TORINO - La solitudine del numero uno, quella di chi guarda di fronte a sé e vede tutto il campo, si gira e non vede altro che uno sfondo quadrettato dalla rete di porta. Ed è lì che l’errore diventa un macigno, ogni sbavatura potenzialmente irrecuperabile, perché dietro no, non c’è più nessuno. Solo quella stessa rete di prima che adesso si agita, lo sguardo deluso di un tifoso seduto in tribuna, il compagno che guarda il cielo e tiene dentro di sé le maledizioni. Per alcuni una scelta di vita, per altri una decisione coatta di un allenatore che decide che il centro del campo non è proprio il tuo posto. È una vita dura, ma qualcuno la dovrà pur fare, quella del portiere: e tra questi c’è Michele Di Gregorio.
Di Gregorio, gli errori
Numero 16 stampato dietro la maglia, numero 1 delle gerarchie, ma l’estremo difensore bianconero - negli ultimi giorni -, non è finito sotto i riflettori per le sue prodezze. Qualche uscita a vuoto e insicurezza tra i pali contro l’Inter, poi capita che passi di mente perché il risultato regala i tre punti. Poi, però, arriva il Borussia Dortmund e la prestazione non è nuovamente soddisfacente: per Di Gregorio, in primis, e poi di conseguenza per i tifosi che l’hanno messo al centro delle loro discussioni.
Perin titolare
In particolare, male sul tiro di Couto che non appare irresistibile e si infila al primo palo, non particolarmente reattivo nemmeno sulla conclusione dalla distanza di Nmecha. Come si diceva, l’errore del portiere è quello più evidente e doloroso, tanto da far dimenticare anche la parata più prodigiosa o la serie di prestazioni solide messe in fila una dopo l’altra. È successo a tutti, anche a quel Wojciech Szczesny di cui oggi in molti si riscoprono nostalgici. E, sempre come già successo, sono diversi a invocare la titolarità di Perin.
