Pagina 1 | I prudenti e gli scontenti

C’erano due modi di scontentare Spalletti. Non prendergli il centravanti oppure prendergliene uno che non gli piaceva o serviva. Comolli e Chiellini, alla fine, hanno scelto il primo. Cioè, si tengono l’allenatore deluso, ma gratis e questo - in teoria - dovrebbe consentire di non lesinare per l’attaccante giusto in estate. E magari non solo quello. Certo, sul tavolo c’era anche la possibilità di accontentarlo, Spalletti, che in fondo se lo sta pure meritando. Ma i dirigenti della Juve non avevano grandi margini di spesa e, inondati di proposte da parte di chiunque, fra procuratori e dirigenti, avesse un centravanti da piazzare, non ne hanno valutato nemmeno uno all’altezza della Juventus. Almeno fra quelli che si potevano permettere per prezzo o formula (sempre quella: prestito, senza nessun impegno di pagarlo a fine stagione).

Juve, scelte e rischi evitati

I vertici della Juventus, insomma, erano in bilico tra due rischi: quello di sbagliare l’acquisto e quello di affrontare il finale di stagione senza una punta centrale forte fisicamente, ritenuta assai utile a Spalletti (e non a torto). Considerato quanto bene sta facendo il tecnico, arrabattandosi con quello che ha, Comolli ha deciso di scansare la possibilità di sperperare altro denaro e inanellare l’ennesimo errore di mercato. Ennesimo della Juve, naturalmente, non di questa dirigenza che, al momento, può essere imputata solo di aver sbagliato Openda, Joao Mario e, in parte, Jonathan David. Ma, in fondo, il migliore dirigente italiano (e tra migliori al mondo) degli ultimi quindici anni, cioè Beppe Marotta, nel suo primo mercato della Juve prese Motta, Krasic e il Malaka Martinez.

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Mercato Juve, la chiave di volta

Quindi qualche toppata al primo giro di pista juventino si deve concedere a tutti. Infatti, la campagna acquisti che la Juve deve azzeccare è quella estiva, la chiave di volta della rinascita e del possibile ritorno al successo. Ora, l’Inter è oggettivamente troppo forte per colmare il gap tecnico (e quello di dieci punti in classifica) prendendo un centravanti nel cestone delle offerte di gennaio. Per Spalletti sarà un po’ più difficile raggiungere l’obiettivo del quarto posto, ma avrà anche l’opportunità di continuare la preziosa operazione di consolidamento del gruppo, in questo momento pronto a dare la vita per il nuovo condottiero. Insomma, il mercato di gennaio della Juve non è sufficiente, perché sono stati inseriti solo due onesti e interessanti gregari, ma è un cinque e mezzo che si può recuperare facilmente nel prossimo quadrimestre, pieno di verifiche e interrogazioni.

Inter e Milan, nessun botto

D’altronde, non è che le prime della classe abbiano fatto i botti. L’Inter doveva prendere un esterno ed è rimasta appesa alla vicenda Perisic. Il Milan ha preso lo stagionato Füllkrug per tamponare là davanti e ha, forse, evitato un pacco con Mateta e non ha tappato il buco in difesa. Piuttosto, Spalletti guarda con invidia mista ansia il fatto che Napoli e Roma, con le quali dovrà giocarsi il posto in Champions, siano state attive e concrete sul mercato invernale. Malen potrebbe aver risolto il problema attaccante a Gasperini (cui hanno regalato anche Venturino e Zaragoza); mentre lo sfortunato Conte, colpito da una fantozziana serie di infortuni, trova in Allison e Giovane delle alternative fresche e interessanti.

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Serie A, equilibri spostati di poco

E in più ha pescato Vergara che, se proprio vogliamo essere pignoli, era lì dall’inizio, ma - come spesso accade ai giovani in Italia - ha dovuto aspettare il sold out in infermeria per trovare un po’ di spazio (e vabbè). Insomma, gli equilibri si sono spostati di centimetri e il campionato non è stato terremotato dal mercato di gennaio che ci ha mestamente confermato lo stato economico del nostro calcio, nel quale i top club prendono porte in facce da chi lotta per non retrocedere in Premier e chi raccatta gli scarti un po’ âgée delle ricche d’Europa li spaccia per giocatori di grande esperienza. Ma non piangiamo, ci sono segnali di ripresa (la Roma, la Juve, il Como...) e con un po’ di ottimismo se ne può cogliere anche altri.

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C’erano due modi di scontentare Spalletti. Non prendergli il centravanti oppure prendergliene uno che non gli piaceva o serviva. Comolli e Chiellini, alla fine, hanno scelto il primo. Cioè, si tengono l’allenatore deluso, ma gratis e questo - in teoria - dovrebbe consentire di non lesinare per l’attaccante giusto in estate. E magari non solo quello. Certo, sul tavolo c’era anche la possibilità di accontentarlo, Spalletti, che in fondo se lo sta pure meritando. Ma i dirigenti della Juve non avevano grandi margini di spesa e, inondati di proposte da parte di chiunque, fra procuratori e dirigenti, avesse un centravanti da piazzare, non ne hanno valutato nemmeno uno all’altezza della Juventus. Almeno fra quelli che si potevano permettere per prezzo o formula (sempre quella: prestito, senza nessun impegno di pagarlo a fine stagione).

Juve, scelte e rischi evitati

I vertici della Juventus, insomma, erano in bilico tra due rischi: quello di sbagliare l’acquisto e quello di affrontare il finale di stagione senza una punta centrale forte fisicamente, ritenuta assai utile a Spalletti (e non a torto). Considerato quanto bene sta facendo il tecnico, arrabattandosi con quello che ha, Comolli ha deciso di scansare la possibilità di sperperare altro denaro e inanellare l’ennesimo errore di mercato. Ennesimo della Juve, naturalmente, non di questa dirigenza che, al momento, può essere imputata solo di aver sbagliato Openda, Joao Mario e, in parte, Jonathan David. Ma, in fondo, il migliore dirigente italiano (e tra migliori al mondo) degli ultimi quindici anni, cioè Beppe Marotta, nel suo primo mercato della Juve prese Motta, Krasic e il Malaka Martinez.

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