Matuidi su Sarri, CR7 e il più pazzo della sua Juve
Dopo anni trascorsi a dominare la Serie A, arrivò Sarri con cui siete riusciti, seppur con qualche fatica in più, a vincere il campionato. A freddo, si è chiesto cosa non sia scattato con il mister quell’anno?
«Sicuramente Maurizio aveva un approccio diverso: era molto esigente a livello tattico. Al netto delle difficoltà abbiamo vinto, quindi ha avuto ragione lui. É un grande allenatore, e come tutti ha avuto bisogno di tempo per adattarsi al meglio all’ambiente bianconero».
In quella stagione era diventato la guardia del corpo di Ronaldo: spettava a lei coprire gli spazi “vacanti” sulla sua corsia. Ci racconta che cosa significava condividere lo spogliatoio con un campione simile?
«Cristiano era un professionista impressionante, ossessionato dal lavoro. Una sera rientrammo alle 2 di notte alla Continassa dopo un match di campionato per recuperare le macchine… Eravamo sfiniti, eppure lui andò da Benatia e lo convinse ad accompagnarlo in palestra per un po’ di lavoro di scarico. Ho pensato fosse pazzo (ride ndr). Ronaldo era così: non si fermava mai. È questo il segreto del suo successo e del perché riesca a fare la differenza ancora oggi».
E che mi dice del resto dei compagni di squadra?
«Nel cuore conservo dei ricordi di quegli anni indimenticabili. Avevamo un bel gruppo, era un piacere stare insieme. Il più pazzo? Dico Pinsoglio: sorrideva sempre e ne combinava una dietro l’altra. Ogni volta che mi vedeva mi cantava una canzoncina in francese. Poi c’era Gigi… Uno dei portieri più grandi di tutti i tempi. La cosa che mi piaceva di più di lui era la sua semplicità».
