Chi ha permesso la rinascita Juve con Spalletti: la vera differenza in campo la fa lui

L’ultima sconfitta con il bianconero presente risale al 23 aprile 2024: l'intesa con il nuovo allenatore alle basi della rinascita

TORINO - Il tiro di Miretti che gli rimbalza sulla testa e poi finisce in rete, a sbloccare il match contro la Cremonese. Questa è l’unica concessione al caso di Gleison Bremer, quasi come fosse uno di quei regali che il destino ogni tanto semina qua e là a chi pazientemente e con costanza costruisce il proprio percorso, senza aggrapparsi alla fortuna. E poi la soddisfazione di poter esultare e dedicare la rete alla moglie incinta del secondo figlio è la ciliegina su una torta multistrato, di quelle che ci si può concedere dopo un lungo digiuno, o per festeggiare la fine di un periodo difficile che ci si è lasciati alle spalle. Tolta la soddisfazione del gol, è dietro che Bremer ha ancora una volta fatto la differenza: certo, l’attacco di Davide Nicola non è che l’abbia impensierito oltremodo, ma quando c’è stato bisogno ha spento sul nascere ogni velleità.

L’importanza di Bremer per la Juve

A parlare per lui sono ancora una volta i numeri; dal suo ritorno dopo l’operazione al menisco, la Juventus ha preso solo due gol. Contro la Roma, da Baldanzi, quando il brasiliano era uscito dal campo da circa un quarto d’ora e contro il Lecce, con Banda che sfrutta l’erroraccio di Cambiaso in costruzione. A questo si aggiunga che, con Bremer in campo, la Juve non perde dal 23 aprile 2024: sconfitta indolore in Coppa Italia, contro la Lazio. Ecco, se il gol contro la Cremonese può essere un caso, le statistiche servono invece come una bilancia a pesare il peso specifico del difensore. Se c’è o non c’è fa tutta la differenza del mondo. Per la Juve, per lui, per chi gli sta intorno: è tutto il reparto a giovare della sua presenza, perché è il porto sicuro nel quale approdare quando le acque si agitano e restare in mare aperto rischia di portarti alla deriva. Non è una sorpresa per il club bianconero, ma non lo è nemmeno per Luciano Spalletti.

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Bremer e Spalletti: fiducia reciproca e svolta tattica della nuova Juve

Ovviamente lo conosceva bene e la fiducia che ha nei suoi riguardi traspare già dalle immagini del suo primo giorno alla Continassa. Passo indietro al 30 ottobre, il tecnico di Certaldo fa il giro del centro sportivo ed entra nella saletta dedicata alla fisioterapia, oltre a Bremer ci sono anche Cabal e Pinsoglio. Stretta di mano con il brasiliano, sguardo dritto negli occhi e lungo abbraccio; Chiellini alle sue spalle commenta: "Questi ragazzotti ci faranno comodo". Sì, ha avuto ragione. Spalletti ha atteso di avere a pieno servizio il proprio muro portante, prima di poter cambiare l’arredamento tutto intorno. È partito da qui, misurando disponibilità e condizioni fisiche, prima di cucire il nuovo abito tattico con il quale adesso la Juve vince e convince. E, a proposito di disponibilità, c’è un’altra immagine che racconta del rapporto di fiducia tra i due. È l’immagine di un Dybala smarrito, nei primi minuti di Juventus-Roma. Per quell’occasione, Spalletti lavorò sui movimenti del difensore che, in fase di prima impostazione, lasciava la linea difensiva per buttarsi in avanti, lasciando così il marcatore – per l’appunto, Dybala -, disorientato. Fu una delle armi tattiche che l’allenatore utilizzò per uscire dalla trappola dei duelli individuali di Gasperini. Fiducia, si diceva, quella di Spalletti che ha creduto che Bremer potesse uscire dall’ordinario e, reciprocamente, quella del brasiliano che si è lasciato istruire e guidare senza preconcetti. Insieme hanno costruito le fondamenta di questa nuova Juve che, nel frattempo, ha trovato il tempo e il modo di alzare l’edificio di qualche piano. Adesso, la palazzina bianconera comincia a intravedersi all’orizzonte e comincia a impensierire chi, ormai da anni, alza grattacieli. Prossimo step? Conquistare una chiamata per i Mondiali, dopo aver agevolato a Spalletti il passaggio al 4-2-3-1. Ma convincere Carlo Ancelotti non sarà certo un problema.

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TORINO - Il tiro di Miretti che gli rimbalza sulla testa e poi finisce in rete, a sbloccare il match contro la Cremonese. Questa è l’unica concessione al caso di Gleison Bremer, quasi come fosse uno di quei regali che il destino ogni tanto semina qua e là a chi pazientemente e con costanza costruisce il proprio percorso, senza aggrapparsi alla fortuna. E poi la soddisfazione di poter esultare e dedicare la rete alla moglie incinta del secondo figlio è la ciliegina su una torta multistrato, di quelle che ci si può concedere dopo un lungo digiuno, o per festeggiare la fine di un periodo difficile che ci si è lasciati alle spalle. Tolta la soddisfazione del gol, è dietro che Bremer ha ancora una volta fatto la differenza: certo, l’attacco di Davide Nicola non è che l’abbia impensierito oltremodo, ma quando c’è stato bisogno ha spento sul nascere ogni velleità.

L’importanza di Bremer per la Juve

A parlare per lui sono ancora una volta i numeri; dal suo ritorno dopo l’operazione al menisco, la Juventus ha preso solo due gol. Contro la Roma, da Baldanzi, quando il brasiliano era uscito dal campo da circa un quarto d’ora e contro il Lecce, con Banda che sfrutta l’erroraccio di Cambiaso in costruzione. A questo si aggiunga che, con Bremer in campo, la Juve non perde dal 23 aprile 2024: sconfitta indolore in Coppa Italia, contro la Lazio. Ecco, se il gol contro la Cremonese può essere un caso, le statistiche servono invece come una bilancia a pesare il peso specifico del difensore. Se c’è o non c’è fa tutta la differenza del mondo. Per la Juve, per lui, per chi gli sta intorno: è tutto il reparto a giovare della sua presenza, perché è il porto sicuro nel quale approdare quando le acque si agitano e restare in mare aperto rischia di portarti alla deriva. Non è una sorpresa per il club bianconero, ma non lo è nemmeno per Luciano Spalletti.

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