"Zitto Chico", "È incredibile", cosa è successo tra Zhegrova e Adzic: lo Juve-Toro che non hai visto

I retroscena del derby della Mole, dalla sfuriata di Conceicao all'episodio del calcio d'angolo conteso tra Edon e il montenegrino: come l'ha vissuta Spalletti

Il Derby della Mole è già andato in archivio e, nonostante lo 0-0 finale, ha offerto numerosi spunti tecnici e caratteriali. Per la Juventus si è trattato del primo confronto cittadino sotto la guida di Spalletti, un passaggio significativo nel nuovo percorso bianconero. Dazn ha dedicato l’appuntamento settimanale di Bordocam proprio alla sfida tra Juve e Torino, catturando momenti, dialoghi e indicazioni del tecnico toscano per tutta la durata dell’incontro. Da Bublik a seguire il riscaldamento fino al gesto di Locatelli a dare la sua giacca alla bambina che lo ha accompagnato in campo: frame di una gara sentita, importante e con in palio punti importanti.

La partita, povera di emozioni ma ricca di tensione tattica, ha mostrato sin dai primi secondi il tentativo della Juve di imporre una costruzione ragionata e ripetuta. Spalletti, molto attivo nell’area tecnica, ha scandito ritmi, richieste e principi di gioco. Il derby non ha offerto gol, ma ha svelato il modo in cui il tecnico sta modellando la squadra, insistendo sui dettagli e sulla circolazione. E, come spesso accade, alcune scene a bordocampo hanno raccontato più dell’andamento in campo.

"Da terzo a terzo": Spalletti detta la costruzione

Appena 27 secondi dopo il calcio d’inizio arriva la prima indicazione: verticalizzare rapidamente, muovere subito il Torino, trovare spiragli. L’assetto bianconero in fase di possesso ricalca quanto già visto a Cremona, con Koopmeiners e Kalulu impiegati come braccetti nella difesa a tre, incaricati di dare ampiezza e qualità nell’avvio dell’azione. Spalletti ribadisce più volte l’importanza assoluta del concetto: la palla deve viaggiare “da terzo a terzo”, con continuità e precisione. L’intento è quello di stanare il blocco del Torino, costringendo la squadra di Baroni ad allungarsi per aprire un corridoio centrale utile a servire Vlahovic. La richiesta diventa un mantra: “Da terzo a terzo, di più”, ripete il tecnico rivolgendosi prima ai giocatori in campo e poi anche alla panchina. Quando finalmente la Juve esegue correttamente la sequenza desiderata, il tecnico applaude convinto, segno di una ricerca tattica costante nella costruzione della manovra. L'altro aspetto interessante è lo sprono verso Yildiz: il turco ha sbagliato tanto, con molteplici palloni persi ma è lo stesso Dusan a rincuorarlo dicendogli: "Andiamo, andiamo"

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McKennie, Koopmeiners e il potenziale rigore

Nel fluire della gara Spalletti individua subito un pattern ricorrente: McKennie risulta spesso libero tra le linee, disponibile a ricevere per dare continuità al possesso. “McKennie è sempre libero su quella palla lì”, sottolinea il tecnico, invitando i compagni ad alzare rapidamente lo sguardo. Intanto torna puntuale il ritornello: “La dobbiamo fare girare di più da terzo a terzo, di più”, insistendo per alzare il ritmo. Arriva poi una nota individuale per Koopmeiners: “Quando rompe il braccino, palla a Dusan!”, spiegazione riferita al movimento di Ismajli che, salendo dalla linea difensiva, lascia scoperta una zona chiave. Poco dopo, al primo vero cambio campo tra Kalulu e Koopmeiners, Spalletti reagisce con entusiasmo: “Bravo! Questo!”.

Nel finale di tempo, un episodio scuote la panchina: McKennie cade in area dopo un’ottima progressione, perde l’equilibrio e finisce giù. Spalletti esplode incredulo: “È rigore!”, restando con le braccia aperte per mezzo minuto in attesa del check VAR che conferma la decisione dell’arbitro Zufferli. Al rientro dagli spogliatoi è Locatelli a suonare la carica: "Ci vuole pazienza".

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Lo sfogo di Conceicao

A metà secondo tempo il focus si sposta su uno dei momenti più discussi del derby: la sostituzione di Conceicao. Spalletti richiama il classe 2002 e, nel tentativo di rassicurarlo, gli dà un affettuoso bacio sulla testa. Ma il giovane portoghese non riesce a mascherare la delusione. Sedutosi in panchina, stringe una bottiglietta d’acqua e ne morde con nervosismo il tappo, manifestando apertamente tutta la sua furia. Vlahovic prende posto al suo fianco per tranquillizzarlo, ma Conceicao continua a borbottare, contestando alcune scelte arbitrali e rivolgendosi a Maggiani, consulente arbitrale del club: “Incredibile, è incredibile”. Il riferimento è anche a quanto accaduto nel primo tempo, con il portoghese che non si era visto assegnare un calcio d'angolo dopo un autentico miracolo di Paleari. In quella situazione aveva protestato in maniera vivace tanto da far intervenire Spalletti da lontano: "Zitto Chico".

La tensione aumenta quando l’attaccante vede la telecamera avvicinarsi e invita il compagno a calmarsi, consapevole dell’attenzione mediatica. Conceicao, però, reagisce male, sbracciando con un gesto di stizza verso l’operatore. Un episodio che racconta la sua fame e la sua immaturità, ma anche la pressione che vivono i giovani in un contesto così esposto. Il tutto con Spalletti che, poco distante, osserva senza alimentare ulteriori tensioni.

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Thuram capitano, Zhegrova-Adzic e la fine

Nel finale arriva un siparietto curioso. Locatelli lascia il campo e passa la fascia a Gatti, chiedendogli di consegnarla a Thuram. Il difensore però la porge a McKennie, che a sua volta la passa proprio al figlio d’arte, ricreando a vent’anni di distanza l’immagine di un altro Thuram capitano della Juventus. E anche un errore suo in impostazione viene preso con grande rammarico da Ferrero in tribuna, mentre il centrocampista si scusa all'indirizzo della panchina, e di Spalletti. Nonostante il simbolismo del momento, la partita resta bloccata.

Al 93’30’’ la Juve ottiene l’ultimo corner e dalla panchina, soprattutto Vlahovic, arrivano inviti alla lucidità: battere bene, non forzare. Zhegrova si prepara alla battuta, ma Adzic lo raggiunge, scambia qualche parola e decide di incaricarsi lui del tiro. L’esterno kosovaro, sorpreso, si allontana. Il cross del montenegrino però è debole, facile preda della difesa del Torino che libera senza affanni. È l’ultimo atto di un derby combattuto ma povero di idee negli ultimi metri, che si chiude con un 0-0.

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Il Derby della Mole è già andato in archivio e, nonostante lo 0-0 finale, ha offerto numerosi spunti tecnici e caratteriali. Per la Juventus si è trattato del primo confronto cittadino sotto la guida di Spalletti, un passaggio significativo nel nuovo percorso bianconero. Dazn ha dedicato l’appuntamento settimanale di Bordocam proprio alla sfida tra Juve e Torino, catturando momenti, dialoghi e indicazioni del tecnico toscano per tutta la durata dell’incontro. Da Bublik a seguire il riscaldamento fino al gesto di Locatelli a dare la sua giacca alla bambina che lo ha accompagnato in campo: frame di una gara sentita, importante e con in palio punti importanti.

La partita, povera di emozioni ma ricca di tensione tattica, ha mostrato sin dai primi secondi il tentativo della Juve di imporre una costruzione ragionata e ripetuta. Spalletti, molto attivo nell’area tecnica, ha scandito ritmi, richieste e principi di gioco. Il derby non ha offerto gol, ma ha svelato il modo in cui il tecnico sta modellando la squadra, insistendo sui dettagli e sulla circolazione. E, come spesso accade, alcune scene a bordocampo hanno raccontato più dell’andamento in campo.

"Da terzo a terzo": Spalletti detta la costruzione

Appena 27 secondi dopo il calcio d’inizio arriva la prima indicazione: verticalizzare rapidamente, muovere subito il Torino, trovare spiragli. L’assetto bianconero in fase di possesso ricalca quanto già visto a Cremona, con Koopmeiners e Kalulu impiegati come braccetti nella difesa a tre, incaricati di dare ampiezza e qualità nell’avvio dell’azione. Spalletti ribadisce più volte l’importanza assoluta del concetto: la palla deve viaggiare “da terzo a terzo”, con continuità e precisione. L’intento è quello di stanare il blocco del Torino, costringendo la squadra di Baroni ad allungarsi per aprire un corridoio centrale utile a servire Vlahovic. La richiesta diventa un mantra: “Da terzo a terzo, di più”, ripete il tecnico rivolgendosi prima ai giocatori in campo e poi anche alla panchina. Quando finalmente la Juve esegue correttamente la sequenza desiderata, il tecnico applaude convinto, segno di una ricerca tattica costante nella costruzione della manovra. L'altro aspetto interessante è lo sprono verso Yildiz: il turco ha sbagliato tanto, con molteplici palloni persi ma è lo stesso Dusan a rincuorarlo dicendogli: "Andiamo, andiamo"

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"Zitto Chico", "È incredibile", cosa è successo tra Zhegrova e Adzic: lo Juve-Toro che non hai visto
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McKennie, Koopmeiners e il potenziale rigore
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Lo sfogo di Conceicao
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Thuram capitano, Zhegrova-Adzic e la fine