Un miliardo per la Juventus, Elkann dice no: l’offerta di Tether sarà respinta

La società di criptovalute, che detiene l’11,5% delle quote, punta all’acquisizione della maggioranza. Ma Exor alza il muro

Non sono affari, ma affetti, quindi non è una questione di soldi. La Juventus è un bene che si tramanda in famiglia, non è un’azienda, quindi non «è in vendita», ribadiscono da casa Elkann. Anche se il club è tecnicamente una società quotata in Borsa ed Exor possiede il 65,4% del pacchetto azionario con un valore preciso, resta inestimabile quello sentimentale e inscindibile il legame per John, che tutto quello che riguarda la Juventus lo ha imparato dal nonno Gianni. In questi giorni, nei quali in vendita ci è finita “La Stampa”, un pezzo storico delle proprietà della famiglia Agnelli, si è ravvivato il gossip su “un’imminente cessione della Juventus” e, nel vociare generale, è arrivata l’offerta ufficiale depositata da Tether per acquisire le quote di Exor e, successivamente, quelle sul mercato attraverso un’Opa. Un’operazione che, secondo indiscrezioni, costerebbe alla società di criptovalute un miliardo e cento milioni, di cui circa settecento destinati all’acquisizione del pacchetto in mano a Elkann.

La risposta di Elkann

Il “grazie, ma no grazie” è arrivato a stretto giro. No, non c’è da aspettare la scadenza dell’offerta, fissata da Tether per il 22 dicembre: «La Juventus non è in vendita» è il messaggio, la cui asciuttezza non lascia grossi margini di interpretazioni. Non è una questione di soldi, d’altronde. E, anche se lo fosse, tra l’altro, la valutazione appare non del tutto congrua. Sì, è vero che l’attuale capitalizzazione di Borsa si attesta intorno ai 900 milioni, tuttavia il mercato dei club ha visto valutazioni più alte per club che non hanno lo stadio e le immobilizzazioni che vantano i bianconeri (la sede, il training center, l’albergo, Vinovo, il J-Medical). La verità, però, è che la Juventus non ha prezzo per chi ne possiede l’ampia maggioranza e la controlla con il 79% dei voti. Insomma, non si tratta di un gioco al rialzo, al quale Tether potrebbe anche partecipare, vista l’immensa potenza finanziaria della società di Paolo Ardoino, leader nel settore delle criptovalute. D’altra parte, anche John non ha esattamente bisogno di soldi e, nella Juventus, ha versato nel corso degli ultimi dieci anni proprio un miliardo (lo stesso che si propone di investire Ardoino) ed è pronto a versarne un altro se necessario.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Una questione di cuore

Non sono affari, è cuore, è famiglia. Nel senso stretto della parola, perché la Juventus è uno degli argomenti di cui John parla spessissimo con i figli Leone e, soprattutto, Oceano, appassionato di calcio e tifosissimo bianconero. È presto per pensare a un passaggio di consegne, è logico però attenderselo e che ce l’abbia in mente lo stesso John. Sì, poi c’è un’impero che cambia, molte aziende che sono state cedute, altre che lo saranno, anche di grande tradizione e lungamente appartenute agli Agnelli, ma per capire la differenza tra le “aziende”, appunto, e la Juventus, bisogna ricordare le parole dell’Avvocato che si diceva molto «scocciato quando qualcuno con cui devo parlare di affari, mi approccia parlando di Juve». Non gradiva il goffo tentativo di carpire la sua benevolenza, ma soprattutto il fatto che «quando si parla di affari si parla di affari, quando si parla di Juve, si parla di Juve, che non sono affari, ma passione». Le due cose, insomma, sono sempre state strettamente separate, due sfere diverse, una pubblica, l’altra paradossalmente più intima, anche se di tutte le proprietà di famiglia, la Juventus è sempre stata la più esposta di tutte.

L'attesa del comunicato ufficiale

Ardoino, quindi, verrà respinto. È atteso un comunicato per lunedì e ci sarà, probabilmente, un Consiglio di Amministrazione straordinario per esaminare l’offerta depositata. Atti formali e di rispetto nei confronti dell’azionista di minoranza, la cui proposta verrà trattata con serietà, ma senza che questo alimenti alcuna speranza per la sua accettazione. Piuttosto potrebbe riprendere il dialogo, avviato a settembre, fra Tether e il management della Juventus (da Ferrero in giù) per capire come e in che modo mettere a punto una proficua collaborazione. Se Ardoino tiene alla Juventus potrebbe essere comunque un modo per «farla tornare grande», come recita il suo slogan. A novembre è entrato un suo uomo nel Consiglio di Amministrazione (Francesco Garino) e le possibilità di collaborare restano aperte. Chiusa è solo la possibilità di vendita della Juventus.

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Non sono affari, ma affetti, quindi non è una questione di soldi. La Juventus è un bene che si tramanda in famiglia, non è un’azienda, quindi non «è in vendita», ribadiscono da casa Elkann. Anche se il club è tecnicamente una società quotata in Borsa ed Exor possiede il 65,4% del pacchetto azionario con un valore preciso, resta inestimabile quello sentimentale e inscindibile il legame per John, che tutto quello che riguarda la Juventus lo ha imparato dal nonno Gianni. In questi giorni, nei quali in vendita ci è finita “La Stampa”, un pezzo storico delle proprietà della famiglia Agnelli, si è ravvivato il gossip su “un’imminente cessione della Juventus” e, nel vociare generale, è arrivata l’offerta ufficiale depositata da Tether per acquisire le quote di Exor e, successivamente, quelle sul mercato attraverso un’Opa. Un’operazione che, secondo indiscrezioni, costerebbe alla società di criptovalute un miliardo e cento milioni, di cui circa settecento destinati all’acquisizione del pacchetto in mano a Elkann.

La risposta di Elkann

Il “grazie, ma no grazie” è arrivato a stretto giro. No, non c’è da aspettare la scadenza dell’offerta, fissata da Tether per il 22 dicembre: «La Juventus non è in vendita» è il messaggio, la cui asciuttezza non lascia grossi margini di interpretazioni. Non è una questione di soldi, d’altronde. E, anche se lo fosse, tra l’altro, la valutazione appare non del tutto congrua. Sì, è vero che l’attuale capitalizzazione di Borsa si attesta intorno ai 900 milioni, tuttavia il mercato dei club ha visto valutazioni più alte per club che non hanno lo stadio e le immobilizzazioni che vantano i bianconeri (la sede, il training center, l’albergo, Vinovo, il J-Medical). La verità, però, è che la Juventus non ha prezzo per chi ne possiede l’ampia maggioranza e la controlla con il 79% dei voti. Insomma, non si tratta di un gioco al rialzo, al quale Tether potrebbe anche partecipare, vista l’immensa potenza finanziaria della società di Paolo Ardoino, leader nel settore delle criptovalute. D’altra parte, anche John non ha esattamente bisogno di soldi e, nella Juventus, ha versato nel corso degli ultimi dieci anni proprio un miliardo (lo stesso che si propone di investire Ardoino) ed è pronto a versarne un altro se necessario.

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