Un Yildiz mai visto: numeri top, le stimmate del campione e il segreto svelato da Tudor

Periodo d'oro per il talento turco classe 2005 tra Mondiale per Club, campionato e Champions: nessuno come il 10 della Juventus

Ci stancheremo mai di cotanta bellezza? Di quella rara e genuina semplicità che si cela dietro ogni suo sguardo, sorriso o dichiarazione. La stessa - per certi versi - che il popolo italiano ha imparato ad apprezzare in Jannik Sinner. Difficile dirlo. Quel che è certo è che Kenan Yildiz in un’epoca segnata da campioni che hanno spesso confuso il carisma con l’arroganza, fin qui si è sempre distinto per l’opposto. Un ragazzo umile, educato, puro, lontano dalla vanità e dalle maschere: lavora, ascolta, impara. Come ha confermato lo stesso Tudor nell’intervista rilasciata a Dazn con Ciro Ferrara: «Mi sono accorto che non serve mai dirgli nulla, che fa sempre tutto quello che deve dentro e fuori dal campo. A fare la differenza è la sua motivazione». E forse è proprio per questo che la gente lo ha già scelto. Perché quando incanta in campo, con un tocco o una giocata, non sembra voler stupire ma semplicemente esprimere ciò che è: un talento naturale che - pur sapendo di potersi prendere il mondo - non conosce spacconate. Del resto, come recita zio Ben in una delle sue pellicole preferite - “Spiderman”, da cui ha preso spunto per la sua esultanza - “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”...

I numeri di Yildiz

Basta dare un’occhiata ai numeri del turco nelle ultime 10 uscite ufficiali per rendersi conto cosa rappresenti oggi per la Juventus: dalla gara di campionato con l’Udinese in poi, Yildiz con 6 gol e 8 assist ha messo il suo zampino in tutte le gare vinte o pareggiate dei bianconeri (ad eccezione dell’1-0 con il Genoa). Bottino che scende a 2 gol e 4 assist se si considerano solo le 4 gare stagionali giocate fin qui dalla Juve. Resta il fatto che in Europa nessun 2005 può vantare numeri simili. Nemmeno l’amico e compagno di Nazionale, Arda Guler (2 centri e 1 assist), o il talentino del Psg Désiré Doué (0 gol e 1 assist), con cui tra l’altro sarà chiamato a contendersi il prossimo Golden Boy. Una consacrazione che pone le sue radici nel finale di campionato dell’anno scorso, quando Tudor si è deciso a liberarlo da quella gabbia tattica della precedente gestione. Di restituirgli un po’ di anarchia, lasciandolo libero di svariare su tutto il fronte offensivo, di defilarsi a ridosso dell’area di rigore per tentare l’uno contro e concludere a rete con il suo destro a giro. Impossibile, nel caso della rete contro il Dortmund, non rivedere in lui la magia di Alex Del Piero.
Quel gol dall’inquietante similitudine segnato con la maglia della Juventus il 13 settembre del 95 al Westfalenstadion contro i tedeschi. Una scena quasi surreale... Eppure Kenan, cerca in tutti i modi di disinnescare qualsiasi paragone. Di discostarsi dalla gesta dell’ex capitano bianconero. Un po’ per rispetto, un po’ per ammirazione, un po’ perché vuole che la sua storia prenda forma da sé, e non sotto l’eco di qualcun altro.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Cambio di marcia

Il turco, dal Mondiale per Club in poi - il teatro in cui pare aver compreso la portata effettiva del suo talento - si è rivelato fondamentale anche per ciò che concerne il suo apporto difensivo. Kenan, infatti, alterna continuamente le sue sgasate offensive a rincorse di 60/70 metri verso la sua area di rigore. Le sue heatmap stagionali lo confermano: quando i bianconeri soffrono, lui si abbassa a ridosso della linea difensiva per aiutare i compagni a recuperare il pallone e a ripartire veloce in contropiede. Martedì, oltre a Tudor - che ha sottolineato il suo pallore in viso dopo un primo tempo in cui non si è fermato per un solo secondo - se n’è accorto persino Adeyemi, protagonista di un siparietto con il turco durante la sfida di martedì: «Ci conosciamo. Andavo a scuola con lui. Era più giovane di me, un bravo ragazzo e un ottimo calciatore - ha detto l’ala del Dortmund -. Io ho segnato, lui pure, e poi ci siamo fatti uno scherzetto. Gli ho detto di non segnare più gol e di non correre all’indietro». L’anno scorso la doppia cifra di gol in Serie A è stata a un soffio: un confine sfiorato con il passo di chi sa che è nel lavoro quotidiano che si cela la vera partita. Ma se questi sono i presupposti, allora il suo futuro non è un traguardo, ma un inevitabile destino da conquistare.

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Ci stancheremo mai di cotanta bellezza? Di quella rara e genuina semplicità che si cela dietro ogni suo sguardo, sorriso o dichiarazione. La stessa - per certi versi - che il popolo italiano ha imparato ad apprezzare in Jannik Sinner. Difficile dirlo. Quel che è certo è che Kenan Yildiz in un’epoca segnata da campioni che hanno spesso confuso il carisma con l’arroganza, fin qui si è sempre distinto per l’opposto. Un ragazzo umile, educato, puro, lontano dalla vanità e dalle maschere: lavora, ascolta, impara. Come ha confermato lo stesso Tudor nell’intervista rilasciata a Dazn con Ciro Ferrara: «Mi sono accorto che non serve mai dirgli nulla, che fa sempre tutto quello che deve dentro e fuori dal campo. A fare la differenza è la sua motivazione». E forse è proprio per questo che la gente lo ha già scelto. Perché quando incanta in campo, con un tocco o una giocata, non sembra voler stupire ma semplicemente esprimere ciò che è: un talento naturale che - pur sapendo di potersi prendere il mondo - non conosce spacconate. Del resto, come recita zio Ben in una delle sue pellicole preferite - “Spiderman”, da cui ha preso spunto per la sua esultanza - “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”...

I numeri di Yildiz

Basta dare un’occhiata ai numeri del turco nelle ultime 10 uscite ufficiali per rendersi conto cosa rappresenti oggi per la Juventus: dalla gara di campionato con l’Udinese in poi, Yildiz con 6 gol e 8 assist ha messo il suo zampino in tutte le gare vinte o pareggiate dei bianconeri (ad eccezione dell’1-0 con il Genoa). Bottino che scende a 2 gol e 4 assist se si considerano solo le 4 gare stagionali giocate fin qui dalla Juve. Resta il fatto che in Europa nessun 2005 può vantare numeri simili. Nemmeno l’amico e compagno di Nazionale, Arda Guler (2 centri e 1 assist), o il talentino del Psg Désiré Doué (0 gol e 1 assist), con cui tra l’altro sarà chiamato a contendersi il prossimo Golden Boy. Una consacrazione che pone le sue radici nel finale di campionato dell’anno scorso, quando Tudor si è deciso a liberarlo da quella gabbia tattica della precedente gestione. Di restituirgli un po’ di anarchia, lasciandolo libero di svariare su tutto il fronte offensivo, di defilarsi a ridosso dell’area di rigore per tentare l’uno contro e concludere a rete con il suo destro a giro. Impossibile, nel caso della rete contro il Dortmund, non rivedere in lui la magia di Alex Del Piero.
Quel gol dall’inquietante similitudine segnato con la maglia della Juventus il 13 settembre del 95 al Westfalenstadion contro i tedeschi. Una scena quasi surreale... Eppure Kenan, cerca in tutti i modi di disinnescare qualsiasi paragone. Di discostarsi dalla gesta dell’ex capitano bianconero. Un po’ per rispetto, un po’ per ammirazione, un po’ perché vuole che la sua storia prenda forma da sé, e non sotto l’eco di qualcun altro.

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