Bonucci: "Juve, sogno la Champions in due anni"

Il capitano bianconero ha toccato diversi temi, dalla fascia ereditata da Chiellini all'addio di De Ligt: "A Pogba ho detto che a Manchester non era lui"
Bonucci: "Juve, sogno la Champions in due anni"

Sullo sfondo la vetrata, lo skyline di Las Vegas. Sulla poltroncina capitan Leonardo Bonucci, con il suo carisma e la sua schiettezza. Si parte, nell’intervista, dal contesto, dal tour in Usa. «Questi tour facevano parte dei nostri inizi di stagione, ora si ritorna all'abitudine del passato. Fa sempre piacere portare il marchio Juventus in giro per il globo e vedere così tanta vicinanza e affetto per questi colori. A maggior ragione dopo due anni in cui non si è fatto nulla di questo tipo di avventure. Per noi questo è un modo per ripartire al meglio: c'è una squadra con tanto entusiasmo, con tanto affetto intorno. C'è la volontà di tornare ad essere e a fare la Juventus in Italia e nel Mondo».

Ci sono anche Barcellona e Real ad attendervi...

«Quando scendiamo in campo nessuno di noi vuole perdere e si tira indietro. Non abbiamo la condizione ottimale ma questi test servono per conoscerci meglio. Quest'anno anche grazie al lavoro fatto dalla società, la Juve sta riacquistando quella forza davanti agli occhi di tutti per tornare a mettere paura».

E lei farà la sua parte con la fascia di capitano al braccio.

«Finalmente ce l'ho fatta! Scherzi a parte... Ho sempre fatto quello che doveva esser fatto per il ruolo che avevo nello spogliatoio. Ora essendo il primo e il più vecchio di tutto il gruppo, sono capitano: l'esempio, le responsabilità e l'orgoglio di portare questa maglia dovranno essere ancora più forti rispetto al passato».

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Cosa deve fare un buon capitano per avere uno spogliatoio come si deve?

«Prima cosa, essere d'esempio. E poi un buon capitano deve avere un grande gruppo alle spalle. In Nazionale abbiamo portato a casa un Europeo anche grazie alla forza del gruppo: assieme a Giorgio avevamo fatto capire cosa significa. Quello che mi piacerebbe vedere e che si sta già vedendo è proprio questo».

Chiellini che eredità le lascia?

«Una eredità sicuramente pesante: lui è stato uno degli esempi di juventinità insieme con Buffon e Del Piero. Io spero di avere appreso dalle sue qualità e cercherò di essere me stesso, dimettermi a disposizione nel gruppo».

Cosa le ha detto?

«Mi ha detto: adesso sono ca... tuoi. Dopo un anno come lo scorso in cui la Juventus non ha vinto, ripartire non è facile. La società sta facendo degli investimenti importanti per tornare a vincere da subito. Adesso sta a noi creare quella giusta dose di gruppo e alchimia».

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Lei è stato il primo grande acquisto della gestione Agnelli. In Italia ha vinto tutto, sarebbe un degna chiusura del percorso riuscire anche a fare il grande passo in Europa?

«Inutile girarci attorno. Quando sono arrivato alla Juventus, il sogno era quello di fare una grande carriera con questa maglia per vincere tutto. Finora nel 90 per cento mi è riuscito, mi manca quella piccola parte che purtroppo a noi juventini fa male. Speriamo in questi due anni che ho ancora di contratto quantomeno di riuscire a ritrovare quella stabilità che ultimamente abbiamo perso. Tornare tra le prime otto deve essere il primo passo. Poi ci vuole anche un po' di fortuna: ad esempio quella di avere i giocatori più importanti nei momenti chiave. Inoltre questa sarà una stagione particolare: dopo tre mesi a tutta birra ci saranno due mesi di pausa, chi andrà al mondiale sarà stanco. Può succedere tutto e il contrario di tutto. Quindi, perché non credere a quello che potrà essere il futuro bianconero in Europa?».

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Con Di Maria e Pogba è più facile?

«Beh, portano qualità, portano esperienza. Quella che serve per competere».

Angel l'aveva già incontrato in passato...

«Purtroppo il primo di giugno. A mio modo di vedere il calcio, per quello che ha fatto nella carriera, per le qualità che ha: è stato molto sottovalutato. E' un giocatore dalle qualità impressionanti. In allenamento fa dei numeri e il problema è che tu lo sai che li fa, ma la palla non gliela togli lo stesso. E’ il più talentuoso della prossima serie A? Secondo me è il giocatore più completo perché oltre al talento ha l'esperienza».

Pogba come l'ha ritrovato?

«Bene! Ha capito che la Juventus di questo momento forse è un gradino indietro rispetto a quella che aveva lasciato lui. Ma lui è arrivato con tanta voglia di fare e umiltà. E' al centro del progetto e del gruppo».

Cosa gli ha detto quando l'ha rivisto?

«Che doveva togliersi gli orecchini per fare allenamento! No, scherzo. Gli ho detto che abbiamo bisogno di lui, del Pogba che conosciamo a livello di leadership, di tecnica, di carisma. E che a Manchester il vero Pogba non l’hanno mai visto e che mi aspetto di vederlo ora».

Che sensazione le ha dato la partenza di De Ligt?

«Non mi ha sorpreso, ci sono state alcune sue dichiarazioni che lasciavano intendere la sua non volontà di continuare alla Juventus. Penso che alla base di tutto serva rispetto per un gruppo in cui sei stato per 3 anni e che ti è servito per crescere. In Nazionale ha detto delle frasi che non sono state proprio carine: la Juventus ha investito su di lui e gli ha dato tanto. Quando è tornato dopo le vacanze e ci siamo parlati, ha capito cosa intendessi. Le scelte ognuno è libero di farle, ma bisogna sempre ringraziare. La Juventus è sempre la Juventus. Il Bayern è un grande club, ma non è detto che se vai in un grande club sei destinato a vincere».

Con Bremer che coppia sarà?

«È un giocatore di talento. Ha un grande avvenire: negli ultimi due anni è cresciuto tantissimo. Ha le potenzialità, un fisico impressionante. Credo che una volta perso De Ligt, la società abbia fatto l'acquisto migliore. Noi abbiamo la fortuna di avere altri due difensori che sono super affidabili. Anche Daniele si è sempre fatto trovare pronto e Gatti, che adesso vive fra le stelle, ha doti importanti. Può diventare un difensore forte, affidabile della Juventus. È pronto. E quando farà un errore, in quel momento crescerà».

Vlahovic dove può arrivare?

«Dusan può arrivare tra i top 5 a patto che si stabilizzi nel passare dall'entusiasmo a mille perché fa gol alla rabbia se qualcosa va storto, una rabbia che gli succhia tante energie. Ma ha 22 anni, è giovane. A noi ha portato tantissimo, ha fatto gol importanti».

Vlahovic, Lautaro, Lukaku, Ibrahimovic, Dybala... Chi ha l'attaccante più forte?

«Credo che ora come squadra sia più forte l'Inter. Ha ripreso il giocatore che aveva fatto la differenza nell'anno dello scudetto. Dybala alla Roma mi incuriosisce perché Roma non è una piazza facile. Ma Paulo ha le qualità per diventare il simbolo di una squadra che ha vinto una coppa a livello europeo. Comunque, uno su tutti: il ritorno di Lukaku all'Inter è quello più impattante. Anche se quando si comincia una stagione, si riparte tutti da zero. Il Milan avrà la pressione di riconfermarsi; l'Inter se tiene Skriniar ha la squadra più completa. Ma ci siamo anche noi che puntiamo a tutti gli obiettivi! Poi attenzione alla Lazio: se trova due acquisti giusti darà fastidio. La Roma è nel limbo tra una grande stagione e rischiare di non entrare in Champions. Il Napoli invece ha perso due elementi importanti con Insigne e Koulibaly».

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Zaniolo può far comodo alla Juventus?

«Beh, dovete chiederlo a Cherubini. Io posso dire che è un grande talento: ancora non sa le potenzialità enormi che ha. Deve conoscersi ancora fino in fondo: è giovane, ha avuto tutto e subito e deve capire come gestire questa enorme pressione. Per arrivare alla Juventus non bastano le qualità calcistiche. Se resterà alla Roma avrà modo di esaltarsi giocando con Dybala, se arriverà alla Juvecercheremo di metterlo a suo agio».

Il rapporto con Allegri?

«Con il mister ho sempre avuto un rapporto diretto e schietto. Quando sei sincero e c'è un confronto tra uomini se ne esce migliori. È successo anche alla fine della scorsa stagione: ci siamo confrontati e devo dire dopo un anno vissuto “così” dove un po' tutti siamo mancati in qualcosa, ho rivisto Allegri e quella voglia di vincere che c’era nel suo primo anno».

Nazionale: più difficile da gestire l'eliminazione con Ventura o Mancini?

«Mancini, assolutamente. Perché con Ventura c'erano tate cose che non andavano, dinamiche che avevano un po' rotto quel piacere di stare in Nazionale. Invece con Mancini fa male aver perso quello che era assolutamente alla nostra portata».

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