Pagina 3 | Weah, Juve al bivio: c'è solo un modo per non salutarlo già...

TORINO - Strano, ma vero. L’unico acquisto estivo della Juventus, l’’unico volto nuovo presentatosi al ritiro di metà luglio, Timothy Weah, non ha bucato il video... Nel senso che non ha fatto centro, non è stato all’altezza delle aspettative, risultando molto meno incisivo di quanto si sarebbe immaginato. La freccia di Massimiliano Allegri che si è rivelata più appuntita del previsto è stata quella di Cambiaso: è lui il giocatore bianconero che in assoluto ha compiuto più passi in avanti di tutti risultando peraltro impattante anche quando è stato utilizzato come mezzala e non esterno. E a proposito di jolly, pure McKennie, utilizzato alla bisogna non come mezzala ma come esterno a partita in corso o in qualche raro caso pure dal primo minuto, ha ben figurato sulla fascia. Ma Weah no, non ha quasi mai strappato la sufficienza e l’unico acuto è stato quel gol da urlo con una botta violenta all’incrocio dei pali calciata da fuori area nella goleada del 6-1 alla Salernitana in Coppa Italia.

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Weah, l'analisi della stagione

Prima di addentrarci nell’analisi della stagione del figlio del grande George,occorre sottolineare che in assoluto il contribuo arrivato dagli esterni quest’anno è stato piuttosto deludente e deficitario: da Kostic a Iling il range di aiuto non si è mai discostato da apporti marginali o nulli. Il serbo, in particolare, deve aver patito rispetto all’anno scorso la presenza di Chiesa sulla corsia per via del vizio dell’attaccante di decentrarsi troppo invece che stare vicino a Vlahovic. Mentre al giovane inglese non ha fatto così bene essere stato utilizzato col contagocce: quando è entrato a partita in corso non ha quasi mai inciso mentre quando è stato schierato ultimamente titolare deve aver patito la desuetudine a vivere da protagonista e non in panchina le partite. Intanto con il Genoa, ed è atteso il bis con la Lazio sabato allo stadio Olimpico di Roma, è tornata un’altra freccia a disposizione di Allegri, ovvero De Sciglio, che ha completato la sua convalescenza dopo l’intervento al ginocchio per la lesione al crociato. Ma ritorniamo al caso Weah, che nella notte è stato impegnato nella finale della Nations League Concacaf con la maglia degli Stati Uniti contro il Messico.

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Weah, i numeri

Il campionato di Timothy in numeri, dopo 29 giornate su 38, racconta di nemmeno 900 minuti giocati per appena sette partite in cui è stato scelto dal tecnico come titolare. Per completare il quadro occorre poi aggiungere che in cinque occasioni non è stato convocato in quanto costretto in infermeria a causa di un infortunio muscolare a una coscia. Nelle sue presenze in Serie A nessuna rete e appena un assist, in occasione della vittoria al Meazza sul Milan. Dunque è un dato oggettivo il fatto che l’annata di Weah sia in rosso. Ma il problema è più strutturale di quanto si possa leggere dalla lettura di questi dati. Perché provando ad analizzare le partite poco convincenti dell’americano salta all’occhio il fatto che, per esempio, ogni qual vota viene chiamato dalla sua nazionale a stelle e strisce il rendimento sia decisamente diverso e quindi positivo.

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Weah e il modulo Juve

Il motivo, nemmeno così nascosto e recondito, va trovato nel modo in cui viene utilizzato, o meglio, nel modulo bianconero. Quando gioca negli States è sfruttato come esterno a destra del tridente offensivo nel 4-3-3, dunque in maniera chiaramente più offensiva rispetto a come lo utilizza Allegri nel 3-5-2, in cui deve occuparsi in maniera chiara anche dell’aspetto difensivo. Aspetto, questo, che negli Usa solitamente viene assolto da Musah (centrocampista destro) e Scally (terzino destro). Lo stesso Berhalter, ct americano degli Usa, in recenti interviste ha spiegato che secondo lui il ruolo migliore per Weah è quello di esterno alto offensivo. Dunque la situazione è abbastanza lineare e semplice allo stesso modo: o il prossimo anno la Juventus cambierà modulo o ne utilizzerà a volte uno che contempli l’esterno offensivo alto, oppure sarà più lungimirante ascoltare con interesse le proposte di chi verrà bussare alla Continassa per acquistare il cartellino dell’americano.

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Weah, i numeri

Il campionato di Timothy in numeri, dopo 29 giornate su 38, racconta di nemmeno 900 minuti giocati per appena sette partite in cui è stato scelto dal tecnico come titolare. Per completare il quadro occorre poi aggiungere che in cinque occasioni non è stato convocato in quanto costretto in infermeria a causa di un infortunio muscolare a una coscia. Nelle sue presenze in Serie A nessuna rete e appena un assist, in occasione della vittoria al Meazza sul Milan. Dunque è un dato oggettivo il fatto che l’annata di Weah sia in rosso. Ma il problema è più strutturale di quanto si possa leggere dalla lettura di questi dati. Perché provando ad analizzare le partite poco convincenti dell’americano salta all’occhio il fatto che, per esempio, ogni qual vota viene chiamato dalla sua nazionale a stelle e strisce il rendimento sia decisamente diverso e quindi positivo.

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