Zidane allenatore Juve: "Non so perché non sia successo". E poi svela il sogno

La leggenda bianconera ha ripercorso la sua carriera raccontando curiosi aneddoti e non solo: le sue parole

C’è un momento, per ogni leggenda, in cui il passato bussa alla porta con dolcezza, ma è il futuro a reclamare spazio con forza. Zinedine Zidane, campione che ha scritto alcune delle pagine più affascinanti della storia del calcio, oggi si è raccontato con lo stesso stile sobrio ed elegante che mostrava in campo. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, l’ex stella di Juventus e Francia ha ripercorso la propria storia, lasciando però trasparire con chiarezza un messaggio: il suo percorso da allenatore non è affatto concluso.

Nel cuore di Zidane, oggi più che mai, convivono due mondi che hanno segnato profondamente la sua carriera: la Nazionale francese, da sempre sogno dichiarato, e la Vecchia Signora, club che continua a definirlo come una casa lasciata ma mai dimenticata. Con parole cariche di sentimento e lucidità, Zizou ha parlato del calcio di ieri e di oggi, della Champions sfiorata in bianconero, di compagni indimenticabili come Del Piero, dell’eredità di Lippi e Ancelotti, ma soprattutto della voglia di tornare. Con una certezza: è pronto a rientrare in panchina. La domanda è solo dove e quando, con le opzioni Juve e Francia da non eslcudere per il futuro.

Zidane, le origini e gli anni alla Juve

L’allenatore francese ha aperto il suo intervento ripercorrendo le proprie radici: “Come tutti i bambini ho imparato ad amare il calcio per strada. 45 anni fa a Marsiglia giocavo sempre con il pallone, ero appassionato di questo. Tifavo proprio Marsiglia. I miei genitori sono dell’Algeria, si sono trasferiti in Francia per lavorare ma in quell’epoca era difficile. Io sono contento dei miei figli, perché sono rispettosi e questa per me è la cosa più importante”. Zidane ha poi spiegato le differenze tra il calcio del passato e quello moderno: “Penso che rispetto al passato oggi mi manca qualcosa. Quando vedo le partite voglio vedere un gioco più offensivo, è vero che mi manca un po’ il calcio del passato”. L'ex allenatore del Real Madrid ha poi ricordato con felicità il periodo trascorso alla Juventus: “Gli anni lì sono stati bellissimi. Sono arrivato dalla Francia, in cui il calcio era bello ma non come alla Juve. A Torino ho sentito che bisognava solo vincere, sempre. Sia in casa che in trasferta. La cosa che mi è rimasta maggiormente dell’avvocato Agnelli è che quando giocavo bene mi chiamava alle 6 del mattino per farmi i complimenti. Lui era un signore, si vedeva che era un appassionato di calcio.

La maledizione Champions e l'elogio a Del Piero e Lippi

Zidane alla Juve ha giocato con tanti campioni e non sono mancate parole d'elogio per Del Piero: “Era bravissimo, uno dei giocatori più forti in Italia. Ho avuto la fortuna di giocare 4-5 anni con lui e con tanti altri. Avevamo veramente una bella squadra, ma Del Piero aveva qualcosa di particolare. Il più forte che ho affrontato? Ronaldo il fenomeno. Quello che faceva il Fenomeno in campo era incredibile. Ti diceva: 'Ora ti faccio due tunnel'. E poi te li faceva. Tu non capivi come, ma te li faceva". In bianconero però nonostante la grande squadra non è riuscito a conquistare la Champions League:  "È complicata da vincere. Noi siamo arrivati due volte in finale perdendo, non so a cosa fosse dovuto. Dipende anche dalla società, da quello che si vuole fare: per vincere la Champions ci vuole tanto”. La stella francese è poi tornato sul proprio ritiro dal calcio giocato, con la finale del 2006 e l'espulsione contro l'Italia come ultimo atto della sua carriera: “Io lo avevo scelto, era quello che volevo fare. Quello che non mi piaceva più erano le trasferte, gli alberghi e tutto quello che stava attorno. Quando hai 20 anni va bene, ma quando sei grande diventa ingestibile. Avrei potuto giocare altri 2-3 anni”. 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il futuro da allenatore tra Juve e Francia

Zidane ha poi spiegato come è nata l'idea di diventare allenatore: “Quando ho smesso ho cambiato la mia vita. Dopo tre anni non sapevo cosa fare, ho provato tante cose fin quando non mi sono iscritto al corso da allenatore. Tra tutti gli allenatori che ho avuto, quello da cui ho imparato di più è stato Lippi: è stato molto importante, perché quando sono arrivato in Italia all’inizio era difficile per me ma lui ha sempre creduto in me. Ancelotti l’ho prima avuto da mister, poi sono diventato il suo vice: lui è un amico, è stato importante per la mia carriera. Era un bravo allenatore, perché ascoltava noi giocatori”.

Poi ha proseguito: "Ma quali doti deve avere un buon allenatore? Deve essere appassionato al calcio, in maniera forte. Non solo chi vince è bravo, ci sono bravi allenatori che non possono vincere. La cosa più importante per me è trasmettere qualcosa ai giocatori. Quando sei appassionato, allora trasmetti qualcosa ai giocatori”. Sul proprio futuro, invece, ha svelato: “Sicuro tornerò ad allenare. Io alla Juventus? Non so perché non sia successo. Sono state fatte delle altre scelte.Ce l’ho sempre nel cuore, perché mi ha dato tanto. In futuro non lo so, un mio obiettivo è allenare la nazionale francese. Vedremo”.

Zidane su Yildiz e Tudor

Dalla sua Juve a quella di Tudor. Si, Igor, lui lo conosce bene e proprio sull'allenatore bianconero ha rivelato: "Con lui la squadra pian piano sta facendo bene". E poi menzione d'onore per il numero 10 di oggi Kenan Yildiz, fresco autore della doppietta con la Turchia: "Yildiz? Sì, mi piace, è bravo, fa gol. Ma deve crescere ancora, deve prendere un po’ di struttura"

 

 

 

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C’è un momento, per ogni leggenda, in cui il passato bussa alla porta con dolcezza, ma è il futuro a reclamare spazio con forza. Zinedine Zidane, campione che ha scritto alcune delle pagine più affascinanti della storia del calcio, oggi si è raccontato con lo stesso stile sobrio ed elegante che mostrava in campo. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, l’ex stella di Juventus e Francia ha ripercorso la propria storia, lasciando però trasparire con chiarezza un messaggio: il suo percorso da allenatore non è affatto concluso.

Nel cuore di Zidane, oggi più che mai, convivono due mondi che hanno segnato profondamente la sua carriera: la Nazionale francese, da sempre sogno dichiarato, e la Vecchia Signora, club che continua a definirlo come una casa lasciata ma mai dimenticata. Con parole cariche di sentimento e lucidità, Zizou ha parlato del calcio di ieri e di oggi, della Champions sfiorata in bianconero, di compagni indimenticabili come Del Piero, dell’eredità di Lippi e Ancelotti, ma soprattutto della voglia di tornare. Con una certezza: è pronto a rientrare in panchina. La domanda è solo dove e quando, con le opzioni Juve e Francia da non eslcudere per il futuro.

Zidane, le origini e gli anni alla Juve

L’allenatore francese ha aperto il suo intervento ripercorrendo le proprie radici: “Come tutti i bambini ho imparato ad amare il calcio per strada. 45 anni fa a Marsiglia giocavo sempre con il pallone, ero appassionato di questo. Tifavo proprio Marsiglia. I miei genitori sono dell’Algeria, si sono trasferiti in Francia per lavorare ma in quell’epoca era difficile. Io sono contento dei miei figli, perché sono rispettosi e questa per me è la cosa più importante”. Zidane ha poi spiegato le differenze tra il calcio del passato e quello moderno: “Penso che rispetto al passato oggi mi manca qualcosa. Quando vedo le partite voglio vedere un gioco più offensivo, è vero che mi manca un po’ il calcio del passato”. L'ex allenatore del Real Madrid ha poi ricordato con felicità il periodo trascorso alla Juventus: “Gli anni lì sono stati bellissimi. Sono arrivato dalla Francia, in cui il calcio era bello ma non come alla Juve. A Torino ho sentito che bisognava solo vincere, sempre. Sia in casa che in trasferta. La cosa che mi è rimasta maggiormente dell’avvocato Agnelli è che quando giocavo bene mi chiamava alle 6 del mattino per farmi i complimenti. Lui era un signore, si vedeva che era un appassionato di calcio.

La maledizione Champions e l'elogio a Del Piero e Lippi

Zidane alla Juve ha giocato con tanti campioni e non sono mancate parole d'elogio per Del Piero: “Era bravissimo, uno dei giocatori più forti in Italia. Ho avuto la fortuna di giocare 4-5 anni con lui e con tanti altri. Avevamo veramente una bella squadra, ma Del Piero aveva qualcosa di particolare. Il più forte che ho affrontato? Ronaldo il fenomeno. Quello che faceva il Fenomeno in campo era incredibile. Ti diceva: 'Ora ti faccio due tunnel'. E poi te li faceva. Tu non capivi come, ma te li faceva". In bianconero però nonostante la grande squadra non è riuscito a conquistare la Champions League:  "È complicata da vincere. Noi siamo arrivati due volte in finale perdendo, non so a cosa fosse dovuto. Dipende anche dalla società, da quello che si vuole fare: per vincere la Champions ci vuole tanto”. La stella francese è poi tornato sul proprio ritiro dal calcio giocato, con la finale del 2006 e l'espulsione contro l'Italia come ultimo atto della sua carriera: “Io lo avevo scelto, era quello che volevo fare. Quello che non mi piaceva più erano le trasferte, gli alberghi e tutto quello che stava attorno. Quando hai 20 anni va bene, ma quando sei grande diventa ingestibile. Avrei potuto giocare altri 2-3 anni”. 

 

 

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