Juve, Zakaria parla da leader: "Non sono come Pogba o Vieira, ho un mio stile"

Il centrocampista svizzero si racconta: "Quando si è prospettata la possibilità di giocare qui non ho esitato, è stata un’opportunità grandiosa". Ecco cosa ha detto sulla sua passione per il basket e sul razzismo
Zakaria© Marco Canoniero

Dopo un inizio travolgente con il gol all'esordio contro il Verona, Zakaria è dovuto restare ai box per poco più di un mese a causa di un infortunio agli adduttori rimediato nella sfida contro l'Empoli del 26 febbraio. Il centrocampista svizzero, arrivato alla Juve a gennaio dal Borussia Moenchengladbach, è però pronto a tornare in campo proprio nella sfida contro l'Inter in programma domenica alle 20.45 all'Allianz Stadium. A proposito dell'imminente derby d'Italia, nell'intervista rilasciata ai microfoni di Dazn, il calciatore commenta: "Non c’è bisogno che mi si spieghi l’importanza. So che è una grande partita del calcio italiano, sappiamo che è importante per noi, per i nostri tifosi. Faremo di tutto per vincere". Zakaria traccia poi un bilancio dei primi due mesi alla Vecchia Signora: "È stata una serata perfetta, senz’altro, quando fai anche goal lo è di sicuro - commenta riferendosì al debutto con gol contro il Verona -. Sono venuto qui per mostrare ciò di cui sono capace per aiutare la squadra. Quel goal mi ha aiutato a presentarmi a tutti. Ma non mi rilasso, ho ancora molte cose da fare, da affrontare partita dopo partita".

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Sulla Svizzera e la piaga del razzismo

Si passa poi al capitolo nazionale, con Zakaria che con la sua Svizzera ha estromesso proprio l'Italia, poi ko nella semifinale playoff contro la Macedonia del Nord, nella fase a gironi: "Cosa significa sentirsi svizzero? Significa che sono nato in Svizzera, sono cresciuto in Svizzera, in Africa ci andavo solo per le vacanze. Essere svizzero vuol dire tanto per me, sento i valori della Svizzera, è il Paese che mi ha dato tutto e cerco di dare qualcosa in cambio". Sul razzismo: "Non ho ricevuti insulti razzisti, non ancora grazie a Dio. Spero di poter dire lo stesso ancora a lungo perché il razzismo non ha ragion d’essere, sia sul campo sia fuori. È qualcosa che purtroppo esiste, è nella società e si manifesta, ma per fortuna non mi è mai capitato di essere un bersaglio".

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Sui paragoni con altri campioni e la passione per il basket

Zakaria è stato paragonato a diversi campioni del presente (Pogba e Kroos) e del passato (Vieira), ma lui rimane con i piedi per terra: "Non assomiglio a nessuno. Ovviamente è bello essere associati a dei grandi giocatori, ma come ho sempre detto io sono Denis Zakaria, ho il mio gioco e il mio stile, con il grande rispetto che ho per questi grandi giocatori. Modello di me stesso? Modello no, però sono un giocatore con caratteristiche speciali, non penso di essere un Pogba o un Vieira, sì ci sono delle cose simili tra me e loro, ma io resto Denis Zakaria". L'altra passione di Zakaria è il basket e due sono i modelli: "C’è LeBron James ovviamente, ma anche Ja Morant... (è il basket!) lo guardo molto quando voglio divertirmi. Ho lasciato la mia comfort zone come LeBron e Durant? Sì, è stato importante per me dopo quasi 5 anni in Germania, era tempo di scoprire un nuovo campionato, nuove situazioni. Quando si è prospettata la possibilità di giocare alla Juve non ho esitato, è stata un’opportunità grandiosa". Infine riavvolge il nastro tornando proprio all'esperienza in Bundesliga. Sulla differenza tra i due campionati ammette: "Devo ancora giocare un po’ di partite in più, visto anche l’infortunio. Posso però già dire che qui si cura molto di più la tattica, si è molto più disciplinati anche a livello difensivo, e che, come dire, ho la sensazione che i giovani ci mettano più impegno, più voglia, il che mi piace molto ed è molto positivo. L'adattamento alla A? È complicato da dire, sono un giocatore polivalente, mi adatto abbastanza bene allo stile di gioco del momento: ho fatto bene in Germania, penso che in Italia possa andare pure bene".

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