Var anomali, cori razzisti impuniti, plusvalenze dimenticate: il calcio dopo i 9 scudetti Juve

In campo e fuori, in soli 7 giorni, le nostre istituzioni hanno consegnato al tifoso juventino una serie di validissimi motivi per ritenere che la sua squadra goda di un trattamento unico
Var anomali, cori razzisti impuniti, plusvalenze dimenticate: il calcio dopo i 9 scudetti Juve© Redazione/LaPresse/Bartoletti/ANSA

In una sola settimana le nostre istituzioni hanno consegnato al tifoso juventino una serie di validissimi motivi per ritenere che la sua squadra goda di un trattamento unico all’interno del nostro calcio. Partiamo dal campo, dove la revoca del rigore concesso in prima battuta a Vlahovic durante Fiorentina-Juve ha colpito gran parte degli osservatori calcistici e arbitrali. Per capire l’entità della sorpresa, basti sottolineare che perfino alcuni dei soliti noti anti bianconeri non sono riusciti a supportare il cambio di decisione. Doveri dubbi non ne aveva avuti ma al VAR Guida - quello che con Conte alla Juve “non se l’era sentita” di fischiare un penalty sacrosanto ai bianconeri” - si è affrettato a evidenziare una trattenuta di Vlahovic spacciandola come iniziale imponendo la revoca del penalty. E poco importa che la sua valutazione scadente sia stata smentita anche dalle immagini, con Pablo Marì oltre ogni dubbio a fare fallo e iniziare la trattenuta prima di Dusan. Oltretutto ritenere quel contatto un errore così evidente da richiedere l’intervento del VAR – cui come di consuetudine l’arbitro si adegua passivamente – è parso ai più una forzatura senza troppi precedenti. Non così per il designatore Rocchi che ha difeso Guida e il sul operato indifendibile, avvalorando la certezza per la quale il VAR si comporta in modo anomalo con la Juventus di mezzo: dal bizzarro rigore di Verona alla mancata espulsione di Orban per la gomitata su Gatti fino al rigore per step on foot su Conceicao a Roma contro la Lazio, simile nella dinamica a quello fischiato all’Inter nel derby milanese ma evidentemente con meno appeal per i nostri arbitri al monitor. “Ce lo siamo perso”, dirà il designatore in tv. Succede spesso quando si parla di Juve.

Dal campo ci spostiamo sugli spalti, con i reiterati cori discriminatori contro Dusan Vlahovic che hanno portato Doveri a sospendere per ben due volte il match e il capitano viola Ranieri a supplicare i tifosi della Fiorentina di smetterla per evitare il 3-0 a tavolino, come chiarito da un inequivocabile gesto della mano. Insulti che sono valsi semplicemente qualche migliaio di euro di sanzione. Niente squalifica della curva, come inizialmente previsto per la Juve dopo il caso Lukaku, supponiamo nessun Daspo, certamente nessun comunicato o mezza parola della Fiorentina. Altro mondo, anche qui, rispetto a ciò che accade dalla parti dello Stadium.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il caso plusvalenze: dal Napoli a Roma e Lazio

Il caso più clamoroso e doloroso per i tifosi, tuttavia, rimane quello delle plusvalenze, con il rinvio a giudizio di De Laurentiis nel silenzio più assoluto della giustizia sportiva e delle nostre istituzioni. L’invito a “non lasciare tracce”, la trattativa in cui si cerca disperatamente di trovare qualche nome adatto per raggiungere una determinata cifra, le parole inequivocabili dei ragazzi (non) coinvolti non sono stati sufficienti per Chinè, nessun elemento di novità tale da configurare una possibile revocazione magari in nome della slealtà sportiva, in gran voga quando questa procedura era toccata alla Juve. Nulla di nulla, udienza tra un annetto, anche la trattativa Manolas Diawara dimenticata, media e istituzioni in silenzio. Ancora più anomalo il caso della Roma, che non è mai stata neanche deferita, dimenticata a suo tempo da Consob e Covisoc nonostante la presenza in Borsa anche dalla società giallorossa e una dozzina di operazioni contestate: qui siamo ancora in attesa dell’udienza preliminare, mentre la Procura federale ha ritenuto di non coinvolgere anche la squadra della Capitale in queste fastidiose rotture che corrispondono ai giudizi sportivi: nel penale rinvio dell’udienza preliminare alla prossima estate, giustizia sportiva immobile, media silenti. Intanto, i giallorossi premiano come loro Cavaliere uno stimato avvocato e illustre tifoso reduce da ben 27 anni in Procura federale: chissà se anche la Juventus ha qualcuno che lavora da quelle parti da premiare per la passione incondizionata verso i bianconeri. Probabilmente per non fare litigare i cugini, destino analogo per la Lazio: tutto fermo, rimpallo tra tribunali, Chiné non colpito dalla vicenda. E così via, dopo il disinteresse per le operazioni del passato di chi aveva in dirigenza un vero e proprio “mago delle plusvalenze”, almeno a leggere certi organi di stampa poi improvvisamente diventati implacabili fustigatori di quelle pratiche poco eleganti.

Così va il calcio dopo il 2020, con i tifosi juventini, abituati troppo bene, che capiscono solo ora cosa hanno vissuto fino a qualche anno fa. E i rivali, devastati da quei nove scudetti di fila, che ancora non riescono a credere che l’incubo sia finalmente finito e ora si godono la loro rivincita, giorno dopo giorno, dentro e fuori dal campo.

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In una sola settimana le nostre istituzioni hanno consegnato al tifoso juventino una serie di validissimi motivi per ritenere che la sua squadra goda di un trattamento unico all’interno del nostro calcio. Partiamo dal campo, dove la revoca del rigore concesso in prima battuta a Vlahovic durante Fiorentina-Juve ha colpito gran parte degli osservatori calcistici e arbitrali. Per capire l’entità della sorpresa, basti sottolineare che perfino alcuni dei soliti noti anti bianconeri non sono riusciti a supportare il cambio di decisione. Doveri dubbi non ne aveva avuti ma al VAR Guida - quello che con Conte alla Juve “non se l’era sentita” di fischiare un penalty sacrosanto ai bianconeri” - si è affrettato a evidenziare una trattenuta di Vlahovic spacciandola come iniziale imponendo la revoca del penalty. E poco importa che la sua valutazione scadente sia stata smentita anche dalle immagini, con Pablo Marì oltre ogni dubbio a fare fallo e iniziare la trattenuta prima di Dusan. Oltretutto ritenere quel contatto un errore così evidente da richiedere l’intervento del VAR – cui come di consuetudine l’arbitro si adegua passivamente – è parso ai più una forzatura senza troppi precedenti. Non così per il designatore Rocchi che ha difeso Guida e il sul operato indifendibile, avvalorando la certezza per la quale il VAR si comporta in modo anomalo con la Juventus di mezzo: dal bizzarro rigore di Verona alla mancata espulsione di Orban per la gomitata su Gatti fino al rigore per step on foot su Conceicao a Roma contro la Lazio, simile nella dinamica a quello fischiato all’Inter nel derby milanese ma evidentemente con meno appeal per i nostri arbitri al monitor. “Ce lo siamo perso”, dirà il designatore in tv. Succede spesso quando si parla di Juve.

Dal campo ci spostiamo sugli spalti, con i reiterati cori discriminatori contro Dusan Vlahovic che hanno portato Doveri a sospendere per ben due volte il match e il capitano viola Ranieri a supplicare i tifosi della Fiorentina di smetterla per evitare il 3-0 a tavolino, come chiarito da un inequivocabile gesto della mano. Insulti che sono valsi semplicemente qualche migliaio di euro di sanzione. Niente squalifica della curva, come inizialmente previsto per la Juve dopo il caso Lukaku, supponiamo nessun Daspo, certamente nessun comunicato o mezza parola della Fiorentina. Altro mondo, anche qui, rispetto a ciò che accade dalla parti dello Stadium.

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