David-Openda, horror show! Juve, pesa l'assenza di Vlahovic: adesso serve la punta, palla a Ottolini

La dirigenza sta cercando un vice Yildiz, però a mancare è un vero numero 9: tanti cross da Kostic e Zhegrova nel finale, ma nessuno a raccoglierli

TORINO - A Luciano Spalletti serve più un nove di un “nove e mezzo”. Gli ultimi venti minuti contro il Lecce agevolano una facile comprensione del momento bianconero: Kostic e Zhegrova vanno ripetutamente sul fondo, ma in area ci sono David e Openda. E non Vlahovic. Mancano i centimetri che in partite come queste sono indispensabili per portare casa il massimo. Ecco la ragione che spinge Spalletti, da qualche settimana, a chiedere un giocatore che possa rinforzare un reparto offensivo indebolito dal lungo infortunio di Dusan, uno che ci ha messo poco a conquistare la titolarità con Lucio. È un fatto di caratteristiche: Openda ha bisogno di spazi che contro il Lecce, nei frangenti finali, mancavano. E David è ancora un cantiere aperto, un giocatore da ristrutturare. Vittima delle proprie ansie. Già, si torna sempre all'episodio del calcio di rigore. Sulla palla ci sono Locatelli e Yildiz. Ma il capitano sceglie di consegnare la sfera al canadese. Suonano come una profezia le parole di Spalletti prima del fischio d'inizio, ai microfoni di Dazn: “David sta benissimo, è un ragazzo serissimo, un professionista top: ha questa capacità di entrare in relazione in qualsiasi zona del campo si trovi con i compagni in ogni zona ed è un cecchino d'area di rigore incredibile. Dispiace che per il momento non sia così tranquillo da far vedere le sue qualità, ma è veramente un finalizzatore top”.

David, rigore intriso di paura

Il riferimento allo stato d'animo doveva rappresentare un campanello d'allarme. Almeno per Locatelli, che indossa la fascia da capitano e che ha il polso dello stato d'animo dei compagni. Ma niente. David calcia e il resto è storia. È un rigore intriso di paura. Un tocco sotto a metà, specchio fedelissimo del suo momento. Perché la prestazione di Jonathan è ancora una volta buona: si muove bene, si smarca meglio ed è presente in due occasioni molto importanti. Quella del colpo di testa respinto da Falcone coi piedi e poi nel finale, quando il portiere del Lecce sbarra la strada alla sua botta di sinistro. Le paure divorano David, che sente il peso dell’investimento estivo da parte della Juve: 6 milioni d’ingaggio, 12 di commissioni agli agenti. Un parametro zero che diventa un salasso. Non era questo l’attaccante che furoreggiava a Lilla, ma le pressioni a Nord-Pas-de-Calais non sono paragonabili a quelle piemontesi.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Openda è costato 44 milioni e Tudor nemmeno lo voleva

E che dire di Lois Openda? Doveva impattare il secondo tempo in maniera completamente diversa. Mancano gli spazi, ma non può mancare la lucidità. Anche nella gestione di palloni banali il belga è esageratamente pasticcione. Pure lui vittima di quattro mesi complicatissimi: il Lipsia l’ha infiocchettato come si deve e la Juve ci è cascata con tutte le scarpe. Ultimo giorno di mercato: 44 milioni senza colpo ferire ai tedeschi. Igor Tudor, vedovo di Kolo Muani, nemmeno lo voleva. Spalletti al contrario lo apprezza, ma pretende molto di più. Sperava in un’accensione definitiva dopo il gol contro la Roma - goffo ma utilissimo per rivedere la luce - ma deve fare i conti con una regressione a questo punto preoccupante. E adesso? Palla a Marco Ottolini. Valuterà tutti i nomi possibili per dare più consistenza ad un attacco senza forza, centimetri e gol. A Lucio, invece, non resta che pensare al presente: compiere una magia con David (3 gol in 23 partite) e Openda (2 sigilli in 18 apparizioni). Questi ha e questi si tiene. Per ora.

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TORINO - A Luciano Spalletti serve più un nove di un “nove e mezzo”. Gli ultimi venti minuti contro il Lecce agevolano una facile comprensione del momento bianconero: Kostic e Zhegrova vanno ripetutamente sul fondo, ma in area ci sono David e Openda. E non Vlahovic. Mancano i centimetri che in partite come queste sono indispensabili per portare casa il massimo. Ecco la ragione che spinge Spalletti, da qualche settimana, a chiedere un giocatore che possa rinforzare un reparto offensivo indebolito dal lungo infortunio di Dusan, uno che ci ha messo poco a conquistare la titolarità con Lucio. È un fatto di caratteristiche: Openda ha bisogno di spazi che contro il Lecce, nei frangenti finali, mancavano. E David è ancora un cantiere aperto, un giocatore da ristrutturare. Vittima delle proprie ansie. Già, si torna sempre all'episodio del calcio di rigore. Sulla palla ci sono Locatelli e Yildiz. Ma il capitano sceglie di consegnare la sfera al canadese. Suonano come una profezia le parole di Spalletti prima del fischio d'inizio, ai microfoni di Dazn: “David sta benissimo, è un ragazzo serissimo, un professionista top: ha questa capacità di entrare in relazione in qualsiasi zona del campo si trovi con i compagni in ogni zona ed è un cecchino d'area di rigore incredibile. Dispiace che per il momento non sia così tranquillo da far vedere le sue qualità, ma è veramente un finalizzatore top”.

David, rigore intriso di paura

Il riferimento allo stato d'animo doveva rappresentare un campanello d'allarme. Almeno per Locatelli, che indossa la fascia da capitano e che ha il polso dello stato d'animo dei compagni. Ma niente. David calcia e il resto è storia. È un rigore intriso di paura. Un tocco sotto a metà, specchio fedelissimo del suo momento. Perché la prestazione di Jonathan è ancora una volta buona: si muove bene, si smarca meglio ed è presente in due occasioni molto importanti. Quella del colpo di testa respinto da Falcone coi piedi e poi nel finale, quando il portiere del Lecce sbarra la strada alla sua botta di sinistro. Le paure divorano David, che sente il peso dell’investimento estivo da parte della Juve: 6 milioni d’ingaggio, 12 di commissioni agli agenti. Un parametro zero che diventa un salasso. Non era questo l’attaccante che furoreggiava a Lilla, ma le pressioni a Nord-Pas-de-Calais non sono paragonabili a quelle piemontesi.

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