Pagina 1 | Agnelli disse: "Riva appartiene alla Sardegna"

Agnelli disse: "Riva appartiene alla Sardegna"© AG ALDO LIVERANI SAS

"La Juventus ha da tempo depennato il nome di Riva dalla lista degli acquisti, perché il giocatore più che al Cagliari, appartiene alla Sardegna. È un’istituzione e come tale non è, e non sarà mai, cedibile. Su Riva capitolo chiuso". Così parlò l’Avvocato, era il 24 aprile 1972 e metteva un punto definitivo a uno dei più grandi corteggiamenti della sua vita calcistica, una storia d’amore immaginata, cercata e mai realizzata.

Rombo di Tuono: Riva, il Cagliari e l’ammirazione dei grandi club

Gigi Riva diventa Rombo di Tuono nella stagione 1966-67. È il capocannoniere della Serie A con la maglia del Cagliari e inizia a essere un punto di forza della Nazionale. I grandi club lo osservano e si marcano, sono sicuri che Riva non finirà la sua carriera in Sardegna, quindi l’unico problema è fare l’offerta giusta al momento giusto per ingaggiare colui che ha già dato la netta impressione di poter diventare uno degli attaccanti più forti della storia del calcio. Gianni Agnelli se ne innamora subito. Riva ha tutto: la potenza e la precisione; il carisma e il senso della squadra; è un giocatore moderno, ma ha la brutale fisicità dei grandi attaccanti del passato. Oltretutto, tra la fine degli Anni 60’ e l’inizio degli Anni 70, l’Avvocato sta provando a ricostruire una Juve vincente, dopo un periodo grigio nel quale ha subito il predominio del grande Milan di Andrea Rizzoli e Franco Carraro e la grande Inter di Angelo Moratti. Insieme a lui c’è Giampiero Boniperti che viene nominato presidente il 13 luglio del 1971, ma lavora in società già da qualche anno. Gigi Riva piace anche a lui, ovviamente. Ed è Boniperti a tentare il primo approccio: respinto. Come respinti sono anche i dirigenti del Milan e dell’Inter. L’Avvocato pensa che sia una strategia del Cagliari e, forse, dello stesso Riva per massimizzare il guadagno. E alla fine si muove lui in persona.

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L’incontro con Agnelli e la fedeltà eterna di Gigi Riva alla Sardegna

Il 24 maggio 1969 l’Italia gioca un’amichevole con la Bulgaria a Torino e gli azzurri sono in ritiro a Villa Sassi, un elegante albergo in collina. Agnelli raggiunge Riva alla vigilia della partita e fa una lunga chiacchierata nel curatissimo giardino con vista sulla città. "Riva, io firmo l’assegno, la cifra la compila lei". "Avvocato, non è una questione di soldi. Io non voglio lasciare la Sardegna, sento di dovere fedeltà a quella terra e quella gente che mi ha accolto come un figlio e che non mi sento di tradire. Io non mi troverei bene lontano dalla Sardegna". "Ma lei potrebbe tornare in Sardegna ogni volta che vuole, le metterei a disposizione un aereo per questo". "La ringrazio, Avvocato, ma non credo che sarei lo stesso giocatore e la stessa persona se lasciassi il Cagliari e la Sardegna". È un dialogo asciutto, ma ad Agnelli basta a percepire la sincertià di Riva. No, non è un’abile strategia negoziale, davanti ha l’integrità di un uomo antico. In quel momento ammira ancora di più quello straordinario giocatore e si fa struggente il dispiacere per non poterlo vestire con la maglia della Juventus di cui, pensa l’Avvocato, sarebbe diventato un grande capitano. Lascia l’albergo, dopo aver stretto la mano di Riva, non per chiudere un accordo, ma per porre termine al corteggiamento. Gigi Riva non giocherà in nessun’altra squadra e, smesso di giocare, non vivrà in nessun’altra città. Fedele fino all’ultimo giorno della sua vita da gigante.

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"La Juventus ha da tempo depennato il nome di Riva dalla lista degli acquisti, perché il giocatore più che al Cagliari, appartiene alla Sardegna. È un’istituzione e come tale non è, e non sarà mai, cedibile. Su Riva capitolo chiuso". Così parlò l’Avvocato, era il 24 aprile 1972 e metteva un punto definitivo a uno dei più grandi corteggiamenti della sua vita calcistica, una storia d’amore immaginata, cercata e mai realizzata.

Rombo di Tuono: Riva, il Cagliari e l’ammirazione dei grandi club

Gigi Riva diventa Rombo di Tuono nella stagione 1966-67. È il capocannoniere della Serie A con la maglia del Cagliari e inizia a essere un punto di forza della Nazionale. I grandi club lo osservano e si marcano, sono sicuri che Riva non finirà la sua carriera in Sardegna, quindi l’unico problema è fare l’offerta giusta al momento giusto per ingaggiare colui che ha già dato la netta impressione di poter diventare uno degli attaccanti più forti della storia del calcio. Gianni Agnelli se ne innamora subito. Riva ha tutto: la potenza e la precisione; il carisma e il senso della squadra; è un giocatore moderno, ma ha la brutale fisicità dei grandi attaccanti del passato. Oltretutto, tra la fine degli Anni 60’ e l’inizio degli Anni 70, l’Avvocato sta provando a ricostruire una Juve vincente, dopo un periodo grigio nel quale ha subito il predominio del grande Milan di Andrea Rizzoli e Franco Carraro e la grande Inter di Angelo Moratti. Insieme a lui c’è Giampiero Boniperti che viene nominato presidente il 13 luglio del 1971, ma lavora in società già da qualche anno. Gigi Riva piace anche a lui, ovviamente. Ed è Boniperti a tentare il primo approccio: respinto. Come respinti sono anche i dirigenti del Milan e dell’Inter. L’Avvocato pensa che sia una strategia del Cagliari e, forse, dello stesso Riva per massimizzare il guadagno. E alla fine si muove lui in persona.

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