Spalletti, il messaggio è chiaro: non è solo Openda che si deve svegliare, mancano quattro giorni

Cinque cambi rispetto al Napoli lasciano il segno sulla prestazione e non solo: la mossa dell'allenatore che ha messo a nudo i bianconeri

A ritmo lento verso i playoff, come se non ci fosse stata mai alternativa. Come se il risultato finale fosse praticamente scritto da scelte, situazioni, atteggiamenti. Monaco-Juve è finita 0-0 e sugli spalti nessuno ha mostrato segnali di sorpresa: è stato il frutto giusto delle varie, poche, giocate che si sono sommate. Più dei monegaschi, meno della Juventus, le cui lacune di rosa hanno aumentato i fantasmi sul valore della rosa e consolato esclusivamente con la consapevolezza che un paio di elementi chiave, alla fine, un po' di fiato l'han tirato. Come annunciato, Spalletti ha infatti cambiato un po' di uomini (cinque in totale), ma non situazioni. È che tra le pieghe delle sue sostituzioni, il messaggio era stato chiaro, e sin dalla vigilia: aveva voglia di vedere quanto creato - compreso il sistema fluido, dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 - in una situazione di spensieratezza, dove il risultato non avrebbe forse ingabbiato le idee e avrebbe anzi liberato la fantasia.

In campo nel Principato

Così, McKennie è rimasto largo a destra per andare poi avanti; Openda ha cercato invece di fare il David, ma a modo suo, dettando più la profondità; Miretti ha provato a interpretare la gara alla Yildiz, l'assente di lusso, schiacciato però da caratteristiche differenti e da un decisionismo che non gli appartiene. A vederla con un filo di malizia, il tecnico ha ingigantito le due lacune evidenziate nei confronti del mercato, allargando il buco della rosa. A buon intenditore, poche mosse tattiche. Vedremo se saranno colte. A prescindere dai colpi, però, il tecnico ha avuto le sue indicazioni su chi ha oggi a disposizione. E ancor più sulla testa dei suoi ragazzi, il cui inizio si è fatto sbandata - che errore di Perin in uscita, che occasione per Akliouche a porta spalancata - salvo poi rotta ripresa, ma mai con mordente e sicuramente con una manovra molto meno avvolgente delle scorse partite.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Più ombre che...Lucio

Più ombre che Lucio, insomma. E in panchina proprio il tecnico ha provato a sbracciarsi, a indicare, ad allargare il campo coi gesti quando ha visto alcune giocate senza soluzione di continuità, come un tocco di Miretti che ha liberato McKennie al limite dell'area. Provata e riprovata. Però mai concretizzata. Un peccato. Anche perché il Monaco è sembrato aver vita facile nel contenere il disegno juventino, però qualcosa in giro ha lasciato, in particolare alla fantasia di Openda, la cui partita è stata costantemente in bilico tra una giocata giusta e un errore grossolano. Tant'è, appunto: l'arsenale di Spalletti è questo, non è stato cambiato finora, si proverà ad aggiungere qualcosa, però il limite ha avuto il suo impatto ed è un impatto che non sarà impossibile ignorare. Soprattutto perché per almeno 80 minuti i bianconeri hanno avuto a una rete di distanza l'opportunità di finire tra le prime otto. Chi l'avrebbe detto. Forse non ci ha pensato nemmeno Spalletti, che ha ringraziato Perin per due interventi importanti nel primo tempo ed entrambi su Vanderson, che ha mal digerito però l'inoperosità della Juve al quarantacinquesimo, quando si è ritrovato zero tiri in porta, 0.16 di goal attesi, nemmeno un angolo calciato. Inesistente, almeno davanti. E liquida, proprio come temeva il mister.

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Nessuna reazione

A inizio ripresa, Lucio ha provato a rispondere con la sostanza di Yildiz e il fisico di Adzic (fuori Conceiçao e Miretti, prestazioni quantomeno opache), poi Zhegrova e David. Ma nessuno è emerso davvero con efficacia o costanza. Sembrava una bolla, la sfida. Nella città-bolla per eccellenza, dove la lentezza delle giocate ha creato un paradosso enorme con le curve da Formula 1. Sarà per la prossima volta, come per Balogun, il più attivo - annullato un gol al 15' per un fallo su Kalulu -, ed elegante promemoria di come sarebbe stato e di come potrebbe essere avere una squadra con un terminale offensivo di livello. Il talento monegasco ha svariato e calciato, pure nella ripresa, senza trovare la rete, sorridendo solo nel finale per i playoff raggiunti pure dai padroni di casa. Si è oggettivamente visto poco, di bello. E quel poco è stato lui. 

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A ritmo lento verso i playoff, come se non ci fosse stata mai alternativa. Come se il risultato finale fosse praticamente scritto da scelte, situazioni, atteggiamenti. Monaco-Juve è finita 0-0 e sugli spalti nessuno ha mostrato segnali di sorpresa: è stato il frutto giusto delle varie, poche, giocate che si sono sommate. Più dei monegaschi, meno della Juventus, le cui lacune di rosa hanno aumentato i fantasmi sul valore della rosa e consolato esclusivamente con la consapevolezza che un paio di elementi chiave, alla fine, un po' di fiato l'han tirato. Come annunciato, Spalletti ha infatti cambiato un po' di uomini (cinque in totale), ma non situazioni. È che tra le pieghe delle sue sostituzioni, il messaggio era stato chiaro, e sin dalla vigilia: aveva voglia di vedere quanto creato - compreso il sistema fluido, dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 - in una situazione di spensieratezza, dove il risultato non avrebbe forse ingabbiato le idee e avrebbe anzi liberato la fantasia.

In campo nel Principato

Così, McKennie è rimasto largo a destra per andare poi avanti; Openda ha cercato invece di fare il David, ma a modo suo, dettando più la profondità; Miretti ha provato a interpretare la gara alla Yildiz, l'assente di lusso, schiacciato però da caratteristiche differenti e da un decisionismo che non gli appartiene. A vederla con un filo di malizia, il tecnico ha ingigantito le due lacune evidenziate nei confronti del mercato, allargando il buco della rosa. A buon intenditore, poche mosse tattiche. Vedremo se saranno colte. A prescindere dai colpi, però, il tecnico ha avuto le sue indicazioni su chi ha oggi a disposizione. E ancor più sulla testa dei suoi ragazzi, il cui inizio si è fatto sbandata - che errore di Perin in uscita, che occasione per Akliouche a porta spalancata - salvo poi rotta ripresa, ma mai con mordente e sicuramente con una manovra molto meno avvolgente delle scorse partite.

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