Pierpaolo Marino non riempie la valigia da un po’. Ma la voglia di viaggiare, di rituffarsi in un’altra grande avventura non gli manca. Anzi, si moltiplica anno dopo anno. Da giugno 2023, da quando ha interrotto la collaborazione con l’Udinese, osserva. Si documenta, studia, segue con attenzione i suoi discepoli e le sue creature. Tra queste è impossibile non pensare a Luciano Spalletti. Li legano i ricordi splendidi di Udine: i tanti giocatori diventati campioni al Friuli, i risultati ottenuti, il valore complessivo prodotto. E l’eredità lasciata ai successosi: Marino e Spalletti preferiscono essere creditori calcistici, non certo debitori. Il passaggio alla Juve di Lucio ha strappato un sorriso a Marino, convinto che possa ripetere l’impresa di Napoli. Convinto che la Nazionale sia stata solo una parentesi opaca per Spalletti.
Pierpaolo Marino, come sta? È un leone in gabbia in questo momento? «Mi definirei un leone in libertà. Qualche mese fa ho avuto delle occasioni, alle quali ho fatto bene rinunciare: non me ne pento. Ma ho ancora tanta voglia di pallone, guardo tutto e mi aggiorno. Ho entusiasmo».
A quali suoi capolavori è più affezionato, oggi che di anni ne ha 71? «Ripenso all’Avellino in Serie A: un’intera città calcistica finita sulle mie spalle, quando il presidente Sibilia fu arrestato ingiustamente. I soci di minoranza erano pochi e i capitali del patron erano congelati. Tra mille difficoltà abbiamo fatto la Serie A. Adesso mi chiedo: “Ma come ho fatto?” Il presidente era importante e competente, io ero giovane e in quel frangente dovevo crescere in fretta. Ma penso anche alla campagna acquisti nell’anno dello scudetto del Napoli: Romano e Carnevale completarono una squadra eccezionale. E poi, il ricordo più vivo e recente: la Serie A con 6 punti di penalizzazione all’Atalanta nel 2011. Senza la penalizzazione potevamo andare in Uefa e da neopromossi non era facile. Facemmo tutto in poco tempo, Percassi aveva appena preso il club. Ricordo dei momenti splendidi della piazza di Bergamo: mi emozionarono tanto quando tornai lì con l’Udinese».
