Mago Chivu fa sparire l’Inter di Inzaghi. E pure i fedelissimi vicini all'addio

La squadra nerazzurra ha cambiato gradualmente pelle rispetto al passato, con il progressivo declino dei senatori

L’Inter ieri mattina si è svegliata con un sorriso grosso così. Certo, gli ultimi risultati non sono stati buoni, la condizione generale della squadra non è ottimale, ma il ko del Milan a Roma ha permesso un inaspettato allungo in classifica con conseguente maggiore serenità in chiave scudetto. Un titolo, se arriverà, che premierà il lavoro, in primis psicologico, di Cristian Chivu che in estate ha saputo risollevare una squadra che aveva finito la stagione precedente con le ossa rotte. Quando tutti davano per finita la squadra nerazzurra e non in prima fila nella corsa scudetto ’25-26, nonostante un organico sulla carta ancora superiore a quello delle avversarie, il tecnico romeno è riuscito a riportarla sui binari giusti. Un’Inter che però ha cambiato gradualmente pelle rispetto al passato. Il gioco in alcuni tratti della stagione è stato più verticale e aggressivo rispetto a quello mostrato nei quattro anni di Simone Inzaghi; via via sono diventati protagonisti nuovi giocatori anche perché parallelamente, lo dicono le presenze, le statistiche e le prestazioni, si è palesato un progressivo declino di quei senatori che - per età e ruolo nello spogliatoio - avevano fatto le fortune dell'allenatore piacentino.

I fedelissimi di Inzaghi destinati all'addio

Magari non saranno stati i principali giocatori in copertina nello scudetto della seconda stella nella stagione ’23-24 o nella cavalcata Champions fino alla finale nell’annata ’24-25, però è innegabile che il peso all'interno della squadra di alcuni giocatori con Inzaghi sia notevolmente cambiato con Chivu. Acerbi, De Vrij, Darmian sono usciti dai radar, Mkhitaryan è meno centrale; Sommer e Calhanoglu, rimasti titolari, hanno avuto o un netto calo di rendimento (vedi il portiere, passato dal miracolo con Yamal nella semifinale di Champions a diverse incertezze) o hanno confermato un deterioramento del proprio fisico (il turco, comunque autore di 8 gol in campionato, dopo i cinque infortuni del '24-25, è già a tre in questo '25-26). Nessuno oggi, principalmente per il contratto in scadenza, ha la certezza di rimanere. Anzi, tutti sono probabilmente destinati all'addio, compreso Calhanoglu che scadrà nel 2027, ma ha il fiato sul collo del Galatasaray.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

L'infortunio di Mkhitaryan

Il club nelle settimane scorse stava ragionando sul possibile rinnovo di Mkhitaryan, ma l'armeno, 37 anni, da intoccabile con Inzaghi ora è meno centrale - a metà marzo la scorsa annata aveva collezionato 26 da gare titolare; oggi sono 13 - e il suo fisico ha iniziato a inviare alcuni segnali. È stato fermo un mese a novembre e con l'Atalanta sabato ha riportato un risentimento al bicipite femorale della coscia sinistra che lo costringerà a saltare domenica la trasferta a Firenze (ieri ha iniziato le terapie, l’obiettivo è tornare per Inter-Roma il 5 aprile). Cosa dire poi di Acerbi? Totem con Inzaghi, oggi è la riserva di Akanji, mentre De Vrij 22 gare in campionato a metà marzo 2025, di cui 14 da titolare, adesso è un comprimario (8 presenze totali, 5 dal primo minuto). Darmian ha avuto un grave infortunio al polpaccio a inizio ottobre 2025, ma ci ha messo molto a recuperare e da quando è tornato a disposizione a metà gennaio, ha messo insieme solo 4 gare (2 da titolare) per 190 minuti complessivi. Ulteriori motivi che spingeranno il club a rifondare la squadra in estate, meglio se con uno scudetto in più cucito sul petto.

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L’Inter ieri mattina si è svegliata con un sorriso grosso così. Certo, gli ultimi risultati non sono stati buoni, la condizione generale della squadra non è ottimale, ma il ko del Milan a Roma ha permesso un inaspettato allungo in classifica con conseguente maggiore serenità in chiave scudetto. Un titolo, se arriverà, che premierà il lavoro, in primis psicologico, di Cristian Chivu che in estate ha saputo risollevare una squadra che aveva finito la stagione precedente con le ossa rotte. Quando tutti davano per finita la squadra nerazzurra e non in prima fila nella corsa scudetto ’25-26, nonostante un organico sulla carta ancora superiore a quello delle avversarie, il tecnico romeno è riuscito a riportarla sui binari giusti. Un’Inter che però ha cambiato gradualmente pelle rispetto al passato. Il gioco in alcuni tratti della stagione è stato più verticale e aggressivo rispetto a quello mostrato nei quattro anni di Simone Inzaghi; via via sono diventati protagonisti nuovi giocatori anche perché parallelamente, lo dicono le presenze, le statistiche e le prestazioni, si è palesato un progressivo declino di quei senatori che - per età e ruolo nello spogliatoio - avevano fatto le fortune dell'allenatore piacentino.

I fedelissimi di Inzaghi destinati all'addio

Magari non saranno stati i principali giocatori in copertina nello scudetto della seconda stella nella stagione ’23-24 o nella cavalcata Champions fino alla finale nell’annata ’24-25, però è innegabile che il peso all'interno della squadra di alcuni giocatori con Inzaghi sia notevolmente cambiato con Chivu. Acerbi, De Vrij, Darmian sono usciti dai radar, Mkhitaryan è meno centrale; Sommer e Calhanoglu, rimasti titolari, hanno avuto o un netto calo di rendimento (vedi il portiere, passato dal miracolo con Yamal nella semifinale di Champions a diverse incertezze) o hanno confermato un deterioramento del proprio fisico (il turco, comunque autore di 8 gol in campionato, dopo i cinque infortuni del '24-25, è già a tre in questo '25-26). Nessuno oggi, principalmente per il contratto in scadenza, ha la certezza di rimanere. Anzi, tutti sono probabilmente destinati all'addio, compreso Calhanoglu che scadrà nel 2027, ma ha il fiato sul collo del Galatasaray.

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