© LaPresseCentoventisei anni fa, un gruppo di ragazzi tra i 15 e 20 anni si ritrovava in un’officina meccanica dove si riparavano le biciclette e, senza saperlo, fondava uno dei club di calcio più importanti del mondo. Fra di loro Domenico Donna, liceale dalla penna brillante che diventerà un importante avvocato e andrà a vivere ad Aix-les-Bains in Savoia. Più abile come cronista che come calciatore, fu lui, nell’estate del 1950, a scrivere per Tuttosport un foglietto a puntate sulle origini della Juventus, squadra che aveva contribuito a fondare, nell’autunno del 1897. Articoli brillanti e spiritosi, pieni di amore e nostalgia, nei quali viene ricostruito come si arrivò, quel primo novembre 1897, alla riunione fondativa che cambiò per sempre la storia del calcio italiano.
Una passione nata per divertimento
I fondatori vi diranno che è stata una pazzia giovanile; nemmeno loro avrebbero creduto che la società dovesse un giorno diventare tanto forte e carica d’anni. Lo fecero solo per divertirsi, nient’altro. Il fatto è che a 15 anni le ore di latino sono sempre state pesanti. Ad ogni modo, a casa, nella scrivania, hanno ancora un mazzetto di foto sciupate e tengono nel portafogli, tra la carta d’identità e la patente dell’automobile, la tessera dei soci fondatori. Pochi ne sono rimasti adesso, alla Juve: la vita gli ha spinti qua e là come succede. Una città, un’altra, in Italia, all’estero. Si ricordano, ogni tanto si scrivono, se capitano a Torino vanno alla sede di Piazza San Carlo e quasi camminano in punta di piedi meravigliati che il segretario maneggi milioni, intimiditi dalle poltrone, dai tappeti che - se si ripensa al passato - sono di un fasto quasi orientale....