Comolli-Tudor, dentro le crepe Juve: la minaccia dimissioni e quei desideri Conte e Gasperini

Il mister ha forzato la mano dopo la qualificazione in Champions League. Le parole di Venezia come primi sintomi: "Subito certezze per me e per il club"

TORINO - Non necessariamente una crepa può portare a una spaccatura, ma non c’è mai stata spaccatura senza una crepa a provocarla. O quantomeno a prevederla. La situazione di Igor Tudor potrebbe riassumersi con la prima frase, mentre intorno c’è chi immagina il secondo scenario - ossia il crollo definitivo - come sostanzialmente inevitabile. Si capirà. Perché tempo, altro tempo, sarà dato all’allenatore, chiamato alla svolta oppure alla consegna forzata delle chiavi della squadra. Le stesse che aveva voluto fortemente e solamente qualche mese prima, quando la qualificazione in Champions sembrava potesse essere la garanzia di permanenza, e invece no, non lo è stata mica.

Juve, la ricerca post Champions

Anzi: appena incassata la certezza dell’Europa che conta, con i relativi assegni pendenti, la Juve ha cercato di capire quali orizzonti potesse cavalcare, e soprattutto con quale cavaliere poterlo fare. Per capirci: la ricerca di una guida più navigata, di un tecnico che potesse dare maggiori garanzie, c’è stata. Eccome. Poi l’ha spuntata Igor. Anche per una manovra al limite. Soprattutto per il vuoto di potere frapposto tra l’addio di Giuntoli e l’arrivo di Comolli, il cambio in corsa in grado di modificare qualsiasi scenario. Un vuoto di cui l’allenatore ha saputo comunque approfittare, con l’astuzia del grande difensore, in particolare del suo lavoro: davanti allo scenario di un Mondiale per Club senza la ragionevole certezza di essere considerato per il futuro, ha messo i suoi piani davanti a qualsiasi atto da traghettatore.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Tudor, la riconferma alla Juve

Del resto, in parecchi - Atalanta in primis - avevano pensato alla figura di Tudor per un progetto pluriennale, e la parentesi bianconera era servita al croato soprattutto per rimettersi al centro dei discorsi delle grandi squadre. L’avvertimento, neanche troppo velato, era arrivato già nel post Venezia, quando la sicurezza del quarto posto aveva sciolto le tensioni e liberato i rispettivi freni di tutti. "Ora c’è il Mondiale ma si risolve tutto prima - aveva raccontato al Penzo -. Non sarebbe una buona idea andare là senza aver preso decisioni". Soprattutto: "Non sarebbe giusto né per il club né per me". Ecco, così è stato. Ma in maniera forzata.

Conte, Gasperini e la minaccia dimissioni

Perché Tudor aveva minacciato le dimissioni e Giuntoli era corso a Spalato per rispedirle al mittente, al fine di evitare un altro scossone, per di più percependo il terremoto in arrivo. L’ex direttore gli aveva ricordato il contratto in essere, garantendogli l’enorme considerazione di cui godeva tra proprietà e dirigenza. Fattore poi confermatogli subito pure da Comolli, che tra i desideri degli altri - Gasperini e Conte - ha avallato e rinnovato il progetto scegliendo la linea della continuità. Perché? Serviva un punto fisso mentre tutto attorno cambiava alla velocità della luce. E serviva saldarlo subito, perché Tudor non avrebbe aspettato l’America, né tollerato quel sentimento di instabilità che l’aveva accompagnato fino a quel momento. È stato però il momento, a dettare la scelta. Non una visione più ampia.

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TORINO - Non necessariamente una crepa può portare a una spaccatura, ma non c’è mai stata spaccatura senza una crepa a provocarla. O quantomeno a prevederla. La situazione di Igor Tudor potrebbe riassumersi con la prima frase, mentre intorno c’è chi immagina il secondo scenario - ossia il crollo definitivo - come sostanzialmente inevitabile. Si capirà. Perché tempo, altro tempo, sarà dato all’allenatore, chiamato alla svolta oppure alla consegna forzata delle chiavi della squadra. Le stesse che aveva voluto fortemente e solamente qualche mese prima, quando la qualificazione in Champions sembrava potesse essere la garanzia di permanenza, e invece no, non lo è stata mica.

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Anzi: appena incassata la certezza dell’Europa che conta, con i relativi assegni pendenti, la Juve ha cercato di capire quali orizzonti potesse cavalcare, e soprattutto con quale cavaliere poterlo fare. Per capirci: la ricerca di una guida più navigata, di un tecnico che potesse dare maggiori garanzie, c’è stata. Eccome. Poi l’ha spuntata Igor. Anche per una manovra al limite. Soprattutto per il vuoto di potere frapposto tra l’addio di Giuntoli e l’arrivo di Comolli, il cambio in corsa in grado di modificare qualsiasi scenario. Un vuoto di cui l’allenatore ha saputo comunque approfittare, con l’astuzia del grande difensore, in particolare del suo lavoro: davanti allo scenario di un Mondiale per Club senza la ragionevole certezza di essere considerato per il futuro, ha messo i suoi piani davanti a qualsiasi atto da traghettatore.

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