"Yildiz sembra Laudrup, ma più cattivo. Perché alla Juve manca un Nico Paz"

L'intervista ad Aldo Serena tra paragoni su Kenan e analisi del momento dei bianconeri: "Non partono per vincere. A Conte..."

Di sicuro s’intende di campioni. Perché lo è stato, ha giocato con innumerevoli fuoriclasse, ne ha affrontati tantissimi e ne ha osservati un numero incalcolabile anche nella sua vita da commentatore televisivo. Aldo Serena non ha certo bisogno di presentazioni. Parla il suo curriculum. E la sua competenza lo precede da sempre: se tutta Italia l’ha amato, a prescindere dalle tante maglie che ha indossato in carriera, un motivo ci sarà. A proposito di campioni, Serena ha sicuramente un debole per Kenan Yildiz.

Aldo Serena, partiamo proprio dal turco, già grande protagonista alla prima contro il Parma. Si affaccia al suo terzo campionato, ma stavolta con quali obiettivi?
"Questo per lui dovrà essere l’anno della conferma, sebbene di strada in poco tempo ne abbia già fatta parecchia. Per Yildiz sarà importante mostrare una progressione delle qualità, che sono indiscutibili. Ha una capacità rara di imbeccare le punte, ma anche una personalità non indifferente".

Cosa la colpisce di Yildiz?
"Una cosa più di altre: lui appare molto gentile, posato ed educato. Ma nel suo caso non è assolutamente fuorviante: il fatto che sia così misurato negli atteggiamenti non lo rende molle, anzi. In campo è uno che sa farsi rispettare. Dentro ha un fuoco che alimenta giorno dopo giorno sul terreno di gioco: mi colpisce la sua fame, la sua voglia di progredire".

Gleison Bremer qualche settimana fa ha incoronato Yildiz con un paragone forte: "È il nostro Lamine Yamal". Si ritrova in un confronto del genere?
"Probabilmente è un paragone esagerato. Ma non perché a Kenan manchi qualcosa. Hanno caratteristiche simili, sì, ma Yildiz è unico. Ha tutto, ha un modo di giocare riconoscibile. Non deve inseguire nessuno per dimostrare quanto possa spostare gli equilibri. In generale non gli fa bene un tipo di paragone come quello con Yamal, perché non gli manca nulla per essere un top mondiale".

Sì, il gioco dei paragoni è rischioso per tutti. Ma a lei chi ricorda realmente Yildiz?
"Quando lo vedo giocare penso subito a Laudrup. Nel modo in cui si incurva, nella frenata palla al piede e nella ripartenza. Ma Laudrup, che era un giocatore sublime, si beava nel dribbling. Fin troppo, esasperando certe giocate che poi non lo facevano essere efficace sotto porta. Yildiz, invece, vuole tirare di più. Cerca di concretizzare il frutto della sua tecnica, ha una cattiveria diversa".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Ecco cosa può dare Yildiz alla Juve"

Cosa può dare Yildiz a questa Juventus?
"Averlo tenuto in rosa vale moltissimo. E penso che farà le fortune di Tudor. Anche se penso che questa Juventus, in relazione al mercato che ha fatto finora, non possa partire per vincere. Gli orizzonti mi sembrano definiti: i bianconeri devono pensare a superare il girone unico di Champions League e farsi trovare pronti in primavera in campionato. Dovrà inseguire, l’importante è che non perda mai il treno delle prime. Anche perché il Napoli ha fatto molto per accontentare Conte: di solito chi vince lo scudetto puntella la rosa, mentre gli azzurri si sono rinforzati in ogni reparto".

Tornando alla Juventus, che impressione le ha lasciato il successo contro il Parma?
"Mi sembra una squadra tosta, con un carattere forte. In questo senso Tudor è decisivo: è un allenatore perfetto per legare i giocatori, per renderli un corpo unico. Manca poi un giocatore che verticalizzi come Nico Paz, vederlo giocare a Como è una delizia. Il gioco improntato sui movimenti degli esterni ha bisogno anche di una variante: la Juventus aveva tentato questa strada con Douglas Luiz, ma non è andata bene. In generale, comunque, la squadra mi piace e penso che David sia stato un ottimo innesto: a parametro zero è un affare, brava la società ad averlo fiutato prima degli altri. Sono questi i colpi che in Italia si possono fare".

Da sciogliere, però, c’è ancora il nodo Vlahovic. Che idea si è fatto di questa situazione?
"Sicuramente è stata una telenovela, a prescindere da come finirà. Penso che Vlahovic abbia solo bisogno di trovare una stabilita emotiva, un equilibrio che non lo esalti quando segni e non lo abbatta quando non trova la via del gol. Chi gli crea il contesto giusto per esprimersi vedrà la sua versione migliore. Poi, ovviamente, il contratto in scadenza pesa e determina gran parte dei ragionamenti della Juventus".

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Di sicuro s’intende di campioni. Perché lo è stato, ha giocato con innumerevoli fuoriclasse, ne ha affrontati tantissimi e ne ha osservati un numero incalcolabile anche nella sua vita da commentatore televisivo. Aldo Serena non ha certo bisogno di presentazioni. Parla il suo curriculum. E la sua competenza lo precede da sempre: se tutta Italia l’ha amato, a prescindere dalle tante maglie che ha indossato in carriera, un motivo ci sarà. A proposito di campioni, Serena ha sicuramente un debole per Kenan Yildiz.

Aldo Serena, partiamo proprio dal turco, già grande protagonista alla prima contro il Parma. Si affaccia al suo terzo campionato, ma stavolta con quali obiettivi?
"Questo per lui dovrà essere l’anno della conferma, sebbene di strada in poco tempo ne abbia già fatta parecchia. Per Yildiz sarà importante mostrare una progressione delle qualità, che sono indiscutibili. Ha una capacità rara di imbeccare le punte, ma anche una personalità non indifferente".

Cosa la colpisce di Yildiz?
"Una cosa più di altre: lui appare molto gentile, posato ed educato. Ma nel suo caso non è assolutamente fuorviante: il fatto che sia così misurato negli atteggiamenti non lo rende molle, anzi. In campo è uno che sa farsi rispettare. Dentro ha un fuoco che alimenta giorno dopo giorno sul terreno di gioco: mi colpisce la sua fame, la sua voglia di progredire".

Gleison Bremer qualche settimana fa ha incoronato Yildiz con un paragone forte: "È il nostro Lamine Yamal". Si ritrova in un confronto del genere?
"Probabilmente è un paragone esagerato. Ma non perché a Kenan manchi qualcosa. Hanno caratteristiche simili, sì, ma Yildiz è unico. Ha tutto, ha un modo di giocare riconoscibile. Non deve inseguire nessuno per dimostrare quanto possa spostare gli equilibri. In generale non gli fa bene un tipo di paragone come quello con Yamal, perché non gli manca nulla per essere un top mondiale".

Sì, il gioco dei paragoni è rischioso per tutti. Ma a lei chi ricorda realmente Yildiz?
"Quando lo vedo giocare penso subito a Laudrup. Nel modo in cui si incurva, nella frenata palla al piede e nella ripartenza. Ma Laudrup, che era un giocatore sublime, si beava nel dribbling. Fin troppo, esasperando certe giocate che poi non lo facevano essere efficace sotto porta. Yildiz, invece, vuole tirare di più. Cerca di concretizzare il frutto della sua tecnica, ha una cattiveria diversa".

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