappresenta un gentile omaggio agli avversari.
Il limite nerazzurro e gli eccessi di Conte
L’impressione è che l’Inter possa sempre prendere gol in un modo o nell’altro. L’altro limite che zavorra la forza dell’Inter è una sorta di presunzione o di eccessiva fiducia che, di tanto in tanto, alleggerisce un po’ troppo la tensione agonistica di chi sta in campo. Non capita sempre, ma finora è capitato abbastanza spesso per tenere aperto il campionato. Ieri, per fortuna, lo scontro diretto non ha visto errori arbitrali. E il rigore assegnato all’Inter non presenta dubbi. La reazione di Conte, quindi, è un po’ eccessiva, soprattutto nei modi e nei toni. Così come lo sono state, nel corso della stagione, alcune reazioni di Allegri. Qualcosa sta sfuggendo un po’ di mano agli allenatori, che per età e ruolo dovrebbero essere più composti. Ed evitare certe uscite come quella di Sarri che ieri ha definito “pura violenza” le interviste prepartita. Sì, sono abbastanza inutili, ma la violenza - soprattutto in questi giorni - è un’altra cosa. Molto più seria di una partita di calcio.
