“Il video al VAR inganna il calcio. Cosa manca a David e Openda. Inter e Juve, una cosa in comune…”

Intervista esclusiva al bomber dei due mondi del Derby d’Italia: “Non si torna indietro ma così lo sport peggiora. Ecco perché Platini mi volle in bianconero. Pio Esposito…”

Sarà un San Valentino particolare per i tifosi di Juve e Inter, con Spalletti a cercare di rilanciare l'assalto al cielo di una ritrovata Vecchia Signora e Chivu che vuole vincere il primo scontro diretto della stagione e partire definitivamente in fuga per lo Scudetto. In esclusiva per noi ha giocato il Derby d'Italia Aldo Serena, uno che sa come si fa la differenza nelle supersfide e che in passato ha saputo lasciare il segno in entrambe. Partendo da Inter-Juventus, che partita si immagina? “Io penso che una partita pirotecnica come quella vista all'andata sarà difficile che possa accadere. Le due squadre saranno più equilibrate, la Juve cercherà di non chiudersi e di giocare una partita a viso aperto e cercando di pressare alto. L'Inter ha il compito di vincere una partita contro una grande, in questa stagione non lo ha ancora fatto, non ci è riuscita, però ha delle dinamiche di gioco che sono fondamentali: la fascia sinistra è una corsia preferenziale con Bastoni e Dimarco che hanno delle caratteristiche determinanti per il gioco dell'Inter. Da quella parte sanno colpire con decisione, sicuramente sarà una partita tirata, uno dei soliti Inter-Juve a San Siro. Io ho sognato in quel contesto di San Siro quando c'è stata la presentazione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi ed è stato bellissimo. In Inter-Juve ho fatto gol con la maglia di entrambe e lo dico con neanche tanto celato orgoglio” (ride n.d.r).

"Spalletti ha plasmato la Juve"

Che impronta ha lasciato alla Juventus l'arrivo di Spalletti e dove può arrivare con questa squadra? “Spalletti ha fatto un lavoro profondo su vari piani: quello tattico, quello mentale e psicologico, quello fisico. Insomma, sta plasmando la Juventus secondo i suoi concetti e per quanto si è visto, oltre ai punti, ai numeri e alle vittorie -tralasciando Bergamo e la partita con la Lazio- hanno dato notizie confortanti per quanto riguarda il gioco perché ha portato nell'area avversaria un'infinità di palloni, con un lavoro sugli esterni di grande livello. A questa Juventus manca una capacità tecnica, un palleggio che possa essere più veloce e verticale per vie centrali e quindi, deve essere dettato dai movimenti della prima punta e per questo dico che David dovrebbe essere più intraprendente. C'è da dire che David è arrivato in maniera timida, poco integrato inizialmente e ora con l'arrivo di Spalletti si sta convincendo delle proprie qualità, anche perché il mister sotto il profilo psicologico li stimola a dovere, però tutti quei palloni che sono arrivati nelle ultime partite devono essere capitalizzati dalla prima punta in area di rigore e così non è stato”.

"Openda frenetico"

Che idea si è fatto invece su Openda? Credo che Openda sia molto frenetico quando viene chiamato in causa e non ha la tranquillità e l'equilibrio mentale giusto. E' vero che è veloce, rapido e sa attaccare bene la profondità, però ha poca lucidità in area di rigore, questo step lui non lo ha ancora superato. Spalletti ha lavorato su Locatelli in maniera certosina perché ora verticalizza di più e gioca meno palloni in orizzontale. E' entrato dentro quella tipologia di gioco che vuole il mister e il cambio c'è stato. Così come c'è stato anche in Thuram che si è rivitalizzato dopo un inizio di stagione sottotono. McKennie anche, ma Cambiaso no, per lui Spalletti ha bisogno di più tempo. E' un giocatore che a me piace molto perché gioca con entrambi i piedi, è multitasking e lo puoi cambiare all'occorrenza, però ha perso quell'efficacia di adattamento immediato nei vari ruoli che invece aveva lo scorso anno”.

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"Sommer e Di Gregorio non sono super"

Rimanendo in tema attaccanti e passando all'Inter, pensa che Pio Esposito possa essere il futuro dei nerazzurri e della Nazionale? “Inter e Juventus hanno una cosa in comune e sono i due portieri. Sommer e Di Gregorio non fanno parte di quella categoria dei super portieri in queste due squadre. Mi vengono in mente Julio Cesar, Zenga, Pagliuca, Zoff, Buffon, Peruzzi, Tacconi, in questo senso si assomigliano un po'. Per quanto riguarda gli attaccanti non si assomigliano perché l'Inter ha a disposizione 4 giocatori con caratteristiche diverse, mentre la Juve non ha l'attaccante centrale sul quale appoggiarsi, l'Inter ha sia Lautaro che Pio. Quest'ultimo ha delle grandissime doti e fa lavorare il suo fisico in maniera certosina: distribuisce bene palla, fa salire la squadra, crea spazi, va a chiudere poi in area di rigore l'azione sugli sviluppi del gioco sull'esterno. Poi ha anche Thuram e Bonny che sanno attaccare la profondità e hanno la forza e la tecnica per saper andare a far male da soli. C'è una differenza sostanziale nei due attacchi tra le due squadre”.

"Io interista, alla Juve ho trovato una famiglia"

Come ha vissuto il trasferimento dall'Inter alla Juve? “All'Inter ho fatto 7 anni e da piccolo ero tifoso nerazzurro, poi quando sono andato alla Juve ho avuto qualche dubbio sul fatto che fosse una situazione molto complessa perché la Juve era la squadra di riferimento del campionato italiano, era quella che stava vincendo scudetti negli anni 70/80 ed era indubbiamente la squadra più forte. Pensavo di trovarmi in una situazione complessa, invece ho trovato una famiglia. Ho trovato dei punti di riferimento in Boniperti e Trapattoni: Boniperti era un papà severo ma un vero papà, che ti voleva bene e a cui sentivi di voler bene. Io ho avuto un rapporto molto intenso con lui e mi ha anche insegnato tanto. C'era armonia di squadra, di gruppo, con rispetto reciproco tra tutti i componenti della squadra e li ho trovato una nuova identità”.

"Quando Platini mi volle alla Juve"

In passato disse che lei arrivò alla Juve grazie a Platini, ci può spiegare questo aneddoto? Michel è tutto quello che io non ero. La nostra parte in ombra la si cerca e la si apprezza negli altri e lui era un giocatore unico. Faceva le cose con una semplicità disarmante in campo e fuori, una persona intelligente che sapeva vincere le partite anche da solo. L'aneddoto è quello di un giorno che uscendo dagli allenamenti, in una stagione in cui io ero partito bene, se non sbaglio feci 7 gol nelle prime 9 partite, mi disse: “Sei contento di essere qui alla Juve?” e io risposi: “Certo. Ci sei tu, ci sono Mauro e Cabrini che crossano, c'è Laudrup vicino a me” e lui mi ha detto: “Sai, sono io che ti ho voluto alla Juve. Ti ho voluto anche perché tu colpisci molto bene di testa, così puoi appoggiarmi i palloni anche dietro, arrivo io e tiro” (ride n.d.r).

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"Dal Var non si torna indietro"

Considerando gli attaccanti attuali in chi si rivede e chi le piace di più attualmente? “Il calcio di ora è cambiato. Io per l'epoca ero un attaccante anche generoso perché rientravo e facevo pressing, l'attaccante di ora deve saper fare tutto, non è solo il giocatore che rimane li davanti a sfruttare il lavoro degli altri ma deve fare contenimento, pressione. Servono attaccanti che hanno una tenuta fisica di alto livello e prima questo veniva meno”. Che idea si è fatto del videocalcio e che differenze ci sono rispetto al calcio passato? “Il mondo va avanti e si cambia, però non sempre il progresso significa migliorare le cose. Non si può fermare il tempo, la società cambia e cambiano anche i parametri dello sport. Io penso che dal VAR non si possa tornare indietro ma si può e si deve migliorare, a partire dall'etica dei giocatori. Il fatto di cadere facilmente in area di rigore o aumentare le simulazioni, perché sta diventando un calcio televisivo. La spinta o l'episodio vista al VAR o vista al monitor è diversa da quella vista in presa diretta o dal campo, la pressione o la spinta che ci può essere viene ingannata dal video secondo me. C'è bisogno anche di cultura da parte degli arbitri nel capire in anticipo i movimenti dei calciatori e deve salire un'etica sportiva nei giocatori che, deve essere portata avanti non solo attraverso l'educazione verbale ma anche con delle decisioni degli arbitri che siano più flessibili”.

 

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Sarà un San Valentino particolare per i tifosi di Juve e Inter, con Spalletti a cercare di rilanciare l'assalto al cielo di una ritrovata Vecchia Signora e Chivu che vuole vincere il primo scontro diretto della stagione e partire definitivamente in fuga per lo Scudetto. In esclusiva per noi ha giocato il Derby d'Italia Aldo Serena, uno che sa come si fa la differenza nelle supersfide e che in passato ha saputo lasciare il segno in entrambe. Partendo da Inter-Juventus, che partita si immagina? “Io penso che una partita pirotecnica come quella vista all'andata sarà difficile che possa accadere. Le due squadre saranno più equilibrate, la Juve cercherà di non chiudersi e di giocare una partita a viso aperto e cercando di pressare alto. L'Inter ha il compito di vincere una partita contro una grande, in questa stagione non lo ha ancora fatto, non ci è riuscita, però ha delle dinamiche di gioco che sono fondamentali: la fascia sinistra è una corsia preferenziale con Bastoni e Dimarco che hanno delle caratteristiche determinanti per il gioco dell'Inter. Da quella parte sanno colpire con decisione, sicuramente sarà una partita tirata, uno dei soliti Inter-Juve a San Siro. Io ho sognato in quel contesto di San Siro quando c'è stata la presentazione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi ed è stato bellissimo. In Inter-Juve ho fatto gol con la maglia di entrambe e lo dico con neanche tanto celato orgoglio” (ride n.d.r).

"Spalletti ha plasmato la Juve"

Che impronta ha lasciato alla Juventus l'arrivo di Spalletti e dove può arrivare con questa squadra? “Spalletti ha fatto un lavoro profondo su vari piani: quello tattico, quello mentale e psicologico, quello fisico. Insomma, sta plasmando la Juventus secondo i suoi concetti e per quanto si è visto, oltre ai punti, ai numeri e alle vittorie -tralasciando Bergamo e la partita con la Lazio- hanno dato notizie confortanti per quanto riguarda il gioco perché ha portato nell'area avversaria un'infinità di palloni, con un lavoro sugli esterni di grande livello. A questa Juventus manca una capacità tecnica, un palleggio che possa essere più veloce e verticale per vie centrali e quindi, deve essere dettato dai movimenti della prima punta e per questo dico che David dovrebbe essere più intraprendente. C'è da dire che David è arrivato in maniera timida, poco integrato inizialmente e ora con l'arrivo di Spalletti si sta convincendo delle proprie qualità, anche perché il mister sotto il profilo psicologico li stimola a dovere, però tutti quei palloni che sono arrivati nelle ultime partite devono essere capitalizzati dalla prima punta in area di rigore e così non è stato”.

"Openda frenetico"

Che idea si è fatto invece su Openda? Credo che Openda sia molto frenetico quando viene chiamato in causa e non ha la tranquillità e l'equilibrio mentale giusto. E' vero che è veloce, rapido e sa attaccare bene la profondità, però ha poca lucidità in area di rigore, questo step lui non lo ha ancora superato. Spalletti ha lavorato su Locatelli in maniera certosina perché ora verticalizza di più e gioca meno palloni in orizzontale. E' entrato dentro quella tipologia di gioco che vuole il mister e il cambio c'è stato. Così come c'è stato anche in Thuram che si è rivitalizzato dopo un inizio di stagione sottotono. McKennie anche, ma Cambiaso no, per lui Spalletti ha bisogno di più tempo. E' un giocatore che a me piace molto perché gioca con entrambi i piedi, è multitasking e lo puoi cambiare all'occorrenza, però ha perso quell'efficacia di adattamento immediato nei vari ruoli che invece aveva lo scorso anno”.

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