Juve, perché gli attaccanti segnano poco
Se la Juventus fin qui ha segnato a fatica è soprattutto in virtù dell’identità di gioco fragile, singhiozzante e prevedibile che ha accompagnato i bianconeri in questi primi mesi stagionali. Con Tudor alla guida, la squadra non sembrava in grado di trovare soluzioni offensive che prescindessero dalla classe di Yildiz. Gli attaccanti, pur sbattendosi spalle alla porta, ricevevano pochissimi palloni, scomparendo via via dai radar nel corso della partita. Un altro elemento va ricercato poi nelle rotazioni: il tecnico croato ha ridisegnato più volte l’assetto offensivo, promuovendone e bocciandone gli interpreti di settimana in settimana senza una logica ben precisa. Il peggiore degli scenari possibili per un attaccante che per incidere ha bisogno di respirare una parvenza di continuità - come del resto ha fatto intendere lo stesso Vlahovic nel post gara di Juve-Sporting - specie se arrivi da un altro paese e devi adattarti ai ritmi e all’intensità della Serie A. Questi aspetti, comunque, non scagionano gli impatti di Openda e David. Il primo, oltre ad essere indietro a livello di condizione fisica, fin qui ha dimostrato di dover lavorare tantissimo sul piano tattico; le incertezze del canadese, invece, sembrano più che altro psicologiche. L’ex Lilla - tutto sommato - si muove bene in campo, facendosi trovare spesso al posto giusto nel momento giusto. Gli manca però la giusta dose di risolutezza nella conclusione in porta, nell’ultimo passaggio... Quella freddezza con cui si è guadagnato il soprannome di “Iceman”. Spalletti li vuole ritrovare, uno attraverso il gioco, l’altro attraverso la testa. Li considera parte del futuro, non un peso del presente. E la Juventus è con lui: nessuna cessione a gennaio, solo la volontà di rimetterli in moto. Perché per Openda e David, a Torino, tutto deve ancora davvero cominciare.

