Douglas Costa e Pogba, parabole maledette: dalla Juve alla Serie D e... Balotelli

Il brasiliano finisce al Chievo mentre per Paul continua una crisi infinita. Al Monaco è ancora un fantasma

C’è una bellezza segreta nella decadenza. Nelle storie delle promesse disattese, dei talenti inespore, contraddittori. Quelli stramaledettamene dotati, al centro della scena più per vocazione che per merito. Perché ci affascinano? Semplice: perché, fra tutte, sono quelle che non riusciamo a lasciare andare. I campioni che vincono tutto diventano poster, numeri, cimeli da museo. Le leggende immacolate si chiudono in una teca. Ma gli uomini che cadono, che si rompono, che si perdono… quelli restano vivi. Ci parlano, ci assomigliano. E allora anche i più cinici riscoprono dentro di sé il sapore dolce dell’empatia. All’imprevedibilità spetta il resto del lavoro: spingerci a conoscere ogni sfaccettatura di quella storia, per poterla raccontare alla prima occasione utile. Nel caso di Douglas Costa e Paul Pogba, mancano giusto un paio di capitoli, ma la sceneggiatura può dirsi già bella che scritta.

Juve, Douglas al top d'Europa

La Juve, in momenti diversi, gli ha permesso di elevarsi al cospetto dei migliori calciatori d’Europa. A Douglas - rispetto al collega francese, illusosi pochi mesi fa di poter ritrovare la miglior condizione al Monaco, dove continua a restare fuori per problemi fisici - sono bastati giusto dei piccoli spezzoni di partita per far innamorare il popolo bianconero. Dalle sgasate in campo aperto ai dribbling, disumani, con cui si è guadagnato fior e fior di clip che - ancora oggi - continuano a girare sui social media. Come quell’elastico sublime rifilato a Veltman nei quarti di finale di Champions League. Passando poi per i gol, mai banali, con cui ha deliziato un pubblico difficilmente impressionabile come quello dell’Allianz, saturo di bellezza, in virtù dei tantissimi successi ravvicinati di quegli anni. A tal punto da farsi andare bene la sua precarietà fisica.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Douglas Costa, quel golasso all'Inter...

Quei tanti infortuni che l’hanno tenuto lontano dal campo in ognuna delle sue stagioni bianconere. Nessuno gli ha mai chiesto di avvicinarsi alla costanza di Mandzukic, o al fare spietato di CR7. Agli juventini piaceva così come era: un abito sfarzoso ed elegante, uno smoking da tirar fuori per le grandi occasioni, come le serate di coppa o i big match di Serie A. E chi se lo scorda quel golasso segnato all’Inter nell’aprile del 2018. La gara che ha propiziato - se vogliamo - il terzultimo scudetto bianconero, complice l’harakiri del Napoli a Firenze. Da lì, l’addio, con tanto di ritorno al Bayern Monaco.

Dalla Juve al Chievo Verona

Poi l’esperienza al Gremio, il club che l’ha lanciato, quindi l’approdo a Los Angeles e l’esperienza al Fluminense, prima dell’approdo in Australia, al Sydney FC, che l’ha scaricato mesi fa per via di una serie di vicende giudiziarie che l’hanno visto coinvolto, con tanto di mandato di arresto per il mancato pagamento degli alimenti all’ex moglie. Quando tutto sembrava volgere verso l’epilogo della sua carriera da professionista, ecco la notizia che ha stregato, ancora una volta, il popolo bianconero: Douglas Costa tra pochi giorni farà ritorno in Italia. Ad aspettarlo c’è il Chievo Verona, in Serie D, con un contratto dalla durata di 6 mesi. Una sorta di stage a tempo, prima del suo trasferimento a Dubai nell’altro club della proprietà, l’Al-Ittifaq, dove condividerà il campo con un altro eterno incompiuto: Mario Balotelli.

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C’è una bellezza segreta nella decadenza. Nelle storie delle promesse disattese, dei talenti inespore, contraddittori. Quelli stramaledettamene dotati, al centro della scena più per vocazione che per merito. Perché ci affascinano? Semplice: perché, fra tutte, sono quelle che non riusciamo a lasciare andare. I campioni che vincono tutto diventano poster, numeri, cimeli da museo. Le leggende immacolate si chiudono in una teca. Ma gli uomini che cadono, che si rompono, che si perdono… quelli restano vivi. Ci parlano, ci assomigliano. E allora anche i più cinici riscoprono dentro di sé il sapore dolce dell’empatia. All’imprevedibilità spetta il resto del lavoro: spingerci a conoscere ogni sfaccettatura di quella storia, per poterla raccontare alla prima occasione utile. Nel caso di Douglas Costa e Paul Pogba, mancano giusto un paio di capitoli, ma la sceneggiatura può dirsi già bella che scritta.

Juve, Douglas al top d'Europa

La Juve, in momenti diversi, gli ha permesso di elevarsi al cospetto dei migliori calciatori d’Europa. A Douglas - rispetto al collega francese, illusosi pochi mesi fa di poter ritrovare la miglior condizione al Monaco, dove continua a restare fuori per problemi fisici - sono bastati giusto dei piccoli spezzoni di partita per far innamorare il popolo bianconero. Dalle sgasate in campo aperto ai dribbling, disumani, con cui si è guadagnato fior e fior di clip che - ancora oggi - continuano a girare sui social media. Come quell’elastico sublime rifilato a Veltman nei quarti di finale di Champions League. Passando poi per i gol, mai banali, con cui ha deliziato un pubblico difficilmente impressionabile come quello dell’Allianz, saturo di bellezza, in virtù dei tantissimi successi ravvicinati di quegli anni. A tal punto da farsi andare bene la sua precarietà fisica.

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