Bonucci, retroscena Juve: "Sento i ragazzi, ecco che pensano di Spalletti. Chiellini ha un sogno..."

Allegri, il Milan, Higuain, Cardiff: l'ex difensore e leggenda bianconera a cuore aperto in viaggio con Pardo

Torino la città che, dal 2010, è diventata casa per Leonardo Bonucci. L'ex difensore della nazionale e della Juventus, oggi parte dello staff tecnico azzurro, è il protagonista del nuovo episodio di Legends Road, in collaborazione tra Serie A e Dazn. Un momento in cui Leo si è raccontato tra mille sfaccettature in un passato glorioso, ma con qualche episodio particolare, e un presente in cui ha ben chiaro quel che vuole essere. Poi anche un pensiero sul grande amico Chiellini e l'attuale allenatore bianconero Spalletti, nel mezzo anche la lite con Allegri e il rapporto di "amore e odio" con Conte. E il tutto parte subito con una battuta scherzosa sul ritardo di Pardo, giornalista con cui ha avuto modo di fare questa intensa chiacchierata: "10 minuti di ritardo sai quanto corrispondevano a multe nello spogliatoio? Meglio che non te lo dico..."

"Torino è casa, grazie alla Juve"

Bonucci parte proprio da Torino a raccontarsi: "È diventata casa dal 2010 in poi... la prima casa comprata era nel 2012 e già lì avevamo deciso di rimanerci qualunque strada avesse preso la mia carriera. Qui si sta benissimo, ringrazio soprattutto la Juventus per avermi portato qui perché ho scoperto una città bellissima, dove si sta benissimo, anche mia moglie e i miei figli stanno bene qua. Mio figlio tifoso del Torino? No, sono tutti della Juventus. Rimane rispettoso, quello sicuro. Lui ha fatto questa scelta da piccolo per Belotti e perché uno dei suoi migliori amichetti ha la famiglia granata e il nonno era l'ex presidente, quindi quando andava a casa sua erano tutti con la maglia del Toro. L'arrivo di Ronaldo alla Juve ha inciso a fargli cambiare idea. I miei figli l'hanno conosciuto anche se i due maschi più grandi erano ancora timidi. Hanno la foto con lui perché ho insistito io"

Il rapporto con Conte e quel Juve-Napoli...

L'ex difensore parla poi del rapporto con Conte: "Antonio ovviamente ha un posto a parte nel mio cuore, per me è stato fondamentale. Ha svoltato la mia carriera con il suo arrivo alla Juventus, anche se alla fine anche con lui è stato, all'inizio ma anche durante, amore e odio. La cosa che lui mi ha migliorato più di tutte sono le marcature preventive. Prima di lui erano termini e posizioni che non avevo mai attenzionato. Mi ha insegnato a prevenire i problemi e quello è stato fondamentale, perché poi non ti mollava un attimo. La differenza di un allenatore poi è il modo in cui le trasmette che ti porta a pensare che possa esistere soltanto quel modo perché lui ci crede al 100%. Questa è stata la sua arma vincente: la mentalità  che ha dato a tutte le sue squadre, lo spirito di sacrificio, la voglia di lavorare, di sudare". E poi sottolinea: "La partita in cui è cambiata la storia della Juventus è stata quella con il Napoli dove abbiamo giocato con quel 3-5-2, provato in due giorni di allenamento allla Borghesiana. Lui l'ha preparata così e in campo poi le cose studiate si sono verificate. Partita finita 3-3, se non ricordo male, dove facemmo degli errori ma quel che provavamo in qualche occasione riusciva. Da lì in avanti poi è stato un crescendo"

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La chiamata di Guardiola

Sulla chiamata di Guardiola: "Lui stava prevedendo il cambiamento che stava avendo il calcio. Quando lui mi voleva le squadre iniziavano a marcare uomo contro uomo, il fatto di dover giocare tanto con il portiere e avere un difensore che ti permettesse di poter saltare la prima pressione e portare la palla all'attaccante o al centrocampista opposto ti dà un vantaggio. Con lui abbiamo parlato tanto, ovviamente abbiamo continuato a sentirci anche ultimamente. Ci siamo fermati a parlare dopo Bayern Monaco-Juve persa ai supplementari 4-2... Mi ha detto. 'Leo l'unica cosa che potevo fare in quel momento era continuare a mettervi pressione sugli esterni'. Infatti lui mise Douglas Costa e Kimmich sugli esterni e noi ci trovammo in grossa difficoltà".

La 'leggenda' di Cardiff 

Poi anche un momento per parlare di quanto successo a Cardiff: "C'è tanta leggenda, chiacchiere e cazzate, per dirla con il termine giusto. Nello spogliatoio non è successo quello che è stato detto e narrato. Semplicemente io ho preso Paulo (Dybala ndr), ammonito nel primo tempo, e gli dissi 'A noi ci servi Dybala, non così perché puoi far girare la squadra. Fregatene del giallo, se poi lo prendi per il pressing sugli avversari sti cavoli ma almeno sei in campo e non ci possiamo permettere di giocare in uno in meno contro di loro'. Questo l'ho fatto perché vissuto la mia carriera nell'importanza di quel che mi succedeva attorno. Ho visto tutto nella mia carriera: calcio scommesse, mercato, errori e se avessi dato importanza a quel che diceva o scriveva la gente forse avrei giocato massimo in Eccellenza. Poi ti toccano ed è anche giusto analizzarle le cose perché ti fanno capire altri punti di vista ma alla fine poi l'importante sei tu e quel che hai fatto per arrivare fin lì. Questo mi ha portato a essere Leonardo Bonucci. In tutte le cose ci sono pro e contro. Parlo sempre con Landucci, con cui ho un grandissimo rapporto e mi dice sempre 'sei un testa di ca**o', ma nel lato positivo e negativo della cosa perché è stata la mia forza. Ho giocato 500 partite con la Juve, più di cento con l'Italia perché sono stato quello. In quello devi prendere il bello e il brutto"

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L'esperienza con l'Italia e quei ricordi di Wembley

Poi tocca il tema azzurro: "L'esperienza in Nazionale mi piace molto perché mi permette di vedere il calcio da un'altra prospettiva e poi perché l'obiettivo è quello di diventare allenatore. Sono molto, molto grato a Rino (Gattuso, ndr), al presidente (Gravina, ndr) per questa opportunità. E non vedo l'ora, perché mi rendo conto che quando sono con Rino e con i ragazzi in Nazionale lo sento, una fiammella da dentro comincia a riaccendersi. Cosa che, da quando ho smesso, prima non avevo, l'idea c'è sempre stata ma non così come ora". E sul gol a Wembley: "Quel pallone era semplice, bastava spingerlo dentro ma l'importante è stato farsi trovare lì"

Esperienza al Milan e rapporto con Allegri

Sull'esperienza al Milan: "Nella mia vita ho sempre guardato il bicchiere mezzo pieno e l'essere andato al Milan mi ha migliorato a livello umano. Ho cominciato a conoscere di più me stesso e poi mi ha permesso di conoscere Rino (Gattuso, ndr). Conoscere Rino da allenatore, condividere il percorso da novembre a luglio mi ha permesso di far parte oggi del suo staff nella Nazionale. Quindi è stata un'ulteriore riprova che tutte le esperienze ti portano a un qualcosa di positivo se ci credi, se le leggi e le vivi in maniera positiva". Sul rapporto con Allegri: "Va oltre a quel che è successo, alla fine il mister è così. Ti dà tanto e poi ci sono momenti in cui, come persone con il mio carattere, può esserci lo scontro. A me è dispiaciuto come si è concluso, perché veramente bastava poco. Alla fine, in campo ero uno 'cattivo', che rompe, che discute, che fa, ma fondamentalmente sono un buono, soprattutto nei rapporti umani ci credo molto. Aver chiuso la parentesi della Juventus e con il mister in quella maniera era un fardello che mi portavo dentro. Quando siamo andati a vedere il Milan con tutto lo staff della Nazionale c'è stata l'opportunità di parlarci, ma da persone intelligenti si va avanti e ci siamo incontrati anche durante il corso a Coverciano, ci siamo salutati e parlati. L'orgoglio e l'ego dell'uomo a volte va oltre, abbiamo fatto pace da persone intelligenti quali siamo. Nessuno dei due porta rancore".

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Ritorno alla Juve e lo sgabello contro il Porto

Ritorno alla Juve e la fascia: "Me la sono guadagnata sul campo. Era quel momento di discussione, dispiace perché certe cose si possono risolvere dentro le mura e in maniera tranquilla, però io sapevo che tornando alla Juve avrei incontrato delle difficoltà ambientali e anche dentro lo spogliatoio. Ho dovuto riconquistare tutto. Il ritorno ha fatto bene a tutti e si è continuato a vivere una grande storia, tra me e la Juve e anche con Allegri. Ho grandissimo rapporto ancora con Agnelli, Marotta e anche i calciatori con cui condividevo lo spogliatoio. Ho dovuto ricostruire qualcosa perché alcuni di loro non avevano condiviso quella scelta e quindi i non detti rischiano poi di creare frizioni". Sulla situazione dello sgabello in Porto-Juve: "Me lo sono preso da solo. Il mio posto era in mezzo agli altri dirigenti della Juve e quando guardo le partite, soprattutto in quei momenti lì, non sto seduto composto. Allora mi metto in piedi alla fine della fila sulla porta della lounge, la partita nel primo tempo era tranquillissima, dentro c'erano degli sgabelli e ne ho preso uno per mettermi seduto. Poi lì è stato romanzato che fossi stato messo in punizione, invece zero"

Chiellini e l'aneddoto con Higuain

Su Chiellini: "Lo vedo un po' sciupato (ride ndr). È sempre stato il suo sogno, la sua volontà e il desiderio quello di arrivare a essere dirigente della Juventus. Credo abbia l'intelligenza, la capacità e l'esperienza per poterlo fare. Come tutti i percorsi è uno step di crescita e lo sta facendo in un momento di difficoltà per la squadra. Oggi con Spalletti ha ripreso a essere la Juventus... Mi fa morire lui. Parlo con i ragazzi che stanno dentro, anche con lui, e devo dire che sono tutti molto soddisfatti di quello che lui trasmette sul campo e di quello che è il rapporto con la squadra. Con lui ho parlato quando sono andato a Istanbul gli ultimi sei mesi per cercare di trovare spazio in Nazionale. Ho sempre avuto un rapporto molto diretto con Spalletti, nel momento in cui non rientravo nei piani ci siamo sentiti e detti i rispettivi punti di vista, ci siamo stretti la mano, abbracciati e andati avanti". A chiudere su Higuain: "Pipa vive in Argentina e non ci sentiamo da tanto tempo. Si deve ancora far perdonare da quel 'puta madre' da quella palla che gli ho salvato in Juve-Napoli con la punta del piede. È una grande persona, un po' permaloso, ma un buono. Tecnicamente era impressionante"

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Torino la città che, dal 2010, è diventata casa per Leonardo Bonucci. L'ex difensore della nazionale e della Juventus, oggi parte dello staff tecnico azzurro, è il protagonista del nuovo episodio di Legends Road, in collaborazione tra Serie A e Dazn. Un momento in cui Leo si è raccontato tra mille sfaccettature in un passato glorioso, ma con qualche episodio particolare, e un presente in cui ha ben chiaro quel che vuole essere. Poi anche un pensiero sul grande amico Chiellini e l'attuale allenatore bianconero Spalletti, nel mezzo anche la lite con Allegri e il rapporto di "amore e odio" con Conte. E il tutto parte subito con una battuta scherzosa sul ritardo di Pardo, giornalista con cui ha avuto modo di fare questa intensa chiacchierata: "10 minuti di ritardo sai quanto corrispondevano a multe nello spogliatoio? Meglio che non te lo dico..."

"Torino è casa, grazie alla Juve"

Bonucci parte proprio da Torino a raccontarsi: "È diventata casa dal 2010 in poi... la prima casa comprata era nel 2012 e già lì avevamo deciso di rimanerci qualunque strada avesse preso la mia carriera. Qui si sta benissimo, ringrazio soprattutto la Juventus per avermi portato qui perché ho scoperto una città bellissima, dove si sta benissimo, anche mia moglie e i miei figli stanno bene qua. Mio figlio tifoso del Torino? No, sono tutti della Juventus. Rimane rispettoso, quello sicuro. Lui ha fatto questa scelta da piccolo per Belotti e perché uno dei suoi migliori amichetti ha la famiglia granata e il nonno era l'ex presidente, quindi quando andava a casa sua erano tutti con la maglia del Toro. L'arrivo di Ronaldo alla Juve ha inciso a fargli cambiare idea. I miei figli l'hanno conosciuto anche se i due maschi più grandi erano ancora timidi. Hanno la foto con lui perché ho insistito io"

Il rapporto con Conte e quel Juve-Napoli...

L'ex difensore parla poi del rapporto con Conte: "Antonio ovviamente ha un posto a parte nel mio cuore, per me è stato fondamentale. Ha svoltato la mia carriera con il suo arrivo alla Juventus, anche se alla fine anche con lui è stato, all'inizio ma anche durante, amore e odio. La cosa che lui mi ha migliorato più di tutte sono le marcature preventive. Prima di lui erano termini e posizioni che non avevo mai attenzionato. Mi ha insegnato a prevenire i problemi e quello è stato fondamentale, perché poi non ti mollava un attimo. La differenza di un allenatore poi è il modo in cui le trasmette che ti porta a pensare che possa esistere soltanto quel modo perché lui ci crede al 100%. Questa è stata la sua arma vincente: la mentalità  che ha dato a tutte le sue squadre, lo spirito di sacrificio, la voglia di lavorare, di sudare". E poi sottolinea: "La partita in cui è cambiata la storia della Juventus è stata quella con il Napoli dove abbiamo giocato con quel 3-5-2, provato in due giorni di allenamento allla Borghesiana. Lui l'ha preparata così e in campo poi le cose studiate si sono verificate. Partita finita 3-3, se non ricordo male, dove facemmo degli errori ma quel che provavamo in qualche occasione riusciva. Da lì in avanti poi è stato un crescendo"

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
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Bonucci, retroscena Juve: "Sento i ragazzi, ecco che pensano di Spalletti. Chiellini ha un sogno..."
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