Il limite è soltanto uno: il cielo. Ci voleva questa mentalità per rilassare la squadra, serviva questo approccio per capire che in fondo, no, non è tutto da buttare. Lo racconta prima di tutto il contesto. La Juventus non è reduce da un buon inizio di stagione: innegabile, altrimenti Igor Tudor non avrebbe fatto le valigie. Ma in Italia non sta correndo nessuno. Tutti sistematicamente inciampano, per motivi diversi. Alla Continassa, prima dell’arrivo di Luciano Spalletti, nessuno si era mai degnato di guardare la classifica. Non dopo la serie di pareggi e nemmeno dopo i tonfi di Como e Roma. Nessuno si era accorto che per parlare di volata scudetto fosse prestissimo: non c’è una sola squadra in grado di scandire i tempi del campionato.
Juve, c'era una convinzione sbagliata
Juve compresa, ovviamente. Nei giocatori si era sparsa la convinzione che la stagione fosse ormai compromessa. C’era chi iniziava a stilare tabelle per il quarto posto, con la calcolatrice in mano. Ecco, quella calcolatrice è metaforicamente volata all’esterno della Continassa. Già da giovedì. Nei primi dialoghi, Spalletti ha tranquillizzato tutti. Parlando più o meno così: "Stiamo calmi, abbiamo persino tempo per rientrare nel giro scudetto". Una parola che nessuno ha mai avuto in mente, nemmeno dopo la vittoria contro l’Inter, che a livello di entusiasmo poteva restituire alla Juve una forza motrice notevole. Invece, i nodi sono venuti al pettine proprio dopo il derby d’Italia. Spalletti non ha parlato molto alla squadra, nemmeno a Cremona. Poche parole, concetti chiari. Frasi con un significato che vanno in una sola direzione: "Dobbiamo solo pensare a vincere le partite".
Spalletti e la bussola Juve
Così, come in un processo scandito da madre natura, il gruppo ha ritrovato la bussola. Ha rivisto la luce, ha capito improvvisamente che l’annata sia ancora lunghissima. Lunga a tal punto da non poter escludere niente. Uno dei motivi che ha spinto Spalletti ad accettare la missione è anche questo: non vede nelle avversarie della Juve nessuna che possa fare il vuoto. Ne ha parlato ai giocatori, ma senza sermoni infiniti. Non si è neppure soffermato sul perché credere nel tricolore. In fondo, basta davvero osservare la classifica e l’andamento a singhiozzi delle altre. In più, ripensando al calendario, i bianconeri hanno già affrontato diverse big: Inter, Milan, Lazio, Atalanta, oltre ad un Como da considerare nel lotto di chi può affacciarsi all’Europa. In pochi piccoli gesti, ha ridato ai giocatori il senso di una realtà meno nera. Meno cupa di come tutti, dentro lo spogliatoio, iniziavano a prefigurarsi.
