Inter-Juve è anche Marotta contro Chiellini: tra passato e presente, una cosa li unisce

Binomio vincente in Lega: questa sera saranno 'rivali' a San Siro. Quel no al Napoli che ha cambiato le carte in tavola

MILANO - Quasi amici. La rivalità resta, ma sono lontani i tempi in cui, tra Juventus e Inter, le entrate a gamba tesa non si limitavano al campo. Nelle stanze del Palazzo le due società hanno scoperto una certa sintonia. Insospettabile, negli anni in cui l’Avvocato salutava l’acquisto del club nerazzurro da parte di Ernesto Pellegrini con ironia velenosa - «Ormai in Italia non c'è più ritegno, se anche il mio cuoco può comprare una squadra di calcio» - o Peppino Prisco sfornava battute al vetriolo. Ma pure quelli, più recenti, in cui Andrea Agnelli dava il “benvenuto” a Thohir trasformando la capitale indonesiana in «Jakartone», con evidente riferimento alla ferita aperta di Calciopoli.

Dalla stessa parte

Da tempo, complici i vari passaggi di proprietà in casa Inter - mentre la Juve è sempre rimasta solidamente in mano alla famiglia Agnelli -, i rapporti hanno preso una piega non solo più politically correct, ma di autentica alleanza. Da quando, a febbraio 2024, Gabriele Gravina incontrò le big, guidate proprio da Inter e Juve, per discutere di una riforma fin qui rimasta nel cassetto, non v’è decisione che non le abbia viste dalla stessa parte. È successo con la rielezione dello stesso presidente federale, ma prima ancora con l’appoggio a Ezio Simonelli a capo della Lega Calcio Serie A. Spalleggiate da altre grandi, quasi tutte di proprietà estera (Atalanta, Milan e Roma), Inter e Juve hanno inaugurato un nuovo corso che ha spinto ai margini Claudio Lotito, per anni deus ex machina del calcio italiano. Quello di stasera, del resto, sarà un derby tra consiglieri federali: Giorgio Chiellini contro Beppe Marotta. Il primo non può non avere nel secondo un modello, peraltro avendo visto per anni l’attuale presidente interista in azione a Torino. Una stima, nel contesto di una rivalità sportiva molto sentita da uno juventino vero come Chiellini, non incrinata neppure dai gossip di politica sportiva secondo cui Marotta non avrebbe esattamente favorito il proprio ex difensore, ma (senza successo) preferito Giovanni Carnevali, quando si è trattato di eleggere il successore di Francesco Calvo. Sta di fatto che la linea comune già avviata con quest’ultimo è divenuta ancora più solida con il passaggio di testimone a Chiellini.

Fronte comune: la decisione sul Napoli

Per citare l’ultimo caso, i due erano tra i più contrariati dalla possibile modifica delle Noif per sbloccare il mercato invernale del Napoli. Alla fine sono riusciti a evitarla, ciascuno a modo suo: Marotta non si è presentato in consiglio, Chiellini sì, entrambe le società hanno risposto picche alla richiesta di rinunciare a qualsiasi azione legale, condizione posta da Gravina per togliere le castagne dal fuoco ad Adl. Hanno vinto loro, come è accaduto in quasi tutte le altre situazioni in cui hanno fatto fronte comune. Si staranno pure antipatiche, come da oltre cent’anni a questa parte, ma quando Juventus e Inter mettono insieme le forze è difficile resistere.

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