Chi si rilancia e chi no nella nuova Juve di Spalletti: spazio a talento e sacrificio. E occhio a...

"Non dare punti di riferimento agli avversari": questa la filosofia del nuovo possibile allenatore bianconero. Come potrebbe disegnare la formazione-tipo

TORINO - I moduli non piacciono mai agli allenatori. A maggior ragione prima che la squadra venga assaggiata, in settimana, quando è possibile allenarla davvero e non solo pensarla, disegnando un abito virtuale. Luciano Spalletti, animale da campo come pochi in Europa, parte dagli uomini. Prima si costruisce la struttura morale, poi si lavora sul resto. Sui movimenti, sui concetti, sui principi chiave che non possono essere messi in discussione. Sullo schieramento si può sempre discutere - sebbene il 4-3-3, con la rosa a disposizione, rappresenti una strada senza uscita o quasi - sull’identità no. Spalletti vede il calcio in 3D, da una vita. Quasi da quando ha scelto di sposare questo mestiere, ormai 32 anni fa. Nella sua biografia “Il paradiso esiste...Ma quanta fatica” si capisce immediatamente in quale direzione Luciano si potrebbe muovere alla Juve. Primo aspetto: non dare riferimenti agli avversari. Battezzare giocatori d’assalto che possano infilarsi negli spazi. Caratteristiche che si possono sposare bene con alcuni elementi. Pochi, a dire il vero, ma buoni.

Thuram e Koopmeiners: chiavi d'assalto

Sicuramente Khéphren Thuram e Teun Koopmeiners. Gente che sa buttarsi nei buchi, pedine in grado di fluttuare in diverse zone del campo. Hanno corsa, passo, tempi d’inserimento e gol: l’ideale per Spalletti, che gran parte delle proprie fortune le ha fondate sulle capacità realizzative dei centrocampisti. Sulla loro attitudine a buttarsi: Giuntoli prese Thuram proprio per questo. E Giuntoli, non è certo un mistero, è tra i più grandi ammiratori dell’ex ct. Poi, Koop: impossibile dimenticare il giocatore che ha riempito gli occhi di Gasperini e non solo.
Non è una Juve costruita per Spalletti, ma Spalletti avrebbe ancora il tempo per costruire una sua Juve. Cercando di valorizzare il capitale umano, prima ancora che tecnico ed economico. Attenzione pure a Fabio Miretti, che pure a Tudor non dispiaceva affatto: la sua capacità di adattarsi a diversi ruoli del centrocampo, oltre alla vocazione sviluppata al Genoa per agire più vicino alle punte fa gola al tecnico di Certaldo. Eccome. Poi, c’è il mare magnum dei giocatori offensivi.

Yildiz, cuore e motore

Kenan Yildiz è il cuore e l’anima, ma anche il motore della Juve. Spalletti ama follemente il sacrificio dei talenti, la loro capacità di mettersi al servizio della squadra. Ricordate la versione romana di Momo Salah? Gol a grappoli, grandi giocate, ma anche corse feroci all’indietro. Fatica e sudore per i compagni. Lacrime e sangue per il gruppo: se il ragionamento vale per Yildiz, è impossibile non citare Francisco Conceiçao, che per caratteristiche ha diversi tratti stuzzicanti per Spalletti. Può riaggredire, recuperare velocemente palla e ripartire a mille all’ora. A loro si possono aggiungere Zhegrova - non appena sarà considerato pronto a livello fisico: per Tudor non lo era - e persino Openda. Uno che ha bisogno di campo, ma che da prima punta può essere il profilo giusto per non dare riferimenti ai centrali avversari: a Lipsia i gol li faceva, non può aver disimparato in così poco tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Recuperare David: un Dzeko 2.0?

Spalletti sarà verosimilmente intrigato dalle peculiarità di Jonathan David. Sì, il ricordo della notte tragicomica dell’Olimpico è ancora vivido. Ma in archivio è significativa la partita disputata a Como: una sola occasione, un gol annullato per fuorigioco. Però la pulizia nella gestione del pallone, la capacità di appoggiare i trequartisti senza sporcature nei controlli o nel primo tocco può agevolare un impiego duraturo. Un vero e proprio rilancio. Rendere David una sorta di Dzeko 2.0 è la missione forse più stimolante di Spalletti: ci sono 15 centimetri di statura di differenza tra i due, ma la vocazione a giocare per i compagni prima ancora che per il gol è un denominatore comune. Anche perché non sono previste barricate per la rivalutazione di Dusan Vlahovic.
Il futuro alla Juve è compromesso, ma non solo: anche tatticamente è arduo prevedere che possa essere uno degli uomini della rinascita bianconera. Gli resta un ruolo che Luciano apprezza: diventare l’ariete degli ultimi 20’. A difese stanche, il serbo ha spazio per fare malissimo. Nel disegno della formazione che verrà, infine, Spalletti attende Bremer dietro. Con la stessa ansia di Tudor.

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TORINO - I moduli non piacciono mai agli allenatori. A maggior ragione prima che la squadra venga assaggiata, in settimana, quando è possibile allenarla davvero e non solo pensarla, disegnando un abito virtuale. Luciano Spalletti, animale da campo come pochi in Europa, parte dagli uomini. Prima si costruisce la struttura morale, poi si lavora sul resto. Sui movimenti, sui concetti, sui principi chiave che non possono essere messi in discussione. Sullo schieramento si può sempre discutere - sebbene il 4-3-3, con la rosa a disposizione, rappresenti una strada senza uscita o quasi - sull’identità no. Spalletti vede il calcio in 3D, da una vita. Quasi da quando ha scelto di sposare questo mestiere, ormai 32 anni fa. Nella sua biografia “Il paradiso esiste...Ma quanta fatica” si capisce immediatamente in quale direzione Luciano si potrebbe muovere alla Juve. Primo aspetto: non dare riferimenti agli avversari. Battezzare giocatori d’assalto che possano infilarsi negli spazi. Caratteristiche che si possono sposare bene con alcuni elementi. Pochi, a dire il vero, ma buoni.

Thuram e Koopmeiners: chiavi d'assalto

Sicuramente Khéphren Thuram e Teun Koopmeiners. Gente che sa buttarsi nei buchi, pedine in grado di fluttuare in diverse zone del campo. Hanno corsa, passo, tempi d’inserimento e gol: l’ideale per Spalletti, che gran parte delle proprie fortune le ha fondate sulle capacità realizzative dei centrocampisti. Sulla loro attitudine a buttarsi: Giuntoli prese Thuram proprio per questo. E Giuntoli, non è certo un mistero, è tra i più grandi ammiratori dell’ex ct. Poi, Koop: impossibile dimenticare il giocatore che ha riempito gli occhi di Gasperini e non solo.
Non è una Juve costruita per Spalletti, ma Spalletti avrebbe ancora il tempo per costruire una sua Juve. Cercando di valorizzare il capitale umano, prima ancora che tecnico ed economico. Attenzione pure a Fabio Miretti, che pure a Tudor non dispiaceva affatto: la sua capacità di adattarsi a diversi ruoli del centrocampo, oltre alla vocazione sviluppata al Genoa per agire più vicino alle punte fa gola al tecnico di Certaldo. Eccome. Poi, c’è il mare magnum dei giocatori offensivi.

Yildiz, cuore e motore

Kenan Yildiz è il cuore e l’anima, ma anche il motore della Juve. Spalletti ama follemente il sacrificio dei talenti, la loro capacità di mettersi al servizio della squadra. Ricordate la versione romana di Momo Salah? Gol a grappoli, grandi giocate, ma anche corse feroci all’indietro. Fatica e sudore per i compagni. Lacrime e sangue per il gruppo: se il ragionamento vale per Yildiz, è impossibile non citare Francisco Conceiçao, che per caratteristiche ha diversi tratti stuzzicanti per Spalletti. Può riaggredire, recuperare velocemente palla e ripartire a mille all’ora. A loro si possono aggiungere Zhegrova - non appena sarà considerato pronto a livello fisico: per Tudor non lo era - e persino Openda. Uno che ha bisogno di campo, ma che da prima punta può essere il profilo giusto per non dare riferimenti ai centrali avversari: a Lipsia i gol li faceva, non può aver disimparato in così poco tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
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Chi si rilancia e chi no nella nuova Juve di Spalletti: spazio a talento e sacrificio. E occhio a...
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Recuperare David: un Dzeko 2.0?