Vittoria di sostanza

Al netto del risultato negativo con il Lecce (che è stato un passo falso, non un passo indietro), Spalletti prosegue nella ricostruzione della Juve come squadra e dei singoli come giocatori
Vittoria di sostanza© ANSA

L’abbraccio ruba l’occhio, ma è la sicurezza della Juventus a colpire più della tenerezza con cui i compagni festeggiano l’epifania di Jonathan David. È così cinematografica quella corsa collettiva che sembra il finale di certi film americani in cui l’antieroe si scrolla di dosso la sfiga e, con una mossa, stappa la commozione generale (e, a quel punto, prova a trattenerla, la lacrimuccia). Ma il film di Sassuolo-Juve, in realtà, racconta altro e il protagonista non è il bomber che si riscatta. Anzi il protagonista non c’è proprio, è una storia corale che parla di una squadra sempre più sicura di sé, consapevole della sua forza, con una fiducia che non si vedeva da tempo. C’è tanta sostanza calcistica nel modo con cui aggredisce la partita, confinando il Sassuolo nella sua metà campo, togliendogli il respiro e aspettando, pazientemente, di trovare il gol. Al netto del risultato negativo con il Lecce (che è stato un passo falso, non un passo indietro), Spalletti prosegue nella ricostruzione della Juve come squadra e dei singoli come giocatori. Li vedi riapparire, uno a uno, sotto una luce diversa, con un’attitudine più solida, sempre (o quasi) con la giusta confidenza nell’approccio a ogni giocata.

Un pezzo per volta

Ieri si è rivisto il Miretti che tutti si aspettavano qualche anno fa e che ha fatto un giro piuttosto lungo per tornare a promettere le cose interessantissime dei suoi esordi. Un po’ come McKennie contro il Lecce, ha agito da trequartista incursore, duettando con Yildiz a sinistra e sovrapponendosi con David in avanti. Gli avversari ci hanno capito poco, perché scompariva dai loro radar e riappariva per fare loro malissimo, anche solo con un tocco. E Miretti è un esempio, quello di ieri, di una Juve che si sta ricostruendo un pezzo per volta, una partita per volta. È presto per gli osanna, ma sono troppe le partite consecutive in cui si coglie qualcosa di buono per non intravedere la luce in fondo al tunnel. E non sono i riflessi dello scudetto (attualmente ancora troppo lontano), ma il bagliore dell’identità che la Juve si era persa e sta finalmente ritrovando. Un’identità ruvida, ma salda, che ha sfrondato tutte le fragilità e le psicosi che hanno tormentato gli ultimi anni.

Orizzonte più roseo

Per completare la metamorfosi servono ancora due vittorie contro Cremonese (lunedì) e Cagliari (il 17), poi c’è la sfida con il Napoli, che potrebbe diventare uno stimolante esame per capire molte cose, un filo in ritardo, magari, ma comunque non fuori tempo massimo. La stagione della Juve, d’altronde, è iniziata ricorrendo e l’affanno si è fatto sentire. Comolli è arrivato a giugno inoltrato, la società è stata completata a dicembre con l’arrivo di un ds e, nel frattempo, è stato cambiato l’allenatore a ottobre. Chissà se, con i tempi giusti, per l’epifania bianconera si sarebbe dovuto aspettare il sei gennaio. Di sicuro da adesso in poi le prospettive appaiono meno fragili di prima e non solo in campo. Quando tutto sembrava andare di nuovo a rotoli, con i pareggini e le incertezze, la Juve puntava al quarto posto come una chimera. Oggi, alla fine del girone di andata, al quarto posto ci sta e lo difende con sicurezza, nonostante i primi mesi sballotanti. Certo, è anche “merito” di un campionato non esattamente competitivo e nel quale, tolte Inter e Napoli, il livello si è un po’ abbassato. Ma intanto, rispetto alle ultime travagliate stagioni, l’inverno bianconero non è l’inizio di un deprimente caracollare verso la fine della stagione, ma apre un orizzonte più roseo.

 

 

 

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