Iuliano e le favole anti Juve: "Rigore Ronaldo neanche col Var. Perugia al contrario, avevano paura"

L'ex bianconero torna sul tanto discusso episodio contro l'Inter: "Da cacciare tutti". Poi la verità su quello Scudetto perso in modo anomalo
Iuliano e le favole anti Juve: "Rigore Ronaldo neanche col Var. Perugia al contrario, avevano paura"
© Aldo Liverani

Dallo scudetto perso a Perugia al famoso contatto con Ronaldo in Juve-Inter del 1998, è un Mark Iuliano senza veli quello intervistato dal podcast Centrocampo. L'ex difensore bianconero ha riavvolto indietro il nastro parlando poi anche del presente. Interrogato sulla maniacalità del lavoro di Antonio Conte risponde: “Tutti gli allenamenti con lui erano tremendi, da compagno di squadre e capitano, perché lui pretendeva questo anche da giocatore. Magari non tutti capiscono o lo accettano. C’erano partite che poteva bastare il pareggio, ma lui entrava negli spogliatoi e diceva ‘non esiste, dobbiamo vincere e basta’. Lo diceva anche quando il capitano non era più lui ma Alex (Del Piero ndr). Lui pretende tutto da se stesso e dall’ambiente che lo circonda, perché siamo professionisti, pagati bene, e quindi il tuo lavoro lo devi fare al massimo. Ho imparato che l’unica possibilità per crescere e fare più di quello che sai fare”. 

Iuliano sul ruolo dell'allenatore

Parlando in generale del ruolo dell’allenatore commenta: “È il protagonista assoluto del match, se sbagli allenatore hai già sbagliato la stagione. Conte al Napoli ha vinto lo scudetto, prendi altri e non lo vincono. Gli allenatori bravi sono quelli che esaltano le caratteristiche dei giocatori, non che li imbrigliano in schemi tattici. Quando Vicente Del Bosque allenava i Galacticos dormiva in panchina: cosa doveva insegnare a Zidane, Figo, Roberto Carlos, Salgado? Basta che faceva un po’ la fase difensiva poi non poteva insegnare nulla. Adesso spesso gli attaccanti e i centrocampisti sono vincolati dal tatticismo e tante volte fanno scelte obbligate e non quelle più fantasiose”

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Iuliano e lo scudetto perso a Perugia: "Una sconfitta per il sistema calcio" 

Iuliano ricorda poi uno dei momenti più duri della sua carriera, lo scudetto perso nel 2000 a Perugia. “Disperazione, perché abbiamo talmente faticato quella stagione. A Perugia era la partita della vita e chiudi il discorso, invece ci si è messo tutto contro. È stata una sconfitta, ma non per noi, per chi doveva decidere, per chi aveva paura che potessero arrivare i tifosi della Lazio se si rinviava la partita. È stata una sconfitta per il sistema calcio, chi doveva decidere l’ha fatto al contrario. Non era più una partita, era impossibile. Non aveva senso giocare quella partita, che poi noi comunque l’abbiamo persa. Non eri concentrato per una prestazione, che poi era calciare avanti a casaccio. Con i giocatori tecnici che avevamo se giochi a calcio quella partita non ha senso, finisce 3-0, se la metti su chi butta la palla avanti e il più grosso la colpisce, allora abbiamo perso la partita”. 

"Nemmeno il VAR avrebbe dato il rigore su Ronaldo"

L’ex difensore della Juve ha poi parlato del famoso contatto con Ronaldo nella sfida del Delle Alpi contro l'Inter del 1998: “Mi fa ridere perché con Ronaldo ho giocato tante volte contro e ci siamo visti, non ne abbiamo mai parlato. É stata più una bomba mediatica esterna che colpiva più i tifosi e le società. Ha spaccato l'opinione pubblica ma io penso che nemmeno col VAR si potessero mettere d'accordo. Se vedo contro di me un episodio del genere impreco? Sì. Ma perché è nella nostra natura: in qualsiasi tipo di intervento il tifoso vuole rigore. Prima di guardare il replay reclamo il rigore. Non è questione di essere rigore o meno: quando gli arbitri ancora decidevano, si prendevano la responsabilità di fischiare quello che vedevano in collaborazione col guardalinee. Adesso i guardalinee sono diventati inutili e l'arbitro fischia rigore a priori e aspetta di essere chiamato dal VAR".

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"Juve-Inter, da sospendere la partita"

Sempre sulla stessa storica partita, Iuliano ha aggiunto: "Io lì ero fermo: non lo fermo, è lui che passa. Ma sai quanti interventi simili ci sono tutti i giorni e non fischiano quasi mai? Io l'ho rivista così: alla fine il focus è sempre stato su quel contatto lì. Un tifoso mi disse: 'Tu non c'entravi niente, sai di chi è la colpa? Di Torricelli e Birindelli! Perché la palla è arrivata lì, non doveva arrivare lì’. Era una palla lunga che non doveva nemmeno arrivare lì perché loro due si impicciano: non li avevo mai osservati, mi hanno messo alla gogna quando potevano rinviare loro (ride, ndr). Ronaldo andava a duemila, io ho detto sto lì e vediamo che succede. Io poi ho anche incontrato Ceccarini: il problema non fu il dare o non dare il rigore, perché noi eravamo una squadra talmente superiore all'Inter, levando Ronaldo non c'era paragone. É che dopo 30 secondi dai rigore alla Juve: con la buon'anima di Simoni che era in campo con tutta la panchina. Tu a rigor di norma devi sospendere la partita e cacciare tutti, non puoi stare in mezzo al campo. L'arbitro è andato in confusione, poi il rigore di West c'è. Si è montato un casino. La sera Raimondo Vianello mi fece delle domande, ma io ero in silenzio stampa. Noi avevamo praticamente vinto lo Scudetto e infatti sono andato a festeggiare”.

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Dallo scudetto perso a Perugia al famoso contatto con Ronaldo in Juve-Inter del 1998, è un Mark Iuliano senza veli quello intervistato dal podcast Centrocampo. L'ex difensore bianconero ha riavvolto indietro il nastro parlando poi anche del presente. Interrogato sulla maniacalità del lavoro di Antonio Conte risponde: “Tutti gli allenamenti con lui erano tremendi, da compagno di squadre e capitano, perché lui pretendeva questo anche da giocatore. Magari non tutti capiscono o lo accettano. C’erano partite che poteva bastare il pareggio, ma lui entrava negli spogliatoi e diceva ‘non esiste, dobbiamo vincere e basta’. Lo diceva anche quando il capitano non era più lui ma Alex (Del Piero ndr). Lui pretende tutto da se stesso e dall’ambiente che lo circonda, perché siamo professionisti, pagati bene, e quindi il tuo lavoro lo devi fare al massimo. Ho imparato che l’unica possibilità per crescere e fare più di quello che sai fare”. 

Iuliano sul ruolo dell'allenatore

Parlando in generale del ruolo dell’allenatore commenta: “È il protagonista assoluto del match, se sbagli allenatore hai già sbagliato la stagione. Conte al Napoli ha vinto lo scudetto, prendi altri e non lo vincono. Gli allenatori bravi sono quelli che esaltano le caratteristiche dei giocatori, non che li imbrigliano in schemi tattici. Quando Vicente Del Bosque allenava i Galacticos dormiva in panchina: cosa doveva insegnare a Zidane, Figo, Roberto Carlos, Salgado? Basta che faceva un po’ la fase difensiva poi non poteva insegnare nulla. Adesso spesso gli attaccanti e i centrocampisti sono vincolati dal tatticismo e tante volte fanno scelte obbligate e non quelle più fantasiose”

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