TORINO - Non necessariamente una crepa può portare a una spaccatura, ma non c’è mai stata spaccatura senza una crepa a provocarla. O quantomeno a prevederla. La situazione di Igor Tudor potrebbe riassumersi con la prima frase, mentre intorno c’è chi immagina il secondo scenario - ossia il crollo definitivo - come sostanzialmente inevitabile. Si capirà. Perché tempo, altro tempo, sarà dato all’allenatore, chiamato alla svolta oppure alla consegna forzata delle chiavi della squadra. Le stesse che aveva voluto fortemente e solamente qualche mese prima, quando la qualificazione in Champions sembrava potesse essere la garanzia di permanenza, e invece no, non lo è stata mica.
Juve, la ricerca post Champions
Anzi: appena incassata la certezza dell’Europa che conta, con i relativi assegni pendenti, la Juve ha cercato di capire quali orizzonti potesse cavalcare, e soprattutto con quale cavaliere poterlo fare. Per capirci: la ricerca di una guida più navigata, di un tecnico che potesse dare maggiori garanzie, c’è stata. Eccome. Poi l’ha spuntata Igor. Anche per una manovra al limite. Soprattutto per il vuoto di potere frapposto tra l’addio di Giuntoli e l’arrivo di Comolli, il cambio in corsa in grado di modificare qualsiasi scenario. Un vuoto di cui l’allenatore ha saputo comunque approfittare, con l’astuzia del grande difensore, in particolare del suo lavoro: davanti allo scenario di un Mondiale per Club senza la ragionevole certezza di essere considerato per il futuro, ha messo i suoi piani davanti a qualsiasi atto da traghettatore.
