Pagina 2 | Rivoluzione Juve, due chiavi per Spalletti e Ottolini cambia: il mercato dopo la svolta

TORINO - No, non è il Napoli del terzo scudetto. Manca ancora qualcosa per completare l’opera. Perché ai tempi Luciano Spalletti viveva una sensazione per ora solo accarezzata: ogni volta che superava la metacampo la sua creatura dava costantemente la sensazione di poter segnare da un momento all’altro. La Juve no. C’è ancora un tassello da completare: manca la cattiveria per indirizzare le partite. Per mettere un sigillo già nel primo tempo. Quello che è mancato contro il Lecce, quello che col Sassuolo è arrivato nell’azione meno pericolosa di tutte con il fortuito autogol di Muharemovic. Spalletti finora aveva inciso su vari aspetti. Innanzitutto sotto il profilo psicologico: responsabilità e protezione, carezze e bastonate, avvisi ai naviganti, ma anche coccole diffuse.

David, capolavoro Spalletti

Il capolavoro con Jonathan David, risollevato a poco più di 48 ore dallo sciagurato rigore calciato contro il Lecce, è un chiaro esempio di quanto abbia dato priorità alla testa. Poi ha insistito sulla ricerca del controllo del pallone. Lavorando tantissimo sul fraseggio, su un possesso palla finalizzato ad una maggiore pericolosità: la crescita di Locatelli e Thuram si tocca con mano. Adesso nella rivoluzione bianconera ha aggiunto un altro particolare. Non proprio un dettaglio: il passaggio al 4-2-3-1. Immaginato, pensato, pianificato, ma perennemente rimandato a data da destinarsi. Per mancanza di risorse a disposizione: prima di effettuare questo scatto ha atteso il miglior Bremer. O comunque una versione sufficientemente affidabile e in condizioni fisiche buone.

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Juve, da cosa ripartire

Già dal Lecce, dunque, nuovo modulo servito. Con incremento della pericolosità immediato: i 17 tiri in porta confezionati tra Sassuolo (11) e Lecce (6) sono dati dai quali ripartire. Dai quali costruire i presupposti per insistere su uno schieramento che detterà anche tempi e metodi del mercato. In difesa, con questo tipo di assetto, se non esce nessuno non entra nessuno: può salutare Joao Mario, ma a quel punto Ottolini si tufferebbe su un vice Kalulu, che sta toccando livelli altissimi. Dalla mediana in avanti, invece, il rimpasto degli uomini coinvolge essenzialmente i giocatori più duttili: McKennie e Miretti, due che possono ricoprire (con ottimi riscontri) varie posizioni del campo.

McKennie-Miretti, le chiavi

Già, le chiavi del 4-2-3-1 sono proprio loro. Lo statunitense brillante sia da falso dieci che da esterno largo a destra: promosso a pieni voti col Lecce, applaudito anche a Reggio Emilia. La svolta tattica è stata agevolata da Wes, versatile come pochi altri giocatori in Italia. E occhio a Miretti: alle spalle della punta è una variante molto efficace per tempi d’inserimento e capacità di attaccare gli spazi. Una mano santa per la Juve, una risorsa molto preziosa per Spalletti, felice di aver trovato le soluzioni in casa per la rivoluzione tattica. Il mercato, per la direzione presa nelle ultime partite, può solo rifinire alcuni meccanismi.

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Guido Rodriguez, adesso...

Trovando un’alternativa a Yildiz o a McKennie, individuando un tuttocampista potenzialmente in grado di poter abilmente giostrare su tutta la trequarti. Non guasterebbe neppure un rinforzo in regia, ma non un profilo che colmi solo una lacuna numerica: Guido Rodriguez non convince proprio perché ritenuto un doppione - e pure meno fisico - di Locatelli. Spalletti riparte spesso da ciò che gli ha dato grandi soddisfazioni in carriera: il 4-2-3-1 della sua prima Roma, per esempio, è quanto di più simile a questa Juve. Finalmente bella da vedere, non solo pericolosa. I punti raccolti sono una conseguenza, felice, di una metamorfosi che Lucio sognava già dal 31 ottobre, il giorno in cui è stato presentato all’universo bianconero.

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Juve, da cosa ripartire

Già dal Lecce, dunque, nuovo modulo servito. Con incremento della pericolosità immediato: i 17 tiri in porta confezionati tra Sassuolo (11) e Lecce (6) sono dati dai quali ripartire. Dai quali costruire i presupposti per insistere su uno schieramento che detterà anche tempi e metodi del mercato. In difesa, con questo tipo di assetto, se non esce nessuno non entra nessuno: può salutare Joao Mario, ma a quel punto Ottolini si tufferebbe su un vice Kalulu, che sta toccando livelli altissimi. Dalla mediana in avanti, invece, il rimpasto degli uomini coinvolge essenzialmente i giocatori più duttili: McKennie e Miretti, due che possono ricoprire (con ottimi riscontri) varie posizioni del campo.

McKennie-Miretti, le chiavi

Già, le chiavi del 4-2-3-1 sono proprio loro. Lo statunitense brillante sia da falso dieci che da esterno largo a destra: promosso a pieni voti col Lecce, applaudito anche a Reggio Emilia. La svolta tattica è stata agevolata da Wes, versatile come pochi altri giocatori in Italia. E occhio a Miretti: alle spalle della punta è una variante molto efficace per tempi d’inserimento e capacità di attaccare gli spazi. Una mano santa per la Juve, una risorsa molto preziosa per Spalletti, felice di aver trovato le soluzioni in casa per la rivoluzione tattica. Il mercato, per la direzione presa nelle ultime partite, può solo rifinire alcuni meccanismi.

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