TORINO - Comolli non l'aveva scelto. L'aveva, sostanzialmente, subito. Quando il dirigente francese ha preso il potere nella Juventus si è trovato a questo scenario: Conte era appena stato convinto a rimanere a Napoli dopo una riunione con De Laurentiis, dopo una manciata di giorni in cui aveva dialogato fittamente per mettere in piedi il suo ritorno a Torino; Gasperini era un'ipotesi sfumata nel corso di una controversa telefonata con lo stesso Comolli; la squadra doveva partire per il Mondiale per club con un allenatore e Tudor l'aveva messa giù dura: se vado negli Usa, voglio un contratto anche per la prossima stagione. E così, senza una alternativa concreta fra le mani, Comolli aveva accettato di tenere Tudor, anche perché i segnali della proprietà erano quelli di provare a dare continuità al progetto, senza cambiare il quarto allenatore in tre anni.
Pochi confronti con Comolli
Ma era chiaro che fra Comolli e Tudor non è mai scattata la scintilla. Durante il Mondiale per club c'era stato qualche confronto, ma Igor aveva subito capito che sul mercato non avrebbe avuto particolare peso. E, infatti, le decisioni sono state prese tutte da Comolli. Non appena la stagione si è incagliata, dopo i primi successi, Comolli e, soprattutto, Chiellini hanno cercato di aiutare Tudor. Ma i confronti fra l'amministratore delegato e il tecnico sono stati radi e poco sereni. Chiaro, a quel punto, che solo i risultati avrebbero deciso il destino del tecnico, incappato in una serie di otto partite senza vittorie, tre sconfitte consecutive e quattro gare senza gol, con una crisi tecnico-tattica dell'intera squadra, andata progressivamente in confusione (vedi partita contro la Lazio).
