Pagina 3 | Mai vista una Juve così. Qual è la rosa più forte della storia?

Non è difficile sostenere che la panchina della Juventus nella partita contro il Milan può serenamente competere ad altissimo livello in campionato (per ricordarla: Buffon; Danilo, Rugani, Demiral, De Sciglio; Khedira, Emre Can, Rabiot; Ramsey; Dybala e Douglas Costa). Il che fa pensare che quella di questa stagione sia la più forte rosa della storia della Juventus. Che non significa la più forte Juventus in assoluto, ma la ricchezza a disposizione dell’allenatore. Abbiamo dunque provato a pescare le rose juventine del Dopoguerra mettendole a confronto per giocare e farvi giocare.

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La Juve del 1959-60

E' il culmine del ciclo della Juventus del Dottore (inteso come Umberto Agnelli, giovanissimo presidente) che mette insieme Giampiero Boniperti, John Charles e Omar Enrique Sivori: un tridente che potrebbe valere in termini di passione, tecnica e fantasia quello sognato dai tifosi di oggi con Ronaldo, Higuain e Dybala. Quella squadra univa la genialità sfrenata di Sivori, lo strapotere fisico di Charles e il carisma agonistico di Boniperti, ma aveva anche giocatori raffinati come Nicolè e Stacchini, mediani rocciosi come Emoli, difensori tosti come Castano. Insomma nell’undici titolare può anche reggere il confronto con la Juventus di Sarri, ma la qualità dei ricambi non era certamente la stessa. Per quanto Garzena e Leoncini fossero eccellenti giocatori e quasi co-titolari nei rispettivi ruoli, nel resto della panchina ci sono personaggi minori. D’altra parte era un calcio dove il turnover era un concetto lontano e, per esempio, non erano neppure previste le sostituzioni durante la gara (furono introdotte cinque anni dopo).

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La Juve del 1976-77

E' la Juventus più tetragona di sempre. Nessun fronzolo, solo carattere, corsa, cattiveria agonistica e uomini veri. Certo, Causio aveva indole e classe brasiliana paragonabile a quella di un Douglas Costa; Bettega era un attaccante straordinariamente moderno per certi versi con l’attitudine dell’Higuain attuale e Tardelli farebbe comodo a Sarri ancora oggi, con quelle caratteristiche che uniscono Ramsey e Matuidi. E dietro c’erano Zoff e Scirea, una coppia che ha segnato un’epoca del calcio mondiale. E' una squadra tutta italiana che forse metterebbe in crisi la Juventus attuale perché all’epoca non si parlava così insistentemente di «intensità», ma di sicuro la Juventus del ’76-77 ne metteva tanta in campo. Anche in questo caso, però, il confronto con la panchina la vede perdente: solo il giovane e talentuosissimo Cabrini brilla in un gruppo di calciatori onesti e solidi, ma certamente meno forti dei panchinari attuali.

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La Juve del 1982-83

E' una delle Juventus più forti di tutti i tempi, ma in quella stagione ha vinto solo una Coppa Italia (e un Mundialito club), dopo aver perso il campionato e la finale di Coppa-campioni contro l’Amburgo. Eppure aveva sei campioni del mondo ai quali si aggiungevano Platini, Boniek, e Bettega. Una corazzata di tecnica, forza, agonismo e fantasia: c’era tutto in quella squadra che aveva anche alternative interessanti come l’infaticabile Bonini, il duttile Prandelli, il fantastico Marocchino e il talentuoso Galderisi. Considerato che all’epoca non c’era bisogno di undici riserve, era una rosa decisamente ricca.

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La Juve del 1995-96

E' la stagione che significa Champions League, che arriva grazie a una squadra muscolare, affamata, talentuosa. Muscolare cominciando tra i pali, dove si muove Peruzzi, che compensa l’altezza con una esplosività fuori dal comune, per arrivare in attacco, dove Vialli è il compendio ideale della classe unita alla forza. Una Juve che si muove secondo le indicazioni di Marcello Lippi e che ha in Paulo Sousa l’architetto del centrocampo. Un reparto a tre che, per caratteristiche di Conte e Deschamps, può paragonarsi a quello di Sarri: idee, corsa, intelligenza tattica. E lo stesso può dirsi per i due centrali di difesa Ferrara e Vierchowod, così vicini anagraficamente a Bonucci e all’infortunato Chiellini. Sulla fasce la grinta di Torricelli e la sapienza tattica di Pessotto, là davanti la determinazione di Ravanelli e la sapienza calcistica di Del Piero, a completare con Vialli una squadra solida e formidabile. E, attenzione, date un’occhiata alle alternative.

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La Juve del 2005-06

Se la squadra del 1982 era quella post-Mondiale, quella del 2005-06 ha parecchi azzurri che sarebbero saliti di lì a poco sul trono a Berlino. A cominciare da Cannavaro, che forma con Thuram una straordinaria coppia di centrali, in continuità con una tradizione bianconera che arriva fino ai giorni nostri. Formidabile la linea di centrocampo, con Camoranesi e Nedved sulla fasce a collaborare con la muscolarità di Vieira e il dinamismo di Emerson. Davanti la coppia Ibrahimovic-Trezeguet, due tra gli attaccanti più forti mai visti, e non soltanto nella storia della Juventus. Una squadra completata da riserve che sarebbero state titolari altrove e che, di lì a poco, sarebbe stata smembrata da Calciopoli, impedendole così di vincere quanto avrebbe potuto. E dovuto.

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La Juve del 1976-77

E' la Juventus più tetragona di sempre. Nessun fronzolo, solo carattere, corsa, cattiveria agonistica e uomini veri. Certo, Causio aveva indole e classe brasiliana paragonabile a quella di un Douglas Costa; Bettega era un attaccante straordinariamente moderno per certi versi con l’attitudine dell’Higuain attuale e Tardelli farebbe comodo a Sarri ancora oggi, con quelle caratteristiche che uniscono Ramsey e Matuidi. E dietro c’erano Zoff e Scirea, una coppia che ha segnato un’epoca del calcio mondiale. E' una squadra tutta italiana che forse metterebbe in crisi la Juventus attuale perché all’epoca non si parlava così insistentemente di «intensità», ma di sicuro la Juventus del ’76-77 ne metteva tanta in campo. Anche in questo caso, però, il confronto con la panchina la vede perdente: solo il giovane e talentuosissimo Cabrini brilla in un gruppo di calciatori onesti e solidi, ma certamente meno forti dei panchinari attuali.

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