Federico Bernardeschi senza peli sulla lingua. Il ritorno in Italia e l'esperienza al Bologna, la MLS e il sogno Mondiale. Ma anche i momenti duri: le difficoltà ambientali del passaggio dalla Fiorentina alla Juve, le critiche, il meme del 'rischia la giocata' e il putiferio per aver indossato il pantagonna. L'attaccante del Bologna si mette a nudo nell'intervista a 'Passa dal BSMT', condotto da Gianluca Gazzoli, una chiacchierata in cui racconta per filo e per segno della sua carriera.
La Fiorentina e le 'Giovani Speranze'
Si va indietro di tanti anni, ad esempio a quando era nel settore giovanile della Fiorentina e andò in onda il programma televisivo Giovani Speranze, che seguiva la squadra Primavera viola: "Voglio raccontare una cosa che pochi sanno. Ero il capitano e il numero 10. Per le riprese, serviva firmare una liberatoria, MTV aveva puntato molto su di me insieme ad altri sei-sette calciatori. Io però non la firmai, perché non volevo che la mia vita privata venisse invasa. All’epoca vivevo da solo, mentre gli altri stavano in convitto, io non volevo andarci. Quando decisi di trasferirmi a Firenze, chiesi di avere una casa tutta mia, ma essendo minorenne, la Fiorentina non voleva assumersi certe responsabilità. Alla fine, ho vissuto con un ragazzo di 18 anni, maggiorenne. Non firmando la liberatoria, evitai che altre persone entrassero nella mia vita privata. Ero fermamente convinto della mia scelta vivendo quell'esperienza di riflesso. Sento ancora i ragazzi che hanno partecipato".
L'esordio contro... Perin
Proprio a Firenze Montella ebbe grande fiducia in lui: "Sì, ma in realtà è stato più un discorso della società, che conosceva il mio talento e il mio potenziale. Mi avevano fatto crescere e mi avevano coccolato, il che è stato importante. L’anno successivo è arrivato Paulo Sousa, ed è stato lui l’allenatore che mi ha visto per davvero e mi ha messo in campo. Ricordo ancora il mio esordio: è stato contro il Genoa a Firenze, sono entrato dopo un quarto d'ora e ancora oggi prendo in giro Perin per quella partita. Non so come abbia fatto a parare quel colpo di testa, ma sinceramente avrebbe potuto lasciarlo andare! Ho sempre avuto buoni rapporti con gli allenatori. C’è chi mi ha lasciato qualcosa in più e chi meno, ma credo che ogni esperienza ti faccia crescere, anche quella più difficile. E, sinceramente, li ho sempre ringraziati per quello che mi hanno dato".