"Spalletti senza scemenze, Juve senza tuffi. Così segna a priori... Vlahovic all'Empoli? Vi spiego"

L'intervista esclusiva ad Andreazzoli, che ha lavorato con Lucio a Udine: "Proposta di calcio coinvolgente, ero sicuro gli bastasse poco. Ci eravamo fatti una promessa"

Aurelio Andreazzoli ha iniziato ad allenare nel 1985, nei dilettanti. Ma solo certi incontri possono cambiare la direzione della carriera: in questo caso quello con Luciano Spalletti. Insieme, infatti, hanno condiviso il master a Coverciano e pure la stessa stanza. Lucio gli fece una promessa: "Appena avrò l’occasione ti porterò con me". Così Andreazzoli l’ha seguito: a Udine, poi alla Roma e nuovamente nella seconda parentesi di Spalletti nella Capitale. Sono amici da una vita. Una cosa più di tutte li unisce: l’amore per il calcio propositivo.

Spalletti, la promessa

Andreazzoli, dopodomani c’è Udinese-Juve. Ma per lei e Spalletti la città di Udine ha un sapore particolare. "Ci eravamo fatti la promessa di lavorare insieme. È stata una piacevole sorpresa: siamo stati benissimo a Udine. Abbiamo vissuto due anni molto prolifici a livello di risultati, ma non solo. Era un piacere vedere l’Udinese: giocava a memoria. Il 3-4-2-1 di allora funzionava come un orologio".

E quanti giocatori valorizzati a Udine. "Penso a Pizarro: era un trequartista, Spalletti ha avuto l’intuizione di farlo giocare da regista. E poi c’erano Muntari, Iaquinta, Jankulovski, Mauri, Handanovic che era il vice di De Sanctis, Kroldrup e Felipe. Ma soprattutto i calciatori d’attacco con Luciano hanno sempre avuto una spinta in più".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Andreazzoli sull'esperienza alla Juve

La Juve quest’anno ha il secondo miglior attacco del campionato (50 reti segnate), pur senza continuità in zona gol da parte delle punte. Come si spiega questi numeri? "Trasmettere la voglia di essere partecipativi e belli porta dei vantaggi: a me e a Luciano piace guardare di più le squadre col possesso di palla. Quell’idea poi fa da volano all’interno del gruppo. Ciò che piace all’allenatore, piace anche ai giocatori, perché si trova un modo per allenare la produzione offensiva. Si, poi qualche volta si rischia qualcosa in più dietro, ma per le squadre che hanno un livello tecnico più basso delle favorite se un allenatore incide sulla mentalità allora può davvero trarre dei benefici".

Qual è la caratteristica più importante di Spalletti nelle dinamiche di campo? "Far sentire tutti partecipi del suo progetto con gioia: quando hai la palla fra i piedi e quando le proposte di calcio sono positive chi deve esprimersi lo fa con più piacere. Divertirsi è necessario, si parla sempre di gioco, perché ce lo dimentichiamo? Il calcio non è solo sofferenza: sì, è una componente, ma se sei contento di ciò che fai soffri sicuramente meno. In Italia in questo momento abbiamo un problema in questo senso".

Cioè? "Il calcio che giochiamo è orrendo. Non si riesce a vedere una partita intera: finché una squadra non perde 2-0 è tutta tattica. Solo passaggi in orizzontale, non ti annoi quando vedi il Bayern Monaco con l’Atalanta: se pensi di seguire a uomo ogni avversario, gli altri non ti perdonano. È già tanto che non sia finita 10-0. Chi fa il nostro mestiere deve darsi una svegliata: troppa attesa, troppi passaggi in orizzontale, troppa costruzione dal basso".

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"Con Vlahovic si divertirà"

Come si riesce ad incidere sul gioco nel poco tempo che ha impiegato Spalletti alla Juve? "Ero sicuro che gli bastasse poco: la Juve gioca, è piacevole a vedersi, è una squadra seria, che non si butta a terra o fa scena. La squadra è seria perché il manico è serio: il mister non vuole scemenze, ma fatti. A Luciano, in questi giorni, ho detto solo una cosa".

Che cosa? "Che se ritrova Vlahovic si divertirà: uno forte come lui ce l’hanno in pochi".

Lei lo avrebbe voluto ad Empoli, quando Dusan era ancora nella Primavera della Fiorentina. "Sì, ce lo avevano proposto. Ma alla fine l’hanno tenuto: mica scemi. È una punta che ha tutto".

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"Juve, Spalletti carico come una mina"

Vede Spalletti coinvolto nel mondo Juve? "A voi non sembra coinvolto? Basta vederlo: è carico come una mina, quando ha in pugno la squadra è sempre stato così".

Lo Spalletti di Udine era tanto diverso da quello di oggi? "Era ancora in fase di consolidamento, ma aveva già idee illuminate. È uno dei top. Nel tempo è solo invecchiato, come me (ride, ndr)".

Ma Andreazzoli ha ancora voglia di allenare? "Certo, se c’è una situazione che mi piace volentieri, ma devo essere me stesso. Ma comunque ho tanti impegni: tra ciclismo, padel e le gite con mio nipote il tempo lo trascorro bene".

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Aurelio Andreazzoli ha iniziato ad allenare nel 1985, nei dilettanti. Ma solo certi incontri possono cambiare la direzione della carriera: in questo caso quello con Luciano Spalletti. Insieme, infatti, hanno condiviso il master a Coverciano e pure la stessa stanza. Lucio gli fece una promessa: "Appena avrò l’occasione ti porterò con me". Così Andreazzoli l’ha seguito: a Udine, poi alla Roma e nuovamente nella seconda parentesi di Spalletti nella Capitale. Sono amici da una vita. Una cosa più di tutte li unisce: l’amore per il calcio propositivo.

Spalletti, la promessa

Andreazzoli, dopodomani c’è Udinese-Juve. Ma per lei e Spalletti la città di Udine ha un sapore particolare. "Ci eravamo fatti la promessa di lavorare insieme. È stata una piacevole sorpresa: siamo stati benissimo a Udine. Abbiamo vissuto due anni molto prolifici a livello di risultati, ma non solo. Era un piacere vedere l’Udinese: giocava a memoria. Il 3-4-2-1 di allora funzionava come un orologio".

E quanti giocatori valorizzati a Udine. "Penso a Pizarro: era un trequartista, Spalletti ha avuto l’intuizione di farlo giocare da regista. E poi c’erano Muntari, Iaquinta, Jankulovski, Mauri, Handanovic che era il vice di De Sanctis, Kroldrup e Felipe. Ma soprattutto i calciatori d’attacco con Luciano hanno sempre avuto una spinta in più".

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